Addio a Rosalba Molineri, pioniera dell'Affidamento familiare a Torino
- Pierino Crema
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Aggiornamento: 3 ore fa
di Pierino Crema

Non nego di avere scritto con sincero orgoglio la mozione dello scorso 30 giugno con cui ricordavo i cinquant'anni dalla delibera con cui il Comune di Torino, prima amministrazione in Italia, istituiva quello che oggi è conosciuto come Affidamento Familiare. Obiettivo di tale deliberazione era quello di evitare il ricovero in istituto e favorire la deistituzionalizzazione dei minori ricoverati. Ora, quell'orgoglio è diventata commozione, perché quella delibera, che anticipava di ben sette anni la legge nazionale 184 del 1983 con cui si norma l'affidamento e l'adozione a livello nazionale, aveva un nome e un cognome precisi: quello di Rosalba Molineri, assessore nella prima giunta Novelli. Rosalba si è spenta ieri, lasciando la sua amata casa di Pradleves.
Grazie alle sue intuizioni e alla sua sensibilità, elementi non scindibili nell'assistenza sociale, sono nati i servizi sociali torinesi che fino al 1975 erano "confinati" in via Giolitti e in due sedi decentrate, quelle di via Avigliana 13 e di corso Belgio. E con lei i servizi sociali andarono nei 23 quartieri della città, e furono organizzati con la presenza di Assistenti sociali, servizi di assistenza domiciliare, e i primi educatori per i servizi ai minori. Inoltre, nacquero le prime comunità alloggio per minori e disabili, comunità a gestione pubblica in cui comparve anche quello che oggi è chiamato privato sociale o terzo settore. Di conseguenza, l'organizzazione dei servizi sociali divenne un modello da imitare e la delibera, che definiva il modello organizzativo per i principi che aveva, conserva ancora una sua stretta attualità. Tra l'altro, veniva detto in chiaro che senza la messa a disposizione dei servizi primari (casa, scuola, lavoro) l'intervento del sociale aveva poca efficacia. Si riaffermava la priorità della erogazione di servizi che doveva prevalere sulle erogazioni di tipo economico.
Non a caso, era stata assistente sociale nella prima e grande impresa di Torino e d'Italia, all'epoca, e aveva toccato con mano i problemi che in quegli anni di boom demografico, l'assenza di scuole e di abitazioni dignitose rendevano precarie le condizioni anche di chi aveva un lavoro. Indicativo in proposito, la seconda parte di quella delibera di mezzo secolo fa che definiva caratteristiche e modalità di intervento dei servizi, un passaggio che merita di essere riproposto per la sua forza contemporanea:
Si ritiene che gli interventi in favore dei minori ed anziani assistiti debbano avere le seguenti priorità: a) messa a disposizione dei servizi primari (asilo nido, scuola materna e dell'obbligo, casa, trasporti) in modo da eliminare o ridurre le cause che provocano le richieste di assistenza. Questa linea di intervento non riguarda ovviamente solo il Comune di Torino, ma anche la Regione e soprattutto una diversa politica nazionale. Con questo tipo di intervento, fra l'altro, sarà possibile, nel breve periodo, ridurre al massimo i ricoveri di minori, in età prescolare e della scuola dell'obbligo, in semiconvitti; b) assistenza domiciliare, non solo di aiuto domestico infermieristica e riabilitativa, ma anche educativa per i minori, specialmente per quelli handicappati; c) assistenza economica da erogare in base a parametri prefissati (minimo vitale); d) segnalazione ai sensi dell'art. 314/4 della Legge 5 giugno 1967 numero 431 e adempimenti di servizio sociale per l'adozione speciale e ordinaria dei minori che si trovino in situazioni di abbandono, assicurando i necessari collegamenti con il Tribunale per i minorenni e il Giudice tutelare; e) affidamenti educativi di minori, affidamenti assistenziali di interdetti, inserimenti di handicappati adulti e di anziani presso volontari (famiglie, persone singole, nuclei parafamiliari composti da due o più volontari); f) istituzione di comunità alloggio per minori, handicappati adulti, anziani, gestite direttamente dal Comune di Torino. Con l'attuazione graduale di tutti gli interventi di cui sopra, il ricovero in istituti a carattere di intervento verrà progressivamente ridotto e, nei limiti del possibile, eliminato.
Come si vede il principio ispiratore era l’eliminazione del ricovero in istituto dei minori e per lo meno un solido tentativo di riuscire a ridurlo con l’attivazione di una pluralità di interventi pubblici.
Non occorre altro per ricordare lo spessore politico di Rosalba Molineri, che dal 1979 al 1983 fu parlamentare per ritornare nel 1985 sui banchi comunali in Sala Rossa.











































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