top of page

L’impatto ambientale dei data center e la corsa agli Small Modular Reactors (SMR)

Tra consumo d’acqua, calore e la necessità di governare l'innovazione


di Vito Rosiello


L’esplosione dell’intelligenza artificiale e dei servizi cloud ha trasformato i data center in una delle infrastrutture più strategiche dell’economia digitale. Dietro ogni ricerca online, video in streaming o applicazione di IA esistono enormi centri di elaborazione dati che richiedono quantità crescenti di energia e sistemi di raffreddamento sempre più sofisticati. In pratica sono le  “fabbriche digitali” delle big tech, come Amazon (AWS),  Microsoft (Azure), Google (Google Cloud), Meta (Facebook/Instagram), tuttavia la loro diffusione sta aprendo un acceso dibattito sugli effetti ambientali e territoriali.


Il problema del consumo d’acqua

Uno degli aspetti più discussi riguarda il raffreddamento dei server. I computer che lavorano ininterrottamente producono enormi quantità di calore e devono essere mantenuti entro precise soglie di temperatura per evitare guasti. Molti impianti utilizzano sistemi che richiedono acqua per dissipare il calore. Le più recenti analisi del Lawrence Berkeley National Laboratory (2025) indicano che il consumo idrico dei data center varia in modo estremamente ampio a seconda della tecnologia di raffreddamento, con differenze fino a 10.000 volte tra i diversi sistemi operativi, e dipende da fattori come clima, efficienza dei server e tipo di infrastruttura di raffreddamento.

Secondo una review pubblicata su Energy Technologies Area (2025), l’impatto idrico non è uniforme e può essere ottimizzato solo attraverso una combinazione di scelte tecnologiche e territoriali, senza una soluzione unica valida per tutti i casi. Stime aggiornate riportate in analisi internazionali del 2026 indicano che il consumo globale dei data center potrebbe raggiungere centinaia di miliardi di litri d’acqua l’anno entro la fine del decennio, soprattutto a causa della crescita dei carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.

Va tuttavia precisato che non tutti i data center utilizzano la stessa tecnologia. Le strutture più moderne adottano sistemi a circuito chiuso o raffreddamento ad aria che riducono significativamente il consumo idrico. Tuttavia, la diffusione di questi sistemi non è ancora uniforme a livello globale.


Le “isole di calore” digitali

Oltre all’acqua, i data center producono enormi quantità di calore. La quasi totalità dell’energia elettrica utilizzata dai server viene infatti trasformata in energia termica. Studi di modellazione pubblicati nel 2025 su Applied Thermal Engineering mostrano che i sistemi di raffreddamento influenzano direttamente sia il consumo energetico sia quello idrico, con effetti che variano in base alle condizioni climatiche locali. Questo calore può contribuire alla formazione di micro-isole di calore nelle aree circostanti ai grandi poli digitali. Sebbene in alcuni casi possa essere recuperato per teleriscaldamento urbano, nella maggior parte delle applicazioni viene ancora disperso nell’ambiente.


Il bisogno di elettricità dei data center

Secondo uno studio pubblicato nel 2026 su arXiv ( piattaforma online di preprint scientifici, cioè articoli di ricerca pubblicati prima della revisione formale su riviste accademiche) il consumo elettrico dei data center hyperscale (centri di elaborazione dati più grandi e avanzati al mondo, progettati per gestire quantità enormi di traffico digitale e potenza di calcolo, soprattutto per cloud computing e intelligenza artificiale) negli Stati Uniti si attesta già tra il 1,8% e il 4% del fabbisogno nazionale, con una crescita fortemente trainata dall’AI e con oltre il 50% dell’energia ancora derivante da fonti fossili. Un’ulteriore analisi del 2025–2026 prevede che il consumo globale dei data center possa avvicinarsi ai 945 TWh entro il 2030, con un contributo crescente dell’intelligenza artificiale sia in termini di energia sia di utilizzo idrico e emissioni di CO₂ .


La geografia dei data center negli Stati Uniti e le implicazioni energetiche

Gli Stati Uniti rappresentano oggi il principale laboratorio della crescita dei data center. Secondo stime aggiornate al 2026, il settore potrebbe arrivare a consumare fino a 358 TWh annui (nel 2025 il totale del fabbisogno elettrico italiano è stato di 311 TWh), un incremento del 50% rispetto ai livelli precedenti, con forte pressione sulle reti elettriche locali. Inoltre la crescita dei data center sta contribuendo a una concentrazione geografica delle infrastrutture in alcune regioni, con conseguenti rischi di stress sulle reti elettriche e sulle risorse idriche locali.

Il principale polo mondiale è il Northern Virginia (Loudoun County, area di Ashburn), noto anche come “Data Center Alley”, che ospita la più alta densità di data center al mondo grazie alla presenza della dorsale Internet globale, all’elevata connettività in fibra ottica e alla vicinanza con Washington D.C. In quest’area si concentra una quota molto elevata dei servizi cloud globali, con centinaia di impianti operativi e in espansione.

Accanto a questo hub storico, negli ultimi anni si sta affermando una nuova geografia del digitale:

  • Texas (Dallas–Fort Worth e Austin): secondo grande polo emergente, in forte crescita grazie alla disponibilità di suolo, incentivi fiscali e, soprattutto, alla possibilità di sviluppare infrastrutture energetiche dedicate anche di tipo privato.

  • Midwest (Ohio, Illinois, Wisconsin): regione in rapida espansione, spesso scelta per la disponibilità di energia e per la relativa stabilità dei costi elettrici.

  • Oregon e Nord-Ovest: area storicamente legata a grandi operatori cloud grazie all’abbondanza di energia idroelettrica.

  • Arizona e Georgia: nuovi poli emergenti, favoriti da spazio disponibile e politiche di attrazione per investimenti digitali.

Questa distribuzione non è casuale: i data center tendono a localizzarsi dove convergono energia disponibile, connettività e condizioni climatiche favorevoli al raffreddamento. Tuttavia, la crescita dell’intelligenza artificiale sta modificando rapidamente questi equilibri. La concentrazione geografica ha infatti un effetto diretto sulla rete elettrica: alcune aree, come la Virginia del Nord, stanno registrando una domanda energetica così elevata da richiedere nuovi investimenti infrastrutturali e, in prospettiva, nuove fonti di produzione dedicate. È proprio in questo contesto che si inserisce l’interesse crescente verso soluzioni come gli Small Modular Reactors (SMR), pensati per fornire energia stabile e localizzata in prossimità dei grandi cluster di data center, riducendo la pressione sulle reti nazionali.

Questa evoluzione evidenzia come il problema dei data center non sia solo tecnologico, ma anche profondamente geografico ed energetico: la loro distribuzione sul territorio determina infatti dove e quanto sarà necessario produrre energia nei prossimi decenni.

 

La Lombardia: il cuore italiano dei data center

In Italia il principale polo di sviluppo è la Lombardia e, in particolare, l’area metropolitana di Milano. Nel 2025 Milano concentrava circa il 46% della capacità installata nazionale e oltre il 70% dei data center più energivori presenti nel Paese si trovava nell’area milanese. Gli operatori prevedono una crescita ancora più rapida: la capacità installata potrebbe aumentare fino a dieci volte nei prossimi anni, raggiungendo circa 2 GigaW.

Uno dei progetti più discussi riguarda la riconversione dell’ex area industriale Novaceta a Magenta, nell’hinterland occidentale di Milano. Nel 2026 il Comune ha adottato il piano attuativo per un grande campus tecnologico destinato a ospitare un data center hyperscale da circa 300 MegaW su 130.000 metri quadrati. L’investimento stimato di circa 2,5 miliardi di euro ha generato un ampio dibattito pubblico tra opportunità economiche e criticità ambientali legate al consumo energetico, idrico e al basso impatto occupazionale diretto.

La crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto una trasformazione tecnologica, ma un vero e proprio cambiamento di paradigma politico ed energetico. L’infrastruttura digitale sta diventando uno dei principali fattori di pressione su sistemi già fragili, incidendo simultaneamente su consumo di suolo, disponibilità idrica e domanda elettrica.

In questo contesto, il tema non può essere ridotto a una semplice contrapposizione tra innovazione e ambiente. La questione centrale riguarda invece il modello di sviluppo che si intende adottare: chi decide dove localizzare queste infrastrutture, con quali criteri di sostenibilità e con quali ricadute per le comunità locali. L’espansione dei data center hyperscale, concentrata in poche aree strategiche, evidenzia infatti un rischio crescente di squilibrio territoriale: i benefici economici tendono a essere distribuiti su scala globale, mentre gli impatti ambientali e infrastrutturali ricadono in modo altamente localizzato. Questo fenomeno solleva interrogativi di giustizia ambientale, soprattutto nei territori già esposti a stress idrico o energetico.

Da una prospettiva ambientalista, la sfida principale non è frenare l’innovazione, ma governarla. Serve una pianificazione pubblica più forte, capace di orientare la localizzazione dei data center, vincolare l’uso efficiente delle risorse e garantire trasparenza sugli impatti reali. Senza un quadro regolatorio chiaro, il rischio è che la crescita dell’economia digitale proceda secondo logiche puramente di mercato, aggravando le pressioni sugli ecosistemi e accentuando le disuguaglianze territoriali.

 

Commenti


L'associazione

Montagne

Approfondisci la 

nostra storia

#laportadivetro

Posts Archive

ISCRIVITI
ALLA
NEWSLETTER

Thanks for submitting!

Nel rispetto dell'obbligo di informativa per enti senza scopo di lucro e imprese, relativo ai contributi pubblici di valore complessivo pari o superiore a 10.000,00, l'Associazione la Porta di Vetro APS dichiara di avere ricevuto nell’anno 2024 dal Consiglio Regionale del Piemonte un'erogazione-contributo pari a 13mila euro per la realizzazione della Mostra Fotografica "Ivo Saglietti - Lo sguardo nomade", ospitata presso il Museo del Risorgimento.

© 2022 by La Porta di Vetro

Proudly created by Steeme Comunication snc

LOGO STEEME COMUNICATION.PNG
bottom of page