top of page

Trump e il Venezuela: il diritto vale a parità di forza, altrimenti vale solo il diritto del più forte...

La costruzione di un nemico per giustificare l'aggressione


di Marcello Croce

La breve parabola ucronica che Giordano Bruno Guerri ha pubblicato su “Libero” del 6 gennaio scorso (“Il caso Maduro: quando Roosevelt ordinò ai suoi di rapire Mussolini”), nella quale l’estroverso intellettuale di destra mette Mussolini nei panni di Maduro onde farne seguire, grazie al rapimento – siamo nel gennaio del '38, alla vigilia della firma del Patto d’Acciaio – lo scenario post-bellico di un’Italia americanizzata, ma non sfiorata dalla guerra e anzi contata addirittura tra i vincitori, gli dà il pretesto di offrirci un’analogia ardita tra passato e presente, concludendo che “la storia ci insegna che sarebbe errato fare paragoni troppo stretti fra episodi avvenuti a decenni e migliaia di chilometri di distanza, e Trump non è di certo Roosevelt, ma la storia ci insegna anche che non tutte le violazioni internazionali, per quanto condannabili, vengono per nuocere”.

La sua conclusione mi dà lo spunto per qualche osservazione che riguarda appunto il significato dell’analogia. Chiaro che il Guerri intende riportare l’operazione bellica ordinata del presidente Donald Trump alle dimensioni di una sorta di moralità oggettiva, con il sottinteso corollario che il rapimento del presidente e di sua moglie ha “risparmiato” alla popolazione venezuelana l’alternativa di una guerra di invasione (distruttiva come quella subìta dall’Italia nel 1943).

Inevitabile pure, nell’analogia usata, l’avvicinamento fra Italia e Venezuela nei rispettivi regimi, lasciando intendere che l’autore fa uso, magari inconsapevole, di un paradigma tipico della mentalità a-storica americana, quello che contrappone democrazia e “dittature” indipendentemente dalla natura e dalle origini dei governi autoritari di riferimento.

Chiaro, il racconto di Guerri è poco più che uno scherzo, ma rivela l’esistenza di una “destra” che non sarebbe errato definire “gaia”, in un senso metapolitico. Essa si professa a un tempo anticomunista e antifascista. Scettica, metafisicamente agnostica, pratica una forma di illuminismo che nel suo narcisismo rifugge dalle ideologie. Così Augusto Del Noce: “Tale nichilismo è esattamente la riduzione di ogni valore a “valore di scambio”; l’esito borghese massimo, nel peggiore dei sensi, del processo che comincia con la prima guerra mondiale”. [1]

A differenza di questa destra, il filosofo della politica Carl Schmitt per buona parte del Novecento ha discusso il cambiamento di significato della guerra nel conflitto fra democrazia e dittature.

Schmitt esamina la distinzione fra nemico e delinquente nella trattatistica giuridica della guerra mettendo in luce la concezione “classica” di nemico, fondata sul formale rispetto reciproco delle parti contendenti, e la confronta con quella che si impose alla fine della prima guerra mondiale, a Versailles nel 1919. La pace di Versailles si impose con un giudizio di condanna dei vincitori sul vinto, incriminato innanzitutto di aver scatenato una guerra di aggressione.

Da allora, sostiene Schmitt, “altri popoli che nella loro storia hanno conosciuto solo guerre coloniali o civili” (cioè in particolare gli Usa) hanno fatto prevalere l’idea che la concezione di una guerra limitata dal diritto internazionale sia qualcosa di delittuoso, e al suo posto han creduto che fosse meglio “scatenare, in nome della guerra giusta, ostilità che non possono né vogliono distinguere fra nemico e delinquente”.[2]

Guerre che divengono, perciò, vere e proprie azioni di polizia contro altri governi e Stati sovrani. E soggiunge:

Il senso di tutte queste preoccupazioni riguardo alla definizione dell’«aggressore» e alla precisazione della fattispecie di «aggressione» consiste nel costruire un nemico e nell’attribuire in tal modo un significato a una guerra altrimenti priva di senso”.[3]

Solo in questo quadro può venire compresa anche la politica di Trump, ovvero la semplicità con la quale un capo di governo può venire trattato come un nemico del genere umano, processato e punito legalmente attraverso capi d’accusa corrispondenti a dei crimini.

Maduro è stato incriminato per “cospirazione con uso di droga come arma di terrorismo contro gli Usa, esportazione negli Usa di cocaina, possesso di armi automatiche ed esplosivi”. Ricordiamo a questo proposito le accuse che furono mosse a Saddam Hussein nel 2006 (crimini contro l’umanità) e l’invasione punitiva e collettiva che ne seguì.

Ma la concezione classica ed europea del diritto internazionale (“jus publicum europaeum”) da tre secoli distingueva chiaramente lo stato di pace da quello di guerra, e, nel caso di guerra, riconosceva nell’autorità nemica sempre uno Stato sovrano. In altre parole, legittimava il nemico come tale: anche in guerra esso continuava ad appartenere libero a un ordine giuridico.

L’indistinzione tra la guerra e la pace e l’abbassamento a delinquente di chi si considera proprio nemico segnano il trionfo della pura forza, e, in pratica, un’applicazione delle regole puramente economiche alla politica. Alla base di tutto questo vi è l’indistinzione tra economia e politica.


Si sa che l’economia capitalista rifugge da ogni forma di regolamentazione, fondandosi su leggi di natura identificate nel bellum omnium contra omnes, che rappresenta l’espressione della libertà umana (tutti sono in guerra con tutti perché la libertà di ognuno è senza limiti).

Originariamente, nell’ottimismo un po’ ristretto delle correnti utilitaristiche convergenti nella City di Londra, i teorici del capitalismo fantasticavano di una “mano invisibile”, provvida a compensare gli effetti di quella forma di guerra permanente rappresentata dal libero mercato: oggi quella mano invisibile è rappresentata dall’interventismo delle forze aeree di Trump!

La concezione bellica dell’economia originariamente non è americana, ma anglo-sassone; ne è prova l’uso secolare della guerra marittima e dei blocchi, adottati dalla potenza inglese fin dal tempo delle guerre napoleoniche. Oggi l’air-power degli Usa, sostituendo il vecchio sea-power, assegna un significato puramente economico alla terra intera come deposito immenso di risorse minerali (caso Groenlandia) ed energetiche (Venezuela, Iran).

Senza dubbio, il “quadro morale” sotteso all’azione notturna americana nella capitale venezuelana (dipinto da Giordano Bruno Guerri nella sua breve ucronia giornalistica) è stato già conosciuto duemilacinquecento anni fa dal grande storico Tucidide nel colloquio tra gli ambasciatori ateniesi e quelli degli abitanti di Melo. Chi ha tempo e buona volontà vada a leggersi quelle pagine! Per capirne il senso, mi limito a citare le parole degli ambasciatori ateniesi, che si apprestano a invadere l’isola e sterminare la popolazione:

“l’agire secondo giustizia nel ragionare umano si sceglie [solo] quando c’è uguale necessità [disponibilità di mezzi coercitivi], mentre invece chi è più forte esige tutto quello che gli è possibile e i deboli cedono”.[4]

Capite? Il diritto vale solo quando si ha parità di forza, in caso contrario il diritto non ha più ragione d’essere. Magnifica chiarezza dei greci, che non avevano bisogno di giustificarsi con delle frottole colossali come fa ilc presidente americano.

                                                                                                                       

Note

[1] Lettera a R. Quadrelli (Corriere della Sera. 8/01/1984).

[2] id.

[3]  v. C, Schmitt, I concetti di guerra e di nemico, in Le categorie del politico, op.cit., pag.194. Anche la Meloni ha definito legittima e “difensiva” l’azione di Trump contro presunti attacchi alla sicurezza USA, alludendo al narcotraffico.

[4] Tucidide, Le Storie, Cap. V, 85-116.

Commenti


L'associazione

Montagne

Approfondisci la 

nostra storia

#laportadivetro

Posts Archive

ISCRIVITI
ALLA
NEWSLETTER

Thanks for submitting!

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

© 2022 by La Porta di Vetro

Proudly created by Steeme Comunication snc

LOGO STEEME COMUNICATION.PNG
bottom of page