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Detto in pochissime parole. L'ascolto della sua base è la vera sfida della sinistra

di Indiscreto controcorrente


Ieri mattina, nella rubrica Filo Diretto del programma storico e prezioso Prima Pagina su RAI Radio 3, è tornato ancora una volta ad affiorare un vecchio e mai inutile consiglio: per dare risposte e proposte al Paese la sinistra ascolti la sua base. E oggi, ultimo giorno di giugno, quasi un passaggio di genuino testimone, è toccato alla generazione Z, appalesare il proprio scetticismo per il mancato ascolto, in questo caso, ovviamente, dei giovani. Ora, quando le elezioni si avvicinano, e la sinistra ancora una volta fa i conti con la sua indeterminatezza, l'argomento dell'ascolto ritorna. Forte e prepotente. Ma se il tempo passa, l’indeterminatezza rimane, insieme con i timori decisamente in crescita per il futuro della democrazia che vede all'orizzonte la nuova legge elettorale proposta dalla maggioranza al potere. E crescono anche le domande. Lasciamo stare quella più radicale, ovvero quale sia oggi la “base” autentica della sinistra, sempre che, in una spinta verso l'iperbole, l'altro, provocatoria, se ancora esiste.

Gli anni trascorsi, e le grandi trasformazioni della società, del suo modo di organizzarsi e di comunicare ci hanno già da tempo fatto metabolizzare la sempre minore importanza dei grandi aggregati sociali tradizionali, a cominciare dalla “classe operaia”, e la complessità sempre maggiore che rende difficile una definizione lineare della “condizione giovanile” oggi, o della “condizione femminile” in una società certo più aperta ma sempre troppo patriarcale.

Questo, solo per provare a citare tre ambiti e tre grandi problematiche della società italiana che in passato hanno costituito la base sociale e quella programmatica della sinistra a trazione Pci con la guida di Enrico Berlinguer, ma non soltanto, rendendo oltretutto possibile una sintesi feconda tra i diritti sociali e quelli civili per la cui conquista quella comune visione di società ha costruito gran parte della propria storia e della propria identità. Già, la sintesi: l’altra chimera che torna in vista delle elezioni.

Dunque il mondo è cambiato, la società pure. Ma, pur ridimensionati e più complessi, anche quei tre ambiti e quelle tre problematiche esistono ancora oggi, ed occuparsene con la stessa convinzione del passato, pur con strumenti e letture nuove, potrebbe essere già un pezzo (fondamentale) del lavoro per costruire un programma che provi davvero a parlare al Paese. In maniera indistinta.

Nel dubbio su quale sia oggi la base, e su come confrontarsi con essa, capita comunque di sentirne la voce, ovunque sia collocata, qualunque sia la sua età, il suo genere o la categoria sociale.

Il referendum sulla giustizia è stato il caso più recente, non a caso citato in entrambe le telefonate a Filo diretto. Un pezzo assai vasto della società italiana, in particolare la sua parte più giovane, ha preso in mano quella importante battaglia democratica, vincendola. Oltre l’ampiezza apparente della sinistra, ma sostenendone i sentimenti e gli argomenti. Ma chiedendole, implicitamente, concretezza e dialogo. Senza bisogno di ricerche o di analisi per definirne i contorni,  a prendere la parola è stata proprio quella base dalla miscela oscura, come era già accaduto nei mesi precedenti contro il genocidio del popolo palestinese e le guerre che sconvolgono una bella fetta di mondo.

In molti, a sinistra, hanno parlato di un segnale che la sinistra stessa doveva dimostrarsi capace di raccogliere. Cosa è rimasto dopo, e cosa è cambiato?

Poco, almeno a giudicare la stanca ritualità dei mesi successivi che lasciano sistematicamente fuori dalla porta il Paese reale: prima o dopo il o la leader, le primarie sì o no, subito o successivamente il programma?, i dilemmi più ricorrenti. Ultima, ma non meno importante, quale la forma dare alla coalizione, campo largo o ristretto come il caffè? Intanto, la destra, metabolizzata la sconfitta, prova a sfondare con la nuova legge elettorale e coltiva - ne fa fede l'intervista alla presidente del consiglio Giorgia Meloni di Nicola Porro - l'assalto al Quirinale con la solita propaganda semantica che sgrammatica la storia. Non è l'unica a destra. Tra nostalgie della X Mas e retorica dell'Italia tutta di un pezzo (quella che avrebbe dovuto spezzare le reni alla Grecia...) si è formato un nuovo "bacino di riserva" destrorso, cioè Futuro Nazionale del parà Vannacci, che ricorda da vicino - una sensazione a pelle, sia chiaro, la nostra - il generale Jacques Massu, parà e comandante dell'esercito francese in Algeria durante la rivolta per l'indipendenza di quel Paese, che fu tra i sostenitori del golpe nel 1958 che portò il generale Charles De Gaulle a istituire la V Repubblica.

Rimandi alla grandeur francese a parte, l’Italia politica è quella sopra descritta. Ragione in più per provare a comprendere con la pazienza di un Diogene moderno, chi sia oggi la base della sinistra e di ascoltarla quando parla con segnali concreti. Non è affatto detto che abbia torto.

 

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