Orwell oggi? Siamo ben oltre il suo "1984", siamo all'eclissi silenziosa della democrazia
- Nicola Rossiello
- 29 dic 2025
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di Nicola Rossiello

La democrazia moderna non muore con un'esplosione, ma con un sussurro metodico, quasi rassicurante. Mentre siamo immersi nella nostra quotidianità, sotto la superficie della nostra esistenza sta avvenendo una ristrutturazione radicale del vivere comune. È un percorso scientifico che punta a neutralizzare i pesi e i contrappesi dello Stato prima ancora che noi possiamo accorgerci della gabbia che lentamente si sta chiudendo. Comprendere questa gerarchia del potere non è solo un esercizio intellettuale, ma è il modo per identificare quei segnali d'allarme che, se ignorati, diventeranno il silenzio del nostro futuro.
A mio avviso, siamo infatti di fronte ad un attacco senza eguali dalla fine della Seconda guerra mondiale, in particolare nel nostro Paese, da parte delle forze politiche illiberali. È in corso un processo di erosione, neanche particolarmente lento, della democrazia e delle libertà civili in una parte rilevante del mondo occidentale, anche caratterizzato dalla menzogna come metodo. È un percorso metodico e prevedibile che l'umanità ha già conosciuto, ma non appreso. Comprendere quest'ordine permette di identificare i segnali d'allarme già nelle fasi iniziali. Leggere !984 di George Orwell no n guasterebbe, se non fossimo già oltre...
L'eliminazione di ogni forma di controllo legale e sociale
C'è una gerarchia ben definita nell'autoritarismo, un ordine di priorità con cui un sistema illiberale agisce solitamente, che riflette la necessità di eliminare ogni forma di controllo legale o sociale. Il primo passo è rappresentato dall'attacco all'indipendenza della Magistratura; accade perché i giudici possono bloccare leggi incostituzionali o decreti d'emergenza rendendo così vana l'iniziativa di chi vuole imporsi con la forza. Senza di questo abbiamo già chiare evidenze.
Si passa poi ad aggredire il pluralismo dei media, perché il controllo dell'informazione permette di plasmare il consenso e di oscurare le azioni del governo, trasformando il giornalismo in propaganda di regime. In alcuni casi se ne favorisce, o non se ne impedisce, l'acquisizione di testate, da parte di soggetti "amici", e la promozione di direttori altrettanto amici.
Il terzo passaggio riguarda la libertà di associazione e di protesta; limitando il diritto di riunirsi si previene l'organizzazione del dissenso nelle piazze o da parte delle organizzazioni non governative. E allora si legifera decretando il divieto di manifestare, che a noi ricorda qualcosa di recente.
C'è poi da sistemare l'autonomia delle istituzioni accademiche e culturali, perché riscrivere la storia e controllare i programmi scolastici è fondamentale per il controllo ideologico a lungo termine.
Infine tocca alla privacy e alla protezione dei dati personali. La sorveglianza di massa è l'ultimo stadio, che permette di identificare e colpire preventivamente ogni singola voce critica.
Delegittimare giudici e individuare "nemici del popolo"
Ma ci sono primi segnali d'allarme che ci dicono che il processo prende avvio.
Prima che le leggi vengano effettivamente cambiate, si assiste a una trasformazione del linguaggio pubblico che funge da catalizzatore per le restrizioni future, seguito da un attacco alle istituzioni di garanzia.
Il processo inizia quasi sempre con la delegittimazione degli organi che non rispondono direttamente alla volontà politica del momento. Giudici e tribunali vengono accusati di essere "nemici del popolo" oppure politicamente schierati per giustificare tutte le riforme (riforma della magistratura e adesso anche della Corte dei Conti) che ne limitano il potere.
Il processo necessità anche della creazione di un nemico interno e allora, per giustificare la limitazione delle libertà, si identifica una minoranza o un gruppo sociale come minaccia alla sicurezza nazionale o all'identità del paese, ad esempio gli immigrati. Questo meccanismo di "polarizzazione" spinge la maggioranza, specialmente quella che risiede stabilmente o esclusivamente sui social, quella dedita allo spritz selvaggio, al calcio ossessivo, alle visioni securitarie da tolleranza zero, all'interazione parossistica con la nuova "bambola gonfiabile" rappresentata dall'intelligenza artificiale sottoutilizzata, ad accettare restrizioni illiberali e antidemocratiche in cambio di una presunta sicurezza personale e di una irrealizzabile sicurezza sociale.
La democrazia non sempre muore a causa di un colpo di Stato violento, ma spesso si destruttura per effetto di un indebolimento graduale e solo apparentemente legale delle sue fondamenta.
In gran parte del mondo occidentale questo processo è già in corso. Nel nostro Paese il processo è in uno stadio molto avanzato ed evidente. Non credo che si faccia fatica ad associare l'iter descritto con gli eventi che stanno caratterizzando la vita politica e la cronaca italiana.
Si tratta di prenderne coscienza e agire di conseguenza. La difesa della democrazia è difesa autentica di noi stessi, della nostra libertà e della nostra dignità.













































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