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Il ginocchio sul collo: la violenza di Netanyahu su Gaza e Cisgiordania

Aggiornamento: 9 minuti fa

Riceviamo, e pubblichiamo, dai pastori battisti Anna Maffei e Massimo Aprile


Crediamo che Israele tenga il ginocchio sul collo del popolo palestinese. Gli impedisce di nutrirsi, gli impedisce di avere cure mediche, gli impedisce di respirare. Le immagini di bambini che a Gaza vengono morsi dai topi in mezzo a cumuli di rifiuti sono atroci, inaccettabili. Questa, fermamente crediamo, sia la situazione nel momento in cui scriviamo e inviamo alla Porta di Vetro questo commento.

La prima cosa da fare è costringere Israele con i mezzi della legalità internazionale e con metodologia nonviolenta, a togliere il ginocchio dal collo dei palestinesi. A nostro avviso questa priorità è etica, ma anche e soprattutto politica. Quindi crediamo che sia doveroso chiedere e lottare per mettere in atto sanzioni contro lo Stato di Israele, come pure la interruzione di qualsiasi accordo che consenta vendita di armi. È necessario esercitare una pressione costante contro qualsiasi forma di collaborazione con Israele che nasconda o attenui questo scandalo politico e umanitario e farlo a livello locale, nazionale globale.

Esprimiamo il nostro apprezzamento per quanti e quante, con questo spirito si prodigano già da molto tempo, a qualsiasi livello, che si tratti della Flotilla, o delle manifestazioni in solidarietà della Palestina o anche, se pastori come noi, con la propria predicazione e con documenti teologici ed ecumenici come Kairos Palestina: Un momento di verità. La fede al tempo del genocidio. Segnaliamo, tra gli altri, l’importante lavoro di informazione e impegno del gruppo “Dalla parte di Abele” e degli “Ambasciatori e Ambasciatrici di pace dell’UCEBI”, in ambito protestante, impegnati a dare anche un tono spirituale e di preghiera a questa priorità.

Togliere "il ginocchio dal collo" della popolazione palestinese affinché non soffochi nei rifiuti, nelle malattie, nell’abbandono di ogni compassione riteniamo debba essere un’assoluta priorità. È comunque la nostra priorità. Questo nulla ha a che vedere con posizioni o tentazioni antisemite che abborriamo e contrastiamo oggi come abbiamo fatto sempre. Il timore di un tragico ritorno dell’antisemitismo non sia un alibi per impedire una laica, documentata, severa critica a Israele.

Con questo post dichiariamo la nostra indisponibilità a partecipare adesso, sui social, a discussioni su altri dettagli, storici, teologici e spirituali, che non riconoscano questa priorità.

Auspichiamo, per quanti volessero partecipare a questa discussione, avendo legittimamente un'opinione diversa dalla nostra, che questo avvenga nella lealtà e nel rispetto, senza parole offensive o insinuanti. Naturalmente ci impegniamo a fare altrettanto. Vostri in Cristo


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