DETTO IN POCHISSIME PAROLE... Decreto sicurezza e le parole del Colle nel giorno del 25 Aprile
- Indiscreto controcorrente
- 25 apr
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Aggiornamento: 25 apr
di Indiscreto controcorrente

Il presidente della Repubblica ha firmato alla vigilia del 25 aprile il Disegno di legge Atto Camera 2886 di conversione del Decreto legge n. 23 del 2026, cosiddetto "decreto sicurezza", recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell'autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle forze di polizia e del Ministero dell'Interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale.
Decreto sicurezza voluto con determinazione dal Governo Meloni e dalla maggioranza di destra-centro e contestato con pari decisione dalle opposizioni. Uno scontro al calor bianco (per numero di interventi) che al risultato del voto è proseguito in aula con una sorta di gara canora: i parlamentari dell'opposizione hanno intonato Bella Ciao, canzone della Resistenza, gli altri si sono contrapposti dando voce alle strofe del Canto degli Italiani, inno scritto da Goffredo Mameli, eroe della Repubblica romana del 1849, figlio illustre dell'ammiraglio Giorgio Mameli e dell'aristocratica genovese Adelaide Zoagli (1805-1884), intestandosi con l'abituale sicumera quel senso di patria che la radice storica di una parte politica ha mortificato con la negazione della libertà - per la quale è morto Mameli - negli anni della dittatura fascista.
Puntualizzazioni a parte, ma necessarie, anche il presidente Sergio Mattarella - nella foto davanti al Monumento del Milite Ignoto all'Altare della Patria per l'81° anniversario della Liberazione - si ritrova a puntualizzare nei momenti celebrativo che la Liberazione rimane il fondamento della nostra convivenza civile e della Costituzione. Oggi, però, nel Capo dello Stato le parole "convivenza civile" e "Costituzione" potrebbero (il condizionale è d'obbligo) suscitare nuovo imbarazzo, se non altro riprendendo e ripassando i 38 articoli per complessivi 115 commi vissuti come una grande vittoria del governo, ma che proprio sulla convivenza civile provocano più di una perplessità, per usare un eufemismo.
L'articolo 7, per esempio, con cui si estende "l'ambito di applicazione dei poteri di perquisizione della polizia in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e, dall'altro, ad introdurre, nelle medesime situazioni, una forma di accompagnamento coattivo presso gli uffici della polizia, della durata massima di 12 ore, qualora vi sia fondato motivo di ritenere che, sulla base di specifici elementi fattuali, i soggetti accompagnati possano costituire un concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione".
O l'articolo 9 che "modifica il regime sanzionatorio per le violazioni in materia di pubbliche manifestazioni" per arrivare all'articolo 29, comma 1, che in materia di migrazione prevede che "si proced[a] direttamente al trattenimento presso un CPR ovvero, quando possibile, all'espulsione amministrativa" e al contestatissimo articolo 30-bis, che interviene "in materia di rimpatrio volontario assistito, inserendo il Consiglio nazionale forense tra i soggetti che collaborano con il Ministero dell'interno nell'attuazione dei programmi di rimpatrio assistito e riconoscendo, altresì, un compenso in favore del rappresentante legale che abbia fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di adesione ai predetti programmi, ad esito della partenza dello straniero".
Nonostante tutto, il Decreto sicurezza non interviene ancora sulle modalità di celebrare il 25 Aprile. Né prevede Daspo per chi intona senza autorizzazione Bella ciao in luogo pubblico. Paradossalmente, i dubbi del Colle, che abbiamo interpretato con estrema liberalità come imbarazzo, sono un freno a ulteriori strette in nome di articoli e commi che gli italiani, sostiene il governo, non vedono l'ora che entrino nelle case e nelle strade.
Speriamo che non lo facciano come prima del 25 Aprile 1945, quando a entrare nelle case e a percorrere le strade erano le lugubri divise dei nazifascisti.












































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