E adesso arriva il Melonellum... non si estingue la saga del Porcellum
- Rocco Artifoni
- 11 ore fa
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La legge elettorale non è merce per essere modificata a proprio interesse da chi governa
di Rocco Artifoni

Dopo il Mattarellum, il Porcellum, l’Italicum, il Rosatellum ci mancava il Melonellum. Stiamo parlando della nuova legge elettorale sostenuta a viso aperto dall’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni. Ci sono molti aspetti di merito contraddittori e/o negativi nel disegno di legge elettorale in discussione in Parlamento, ma qui ci limitiamo a sottolineare alcune questioni di principio.
1) Il Codice di buona condotta in materia elettorale (noto anche come Code of Good Practice in Electoral Matters) è un documento chiave adottato nel 2002 dalla Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa. Il codice stabilisce il rispetto di condizioni precise prima, durante e dopo la votazione. Infatti, la Commissione di Venezia ritiene, innanzitutto, che il diritto elettorale debba «beneficiare di una certa stabilità al fine di non apparire come oggetto di manipolazioni partitiche». Di conseguenza, «gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione».
2) Le condizioni poste dalla Commissione di Venezia sono logiche. Il filosofo e giurista americano John Rawls sostiene che ogni decisore dovrebbe scegliere sotto un velo di ignoranza. Ad esempio, per evitare di prevedere con certezza la propria posizione nel nuovo gioco elettorale. Ed è evidente che l'opacità del velo di ignoranza diminuisce man mano che ci si avvicina al momento del voto. Le proiezioni e i sondaggi si fanno sempre più affidabili, e i dati a disposizione del soggetto decidente (la coalizione politica di maggioranza) per prevedere la sua posizione nel futuro “gioco” parlamentare rendono il velo di ignoranza sempre meno coprente ed efficace.
3) Le forze politiche che sostengono l’attuale Governo, per giustificare la nuova legge elettorale, ripetono spesso e volentieri una frase retorica: “la sera dopo il voto dobbiamo sapere chi ha vinto le elezioni e chi deve governare!”. Fanno finta di non sapere che con il voto si eleggono i parlamentari in rappresentanza del popolo sovrano e non i governanti. In questa prospettiva è persino fuorviante ritenere che ci sia qualcuno che vinca o che perda le elezioni, poiché «ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato» (art. 67 Costituzione). La vera questione è che questi rappresentanti – a causa delle riforme elettorali dal 1993 ad oggi – di fatto sono stati nominati dai partiti e non scelti dagli elettori.
4) Giorgia Meloni sostiene che una nuova legge elettorale sia necessaria per garantire la stabilità del Governo. Ipotesi evidentemente paradossale, visto che l’attuale Governo è stabilmente in carica dall’inizio della legislatura (quasi 4 anni). Inoltre, per quale ragione il Governo si preoccupa della legge elettorale? Si tratta di una competenza del Parlamento, rispetto alla quale il Governo dovrebbe dimostrarsi neutrale.
5) La Commissione di Venezia per evitare le forzature in vista delle scadenze elettorali raccomanda che «gli elementi fondamentali del diritto elettorale... dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria». In sostanza, la legge elettorale non è una norma qualsiasi, ma è così rilevante che non dovrebbe essere a disposizione della maggioranza del momento, con la possibilità di modificarla a piacimento.
Nonostante queste e altre storture il cammino della nuova legge elettorale sembra inarrestabile. Forse il commento più adeguato è quello del comico Corrado Guzzanti: “Se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori.” La nuova legge elettorale serve anche a questo...













































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