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A proposito delle intenzioni... lodevoli per il Piano Casa 2026

di Pasquale Fedele


Il fabbisogno abitativo pubblico in Italia è elevato con circa 650.000 famiglie in lista d'attesa per alloggi popolari, nonostante il patrimonio esistente sia sottostimato rispetto ad altri Paesi europei (circa il 3,8% dello stock totale, molto meno di Olanda(37%) o Austria(28%)).

Federcasa stima la necessità di almeno 300mila nuovi alloggi, mentre il "Piano Casa 2026" punta a crearne solo 100.000 in 10 anni tramite partenariato pubblico-privato, inclusi canoni calmierati e formule come rent-to-buy.(con il piano INA-casa 1949/1963 Legge 28 Febbraio 1949 numero 43 si sarebbe detto alloggi a riscatto).

L'Edilizia Residenziale Pubblica ha spesso scontato una certa marginalità, aggravata tra il 1993 e il 2013, dalla politica di alienazione degli alloggi, che ha portato alla perdita di oltre il 22% del patrimonio pubblico.

Il nuovo piano casa 2026 ha come obbiettivo: realizzare solo 100.000 nuovi alloggi a prezzi accessibili entro 10 anni. Con quali strumenti? In primo luogo partendo dal coinvolgimento di soggetti pubblici e privati per costruire e riqualificare, offrendo canoni sostenibili, rent-to-buy e cohousing. Il focus è quello di rispondere al disagio abitativo e rafforzare il social-housing.

Ma qual è la disponibilità attuale? Esiste un deficit significativo, aggravato da manutenzioni bloccate per mancanza di fondi. Tra l'altro, i requisiti ERP riguardano gli alloggi che sono destinati a reddito molto basso (ISEE e patrimonio molto basso).

Pertanto il Piano Casa 2026 necessità urgentemente di ampliare il patrimonio esistente di Edilizia Residenziale Pubblica. Per rispondere alle crescenti domande, superando l'attuale carenza che la pone indietro rispetto ad altri Paesi europei, con nuove strategie che combino interventi pubblici e privati per offrire soluzioni abitative a prezzi calmierati.

Conclusione: nel testo del "Piano Casa 2026", però, è assente, un riferimento previsto nelle prime versioni, ai Fondi di investimenti alternativi (FIA). Si tratta di fondi immobiliari le cui quote, in parte, avrebbero dovuto essere sottoscritte attraverso le risorse pubbliche stanziate per il Piano Casa 2026, favorendo la raccolta di capitali sul mercato, da investitori istituzionali come: banche, assicurazioni, Fondi Pensione, Casse Previdenziali.

In questo meccanismo, era previsto il coinvolgimento di soggetti a controllo pubblico, già attivi in questo settore. L'obbiettivo era finanziare con effetto leva operazioni di Edilizia Residenziale Pubblica.

Che fine hanno fatto queste intenzioni lodevoli?

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