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ULTIMA ORA. Missili su Haifa

Aggiornamento: 26 mag


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Haifa, circa 300 mila abitanti, prossima al confine con il Libano, importante porto e centro industriale, con una rilevante minoranza araba-palestinese, è nel mirino dei missili di Hamas. Il massiccio attacco missilistico è cominciato attorno alle 18,30 ora locale. In parallelo, l'IDF segnalava un'infiltrazione di militanti dell'organizzazione paramilitare sciita Hezbollah nel territorio settentrionale di Israele. Immediato il contrasto delle forze armate israeliane che sta dispiegando i suoi reparti all'attacco nel sud del Libano e controllando l'area da terra e dal cielo. Al momento attuale, comunque, non si segnalano intrusioni nello spazio aereo dal territorio libanese, né si sono stati registrati incidenti, ma Home Front Command ha riaffermato l'obbligo per la popolazione a obbedire alle istruzioni e, di conseguenza, a rimanere nei rifugi.

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Dunque, si prospetta l'apertura di un altro fronte, dalle conseguenze imprevedibili. In proposito, è stata confermata la decisione del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di evacuare l'Ambasciata americana in Libano con l'invito ai cittadini statunitensi a lasciare il Paese.


La storia che ritorna

La scelta di bombardare Haifa da parte di Hamas non è casuale, perché è una città duale e simbolica sia per gli ebrei, sia per i palestinesi. Nel 1947, agli inizi della formazione dello Stato di Israele, la presenza ebraica si equivaleva con quella araba. Ma, nel corso di quell'anno, il gruppo paramilitare sionista, considerato un gruppo terroristico dalla Gran Bretagna, mise in atto una serie di attentati contro i palestinesi, che a loro volta provocarono una controreazione ancora più sanguinosa dalla parte avversa. Fu l'inizio della guerra civile che l'anno successivo, a pochi mesi dalla nascita ufficiale di Israele, portò alla deportazione di circa 80 mila palestinesi, prima "tranche" dei successivi esodi cui fu sottoposto il popolo palestinese, nell'impossibilità di dare vita a due Stati, confinanti, ma in grado di convivere in pace. Nulla avviene per caso, purtroppo.

Intanto, secondo l'IDF uno sciame di droni è penetrato in Galilea, ma non ci sono notizie di vittime o danni alle proprietà. Le pattuglie dell'esercito di Tel Aviv hanno incrementato i controlli per il pericolo di infiltrazione di alianti e di paracadutisti. I residenti devono rimanere nei rifugi fino a nuovo ordine. Sono circa un milione di persone, un decimo della popolazione israeliana.


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