Mondiali calcio, Repubblica democratica del Congo all'esame dei maestri inglesi
- Alberto Scafella
- 15 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
Novanta minuti che valgono molto più di una partita
di Alberto Scafella

Oggi alle 18 (ora italiana) la Repubblica Democratica del Congo affronta l’Inghilterra ai Mondiali di calcio, all'Atlanta Stadium. Sulla carta è una sfida tra gli inventori del calcio moderno e una nazionale che, per decenni, ha dovuto lottare prima ancora che per un pallone, per la propria sopravvivenza. Ma il bello dello sport è proprio questo: per novanta minuti il campo azzera il peso della storia e se lo riporta a galla, lo fa con il dovuto pathos sportivo. Certo, non cancella le sofferenze, ma concede una tregua. Una possibilità.
Dietro la maglia dei Leopardi c’è un Paese che continua a convivere con una guerra dimenticata nell’est del territorio, dove i gruppi armati alimentano una delle più gravi crisi umanitarie del pianeta. Milioni di persone sono costrette a lasciare le proprie case, mentre la violenza continua a colpire civili innocenti. A questa tragedia si è aggiunta la nuova emergenza sanitaria legata all’Ebola, che ha messo sotto pressione il sistema sanitario e ha persino condizionato la preparazione della nazionale ai Mondiali. Eppure il calcio riesce ancora a costruire ponti dove la politica e le armi hanno innalzato muri.

La qualificazione della Repubblica Democratica del Congo e il suo storico cammino fino alla fase a eliminazione diretta rappresentano molto più di un risultato sportivo. Sono il simbolo di una nazione che rifiuta di essere ricordata soltanto per i conflitti, le epidemie o le immense ricchezze minerarie che troppo spesso hanno attirato interessi esterni, anziché promuovere lo sviluppo economico e sociale. Per la prima volta dopo oltre mezzo secolo, il mondo osserva il Congo anche per ciò che sa costruire, non solo per ciò che subisce.
L’Inghilterra parte favorita. Possiede una tradizione calcistica immensa, campioni affermati e un movimento tra i più forti del mondo. Ma oggi, comunque vada il risultato, la Repubblica Democratica del Congo ha già ottenuto una vittoria: aver restituito speranza a milioni di congolesi, dentro il Paese e nella diaspora. Chi ha conosciuto il Congo sa che dietro le immagini della guerra esiste un popolo straordinario, orgoglioso, resiliente, capace di sorridere anche nelle difficoltà più dure. Oggi quei sorrisi saranno rivolti a uno schermo, a una bandiera, a undici ragazzi che correranno anche per chi non può farlo.
Il calcio non fermerà l’Ebola. Non metterà fine ai conflitti. Non ricostruirà ospedali e villaggi distrutti. Ma può fare qualcosa di altrettanto prezioso: ricordare al mondo che dietro ogni notizia di guerra esiste un popolo che continua a vivere, a sperare e a sognare. E forse, oggi, il vero risultato da celebrare è proprio questo.













































Commenti