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Il nostro 25 Aprile e la libertà in Europa

di Stefano Rossi


La festa della Liberazione, liberazione dal nazifascismo conquistata dalla meglio gioventù, e non solo, del nostro Paese, corre come una linea profonda e coerente verso la storia europea. La Resistenza italiana, infatti, cioè la lotta senza quartiere al totalitarismo nelle città, in pianura o in montagna, non ha rappresentato soltanto la fine di un regime di oppressione e di una guerra di annientamento, ma l’apertura di una nuova stagione politica e morale per l’Europa che spegne la violenza hitleriana l'8 maggio 1945, il 9 maggio per il diverso fuso orario all'est, a Mosca. Una stagione segnata dalla consapevolezza che il sistema degli Stati nazionali sovrani aveva prodotto due guerre mondiali, genocidi e distruzione senza precedenti.

L’idea di un’Europa libera e unita nasce dentro la Resistenza. Nasce dall’esperienza concreta di chi, combattendo contro il nazifascismo, comprese che la libertà non poteva più essere garantita entro confini chiusi e sovranità armate. Non è un caso che molti protagonisti della lotta di Liberazione – dai confinati di Ventotene a gruppi di resistenza in tutta Europa – immaginarono un futuro fondato sul superamento dello Stato nazionale e sulla costruzione di una federazione europea, capace di rendere “materialmente impossibile” il ritorno della guerra tra i suoi membri.

Il 25 aprile segna quindi non solo una vittoria militare e politica, ma l’inizio di una riflessione radicale sull’ordine europeo. Da quella riflessione prende forma, pochi anni più tardi, il processo di unificazione europea, che ha una data simbolica e fondativa: il 9 maggio 1950. Con la Dichiarazione Schuman, l’Europa sceglie consapevolmente la strada dell’integrazione sovranazionale, mettendo in comune le risorse strategiche del carbone e dell’acciaio. Non si tratta di una semplice cooperazione tra Stati, ma del primo passo concreto verso una costruzione di tipo federale, basata su istituzioni comuni e su un interesse generale europeo.

Il 9 maggio, Festa dell’Europa, è dunque una giornata di gioia e di pace, ma anche di memoria e di impegno. Gioia per un progetto che ha garantito al nostro continente il più lungo periodo di pace della sua storia; impegno perché quel progetto nasce incompleto e resta tuttora incompiuto. Il legame tra il 25 aprile e il 9 maggio è stretto e inscindibile: senza la Liberazione non sarebbe stato possibile l’avvio del processo di integrazione europea; senza il rafforzamento dell’Unione europea, oggi, gli ideali della Resistenza rischiano di essere svuotati.

Come la Resistenza, anche la lotta per un’Europa libera e unita non è stata vinta una volta per tutte. Oggi l’Europa è di nuovo esposta alle pressioni delle grandi potenze, alle minacce di nuovi imperialismi, ai conflitti armati e al ritorno di nazionalismi che mettono in discussione diritti, pace e solidarietà. In questo contesto, rilanciare il progetto europeo significa scegliere un’Europa indipendente, che possa fare di più per i suoi cittadini e capace di agire nel mondo per promuovere i valori fondamentali che sono alla base delle Costituzioni europee nate nel dopoguerra. Un’Europa che non sia asservita alle nuove potenze globali, ma che mantenga la propria libertà e autonomia politica, presupposto per contribuire alla costruzione di un nuovo ordine globale fondato sul diritto e sulla pace tra i popoli.

Per questo il 9 maggio i federalisti saranno in piazza a Torino. La manifestazione partirà alle 14.30 dal Ponte Unione Europea e arriverà in Piazza Castello, dove si terranno interventi dal palco di associazioni e forze politiche. Festeggiamo la Resistenza, festeggiamo l’Europa, e continuiamo la lotta — oggi come allora — per la libertà, la pace e i diritti, nella prospettiva di un’Europa finalmente federale e indipendente.

 

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