PIANETA SICUREZZA. Guardia Nazionale: i numeri non tornano
- Nicola Rossiello
- 23 ore fa
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di Nicola Rossiello

Chi rappresenta i lavoratori ha un solo compito da rispettare fino in fondo, dire la verità, anche quando costa consenso, anche quando non produce applausi. E ciò permette di guardare la proposta di una Guardia Nazionale senza calcolare quanto renda in termini di immagine, ma solo quanto renda in termini di sicurezza reale per chi lavora in strada. Il compito di chi rappresenta sindacalmente la categoria dei poliziotti è la tutela di chi indossa una divisa, non la tutela di un progetto politico, e questa distinzione, che a qualcuno può sembrare scontata, è invece il punto da cui bisogna ripartire ogni volta che si parla di ordine pubblico.
Nel dibattito di questi giorni è circolata un'immagine efficace, quella della riserva come cintura di sicurezza. È un'immagine che convince finché non si chiede a chi appartiene la cintura e chi ne regola l'allacciatura. Se davvero si trattasse soltanto di sorveglianza statica e supporto logistico, come si continua a ripetere, non servirebbe una delibera del Consiglio dei ministri, né un'autorizzazione parlamentare compressa in cinque giorni. Le cose semplici non hanno bisogno di procedure d'urgenza. Sono le cose che si sa già dove porteranno ad avere bisogno di scorciatoie istituzionali.
Attenzione alla contabilità immaginaria
C'è poi l'argomento della matematica, quello per cui ogni riservista impiegato su un obiettivo sensibile libera un poliziotto per la strada. È un ragionamento che suona bene sulla carta e si sfalda alla prima verifica. Non è matematica, è contabilità immaginaria, perché sposta uomini che non esistono ancora da un compito a un altro compito, senza aggiungere una sola unità reale agli organici che restano scoperti di ventimila posti. Un vuoto non si copre spostando un'ombra da una casella all'altra dell'organigramma.
Anche il confronto con le riserve di Stati Uniti, Francia e Germania merita di essere trattato con ragionevole oggettività. Quei paesi non hanno alle spalle una legge come la 121 del 1981, non hanno vissuto la scelta di togliere ai corpi di polizia la natura militare per restituire ai cittadini un rapporto diverso con l'autorità pubblica. Prendere un istituto nato in un altro ordinamento e trapiantarlo qui, senza discutere la storia che lo precede, non è pragmatismo, è un'operazione di marketing istituzionale che rischia di aprire una crepa proprio dove la Repubblica aveva scelto di costruire un muro portante.
Il pericolo di un progetto tutto e solo teorico
Chi oggi definisce questo progetto un ponte verso le assunzioni che mancano dice una mezza verità. Una frazione, non un intero di verità. Anche perché la tesi che ci saranno nuove assunzioni passando per il progetto della Guardia Nazionale rischia di diventare un puro esercizio teorico. È vero che servono tempi lunghi per concorsi e scuole, nessuno lo nega, ma un ponte non si costruisce nel senso sbagliato, non si accelera la parte accessoria mentre si lascia rallentare la parte essenziale. Se le risorse per attivare in pochi mesi una struttura nuova si trovano, allora le stesse risorse, con la stessa rapidità, possono e devono andare al rinnovo contrattuale, agli equipaggiamenti fermi da anni, agli straordinari pagati con ritardi che definire vergognosi non è eccesso polemico, ma la descrizione esatta dei fatti.
Considerato che il modello di sicurezza civile viene usato spesso per carsiche e sotterranee campagne elettorali, rinunciamo a muoverci in modo ideologico. La verità, quella scomoda, è che la sicurezza si costruisce assumendo, formando, pagando il giusto, non aggiungendo una sigla nuova a un sistema che aspetta da troppo tempo di essere messo in ordine con quello che già ha.









































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