II primo colpo letale e dire addio al nostro bel mondo
- Lanfranco Peyretti
- 6 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 7 dic 2025
di Lanfranco Peyretti

L’uomo della strada è confuso nell’incrociarsi di messaggi ora rassicuranti e ora preoccupanti che i vari attori dell’attuale scena strategica mondiale lanciano ciascuno al fine di creare effetti favorevoli alla propria linea.
Un messaggio buttato lì con disinvoltura dal ministro Crosetto è insito nel tema dell’eventuale ritorno nel nostro paese all’obbligatorietà del servizio militare. Lui stesso qualche mese addietro ci aveva ricordato che l’obbligo non è mai stata abolito, ma solo sospeso. Ora ci dice che sarebbero necessari circa 10.000 soldati in più come riserva strategica. I militari di alto grado gli hanno detto che servirebbero a poco o niente: costerebbero molto, poi il loro addestramento alle nuove tecnologie belliche richiederebbe anni.
Crosetto lo sa. Ma perché ha ugualmente lanciato il messaggio? Spiegazione plausibile è che voglia far accettare agli italiani, che non sono veri pacifisti ma hanno la preoccupazione di stare in pace, l’idea che la guerra è allo stato attuale un evento possibile. Occorre aprire loro gli occhi, pensa.
C’è di più. Mentre da molti paesi vengono denunciati i principali trattati contro il riarmo, di non proliferazione nucleare, e viene ridotto l’elenco delle armi proibite, i principali leaders europei sono più espliciti e danno per certa la guerra come ineluttabile e necessaria. Vi si preparano con serietà progettando ampli reclutamenti e stanziando tanti soldi in armamenti, tantopiù venendo a mancare (finché c’è Trump) il tradizionale ombrello americano.
Sarà una guerra contro la Russia ovviamente difensiva, dicono, perché attribuiscono a Putin l’intenzione di un’espansione verso l’Europa, già programmata. Però manca un’argomentazione convincente a sostegno della
loro certezza.
Spetta a noi verificare se dal quadro strategico emergono elementi probanti. La Russia ha una popolazione di circa 143 milioni di persone sparsa in un territorio immenso ricco di materie prime. Ha un PIL limitato, pari a quello della Spagna. Quale speranza di successo avrebbe nell’attaccare uno stato dovendo poi affrontare i suoi alleati, cioè una popolazione di oltre 450 milioni di persone (solo i paesi dell’Europa occidentale, senza USA) molto più ricchi e più armati, senza ricorrere all’armamento atomico? E se vi ricorresse e vincesse, quale convenienza avrebbe a conquistare e tenere sottomessi paesi devastati? Dove sono la possibilità e l’utilità di scatenare un conflitto definitivo?
Si scorge invece un’utilità strategica di scatenare la guerra da parte dei paesi occidentali, soprattutto USA, per logorare e mettere fuori gioco la Russia prima che la sua unione con la Cina metta all'angolo loro stessi, portatori della teoria che spetti a loro essere la "guida" (= dominio) del mondo. Infatti temono fortemente, in prospettiva, di perdere per motivi demografici e di ritmo di sviluppo economico questo ruolo autoassegnatosi. Nell’essenza, sembra ci sia in ballo un conflitto per decidere chi governerà il mondo.
Nell’attuale situazione militare disperata, Zelensky, per evitare la sconfitta, sogna che gli concedano i potenti missili di lunghissima gittata capaci di bucare le difese della Russia e di colpire il Cremlino e la Piazza Rossa, così da provocare subito la reazione russa di pari livello e lo scontro aperto Nato-Russia. Ma per fortuna Trump non ha voglia di concederli (per ora, ma la Nato vorrebbe). Allo stesso esito potrebbe condurre un “casus belli” creato ad arte, come già avvenuto in tante occasioni.
Chi potrebbe garantire di contenere un tale immane scontro nei limiti di utilizzo di armamenti non nucleari, pur altamente tecnologizzati? Si aprirebbero due scenari alternativi con unico sbocco nella guerra nucleare:
- La Russia, pur incapace di vincere, resta invincibile e viene attaccata con l’atomica.
- La Russia, sull’orlo della sconfitta, reagisce con il ricorso all’atomica.
In previsione di questo possibile scenario, l'occidente (USA più Gran Bretagna, Francia, Germania) e probabilmente anche la Russia hanno elaborato la dottrina del primo colpo letale come forma di difesa. Per
l’occidente lo apprendiamo dalle dichiarazioni al Financial Time dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comitato militare della Nato (una “gaffe” come quella di Stoltenberg?). E il generale Cristopher
Cavoli, comandante supremo della Nato, conferma che la Nato sta già mobilitando tutti i paesi aderenti per quella “difesa proattiva” che contempla un improvviso attacco preventivo irresistibile e talmente devastante da
impedirle al nemico ogni risposta.
L’adozione della stessa dottrina in modo speculare da due paesi o coalizioni in conflitto delinea esattamente la situazione del film Mezzogiorno di fuoco, dove i due cow-boys che si fronteggiano hanno già il dito sul grilletto e aspettano solo l’istante in cui l'orologio finisce la musichetta. La dottrina in questione è tragicamente razionale all’interno di un sistema di rapporti ferini tra entità statali dove l’unica ragione riconosciuta è la forza,
come nelle battaglie preistoriche con la clava. Ma comprende implicitamente e inevitabilmente l’accettazione della catastrofica possibilità, se non addirittura la probabilità, di distruzione reciproca, benché per definizione
questa sia esclusa nella stessa formulazione teorica.
Infatti, accantonando per semplificazione la previsione distruttiva comunque conseguente anche al successo pieno dell’attacco, questo presuppone il verificarsi di circostanze concomitanti tutte ad esso favorevoli:
- Invisibilità assoluta ai sistemi di sorveglianza del nemico.
- Penetrazione totale oltre le sue difese.
- Velocità dell’arma d’attacco che colpisca l’obiettivo in un tempo più breve
del tempo di attivazione dei sistemi di reazione, il che richiede che il lancio
avvenga da punti più prossimi possibile, es dal confine o da sommergibili
- Distruzione totale di tutti i sistemi di reazione.
La mancata distruzione anche di un solo sistema di difesa che rimanga attivo comporta la sua possibilità di risposta automatizzata persino quando realizza solo una vendetta del paese che ha subito l’attacco. Una iniziale distruzione reciproca anche parziale è l’avvio della distruzione mondiale.
Questo orribile scenario fa elevare un pensiero di ringraziamento a Stanislav Petrov, l’ufficiale dell’Armata Rossa che nella notte del 26 settembre 1983, incaricato di sorvegliare sul suo monitor l’arrivo di attacchi missilistici e di premere il bottone del lancio di missili in risposta sul presunto paese attaccante, gli USA, al vederne segni del tutto apparenti a proprio rischio disubbidì agli ordini e evitò di scatenare la terza guerra mondiale.













































Commenti