Un libro per voi. Nel ricordo di Borsellino: "Un pessimo affare"
- Vice
- 16 lug 2025
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di Vice

Da oggi fino al 19 luglio, trentatreesimo anniversario della strage di via Mariano D'Amelio a Palermo, in cui caddero per mano di Cosa Nostra il giudice Paolo Borsellino insieme con Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, i cinque agenti dediti alla sicurezza del magistrato, La Porta di Vetro presenta un libro che direttamente o indirettamente racconta quei fatti di mafia. Oggi, 16 luglio, apriamo con Un pessimo affare, sottotitolo Il delitto Borsellino e le stragi di mafia tra misteri e depistaggi, scritto da Giovanni Bianconi, inviato del Corriere della Sera, edito nel 2022 per i tipi di Solferino.
Una nota che ci riporta al 16 luglio del 1992 alle vicende di mafia e ai tragici avvenimenti della domenica successiva: quel giovedì, i quotidiani riportarono alcuni passaggi di un'intervista alla procuratrice svizzera del Canton Ticino Carla Del Ponte, ospite nell'estate del 1989 di Giovanni Falcone nella villetta all'Addaura, in cui si registrò il fallito tentativo di Cosa Nostra di eliminare il magistrato, che sarebbe stato ucciso il 23 maggio di tre anni dopo. Nell'intervista, Carla Del Ponte denunciava minacce e avvertimenti nei suoi confronti non identificabili in maniera specifica, ma certamente connessi alle sue inchieste sulla criminalità organizzata e sul riciclaggio di denaro, e in ultimo alla sua collaborazione con la Procura di Milano impegnata nell'inchiesta di Mani pulite. Procura milanese che proprio quel 16 luglio arresta per corruzione uno degli uomini più ricchi d'Italia, Salvatore Ligresti.
Diviso in quattro parti - Scene di guerra, Un generale in gabbia, Il caso è chiuso, Una storia troppo semplice - il libro di Giovanni Bianconi non si limita a scansionare i cinquantasette giorni di vita (tanti ne separano dalla morte dell'amico e collega Giovanni Falcone) di Paolo Borsellino e degli agenti di scorta, ma abbraccia un arco temporale che in oltre 200 pagine dirige sulla lotta alla mafia palermitana un intenso fascio di luce. E lo fa con una punteggiatura agile sui principali avvenimenti che hanno caratterizzato gli ultimi cinquanta anni di storia del nostro Paese, e con una serie di richiami mai pleonastici sulle vittime di Cosa Nostra, da Reina a Giuliano, Terranova, Mattarella, Basile, Costa, dal segretario regionale Pci della Sicilia Pio La Torre e del suo uomo di fiducia Rosario Di Salvo, dal prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa e la moglie Emanuela Setti Carraro, dai commissari di polizia Cassarà e Montana, e ai tanti servitori dello Stato caduti sotto il piombo mafioso.
Sostenuto da documenti e testimonianze che l'autore aveva utilizzato nel precedente podcast Nebbia - Le verità nascoste nella storia della Repubblica, e utilizzando una narrazione che muove indietro e in avanti la clessidra del tempo, il libro svela al lettore la sottile linea rossa che collega strade in apparenza opposte, divergenti, la violenza esercitata dal terrorismo nero e rosso a quella della criminalità organizzata per confluire nei tanti misteri d'Italia, di cui la strage di via D'Amelio non è che l'ennesima tessera di una trama oscura e complessa e, soprattutto insoluta, al di là dell'esito delle numerose sentenze giudiziarie.
Trama oscura e complessa nella quale fanno capolino figure e figuri dell'apparato dello Stato che dovrebbero essere e porsi fedelmente al servizio dello Stato, ma che, a cominciare dalla sparizione della famosa agenda di Paolo Borsellino, concorrono invece a celare, depistare, ostacolare la ricerca della verità. Essi rispondono a nomi noti e meno noti, alcuni processati e condannati, altri letteralmente dimenticati che rispuntano puntualmente nelle inchieste televisive o nelle pagine di libri, come quello di Bianconi. Sono tuttavia, indipendentemente dalla caratura dei ruoli rivestita nei fascicoli processuali di Procure e Tribunali, protagonisti di una stagione di morti con il tritolo che li vede uniti dalla comune e ferma volontà di manipolare la giustizia e condizionare la politica che ha nella strage di via D'Amelio il suo punto più alto, anche per le stesse conseguenze che seguono per gli stragisti di Cosa Nostra con il lungo elenco di arresti.
In primis il capo dei capi, Totò Riina, a seguire i fratelli Graviano, Leoluca Bagarella, Pietro Aglieri, Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca e tanti altri ancora, fino a Matteo Messina Denaro. E con gli arresti arrivano i pentimenti e le confessioni. Una di queste è decisiva per far crollare il muro di falsità costruito ad hoc per dare una risposta "innocua" alla strage del 23 luglio 1992. A parlare è Gaspare Spatuzza, una dei più feroci e "sanguinari" sicari di Cosa Nostra.
Dal suo racconto, cui Bianconi dedica la parte finale del libro che introduce una serie di interrogativi, identici e comuni per forza di cose alle numerose pubblicazioni sull'argomento (ruolo dei servizi segreti, errori marchiani nelle inchieste, zone grigie nei comportamenti di magistrati e alti dirigenti delle forze dell'ordine) ha preso forma una verità che ha rilanciato la determinazione di sapere e di scavare più a fondo nelle cavità dei misteri per non arrendersi all'idea che "oltre" non sia possibile andare.
In questo contesto, un segnale importante è arrivato dalla gip del Tribunale di Caltanissetta Graziella Luparello che ha disposto il 22 settembre una nuova udienza sui mandanti esterni, accogliendo la richiesta dell'avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato assassinato.
Col senno di poi, davvero un Pessimo affare per Cosa Nostra e per quelle anime nere dello Stato abituate da tempo immemorabile a farla franca.













































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