La base e il vertice: geometrie (singolari) della sinistra italiana
- Dunia Astrologo
- 12 ore fa
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di Dunia Astrologo

Le domande che si pone Indiscreto controcorrente, anche sulla base delle sollecitazioni che arrivano dal pubblico particolarmente attento di Prima Pagina su RaiRadio3, riguardano la natura e le cause… non della ricchezza delle nazioni ma della povertà dall’offerta politica della Sinistra.[1] Ma di quale Sinistra si parla in verità, non l’ho capito chiaramente. Sappiamo tutti che mantenendo inalterata la testarda (anche questa, sì) abitudine di tale area politica, a partire dalla fine del XIX secolo in avanti, la Sinistra come corpo omogeneo non esiste. Esistono formazioni politiche della stessa matrice progressista, affette dalla malattia cronica di non voler governare se non costrette da ondate di fenomeni sociali così potenti da sospingerle sugli scranni più alti dei Paesi in cui operano. Alle volte con le buone (elezioni democratiche)[2], alle volte con le cattive (rivoluzioni o controrivoluzioni).
È una malattia cronica che nel nostro paese forse più che in altri (più o meno) mostra i sintomi patologici. Ma intuisco che la critica più pesante di Indiscreto controcorrente viene sotto sotto rivolta al PD, il partito che in qualche modo è considerato l’erede del “grande e glorioso Partito Comunista”. Dimenticandosi che tale eredità è stata dispersa e annacquata da fusioni e scissioni di varia natura.
Ma fermiamoci a ragionare sul PD come è, hic et nunc. Io credo che il problema dell’odierno partito sia che non esistendo più una forma né una forza organizzativa come nella tradizione del passato (non solo quella del PCI, ma anche quella degli altri partiti della I e II Repubblica), la possibilità concreta che ciò che si discute e si propone in segreteria discenda verso la “base” sia piuttosto debole, e altrettanto difficoltoso sia il cammino inverso. Come ormai è consuetudine dei leader politici, volenti o nolenti, moltissimo della loro comunicazione passa attraverso i social media e salta a piè pari quel rapporto organico e dialettico che fu la caratteristica “ontologica” della militanza politica novecentesca.
Così accade che i vari organi territoriali e nazionali del partito vadano un po’ per conto loro, attivandosi in iniziative autonome che fanno comunque riferimento a ciò che è la linea politica centrale quando sia nota, o che si ispirano a quello che è il dibattito interno, locale, che si svolge nei circoli o nei forum tematici o nelle belle iniziative dei Giovani Democratici. Sono questi la “base” del PD? O sono solo il nucleo militante del partito, mentre la cosiddetta base è più ampia, raccoglie simpatizzanti espliciti o culturalmente e politicamente affini? Ma il lavoro politico di questa base militante non è una minuzia e non cade nel vuoto. Si pensi alle iniziative prese sul sistema delle case popolari, sulla sanità, con gli sportelli di sostegno per le liste di attesa, si pensi agli incontri, ai gruppi di lavoro su tutte le tematiche più calde del momento, si pensi al lavoro costante dei rappresentanti del PD nelle Circoscrizioni. Eccetera.
Certo, non in tutto il territorio questo lavoro minuto e volenteroso ha la stessa risonanza e gli stessi effetti, né sempre si è in grado di dare risposte concrete, soprattutto quando non si possiedono leve operative, ma a quel che mi sembra di constatare non è comunque un lavoro senza traccia. E ciononostante, la distanza dalla “gente comune” sembra però restare sempre grandissima, almeno a quello che si dice qua e là, e spesso questo “flatus vocis” ingrandito, ribadito, riecheggiato, con preoccupazione o con segreta soddisfazione fa sì che la presunta lontananza di questo partito o della famosa Sinistra in generale diventi una realtà. La diffidenza, l’incredulità, la sottovalutazione sono almeno in parte frutto di una narrazione, non lo specchio della realtà.
Pure, la realtà è anche quella di una lunga, troppo lunga stagione nella quale la politica, intesa come l’agire delle classi dirigenti di questo paese, Sinistra-in-generale[3] e PD compresi, hanno fatto di tutto per creare lo iato profondo tra quella - la politica lato sensu - e il Paese. E così il maggiore partito della Sinistra-in-generale fatica più che mai a riagganciare la sua base, mentre gli altri componenti di questa area non fanno che sferrare calci negli stinchi gli uni agli altri per dimostrare quanto autenticamente di sinistra siano loro più degli altri. E mentre a Roma si litiga Sagunto viene espugnata [4], ovvero mentre nella Sinistra-in-generale si discute di primarie che alla base fanno un baffo, la Destra sogna un Presidente della Repubblica di tradizione e credo fascista (post o ex o neo che dir si voglia). Confidiamo nella resistenza della base saguntina!
Note
[2] È ovvio che questa è un’estremizzazione. Berlinguer e il suo PCI avevano certamente voglia di governare, avevano i voti e un ampio consenso popolare. Ma sappiamo come andò...
[3] Non amo il concetto di Campo Largo, troppo astratto e troppo mediatico per i miei gusti
[4] Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur. La frase di Tito Livio ebbe risonanza nazionale il 4 settembre, giorno con l'omelia-denuncia del cardinale Salvatore Pappalardo, arcivescovo di Palermo dinanzi alle salme del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della moglie Emanuela Setti Carraro, uccisi dalla mafia la sera precedente.













































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