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Scuola: "Gli interventi del ministro Valditara non sono estemporanei"

di Antonio Balestra*

La proposta del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di differenziare gli stipendi dei docenti sulla base del costo della vita ha alimentato in questi giorni una viva discussione destando polemiche e nello stesso tempo in alcuni ambienti un certo interesse. La proposta arriva poco dopo la vicenda, ancora ad oggi poco chiara, che ha avuto una significativa eco mediatica, della collaboratrice scolastica che ha preferito viaggiare da Napoli a Milano ogni giorno piuttosto che prendere in affitto un alloggio a Milano, assolutamente insostenibile per il suo stipendio. La tempestività della proposta sembra suggerire che essa sia una indiretta risposta al problema che ha fatto emergere, ma così non è.


Cronico precariato pendolare

La vicenda ha spostato l’attenzione dal problema del caro affitti a Milano all’altrettanto reale problema del cronico precariato pendolare presente nella scuola italiana, caratterizzato da sacrifici e difficoltà che coinvolgono ogni anno migliaia di docenti e personale della scuola. La risposta del Ministro dell’Istruzione e del Merito per quanto provocatoria, nella sua semplificazione, nonostante la sorpresa di molti si inserisce perfettamente nel quadro di una linea politica che contraddistingue le prime azioni e del Ministero coerentemente con una visione federalista e nostalgicamente autonomista della Lega salviniana. Due sono gli elementi che caratterizzano questa proposta. C’è l’idea, scivolosa ed ambigua, che la differenziazione dello stipendio possa essere in qualche maniera garantita attraverso l’investimento dei privati nella scuola pubblica. Contemporaneamente il Ministro ritiene che ci possa essere una differenziazione stipendiale a livello territoriale parametrato al costo della vita attraverso indicatori non chiari e non definiti.


Nel mirino il Contratto collettivo nazionale

Ad una prima lettura molti hanno interpretato questa differenziazione come legata alla macro area del Nord rispetto al resto d’Italia. Questa interpretazione è conseguente alla semplificazione pericolosamente portata avanti da sempre dalla Lega che in maniera miope considera il Nord come un’area a sé stante omogenea al suo interno. Questo nonostante l’apparente passo indietro del Ministro. Attraverso questa proposta viene messo in discussione il Contratto collettivo nazionale, come denunciato dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Il Ministro ha prontamente smentito questa lettura avanzando però allo stesso tempo l’idea di contrattazioni regionali che sono fortemente in contrasto con una politica nazionale di sussidiarietà e di unitarietà.

Nel dettaglio sarebbe interessante capire quali potrebbero essere i parametri e gli indici presi in considerazione per determinare la differenza di stipendio fra docenti di aree territoriali diverse. Se il parametro dovesse essere, seguendo le suggestioni della vicenda della bidella napoletana, il canone medio degli affitti, il Ministro scoprirebbe con grande sorpresa che un docente di Bari prenderebbe uno stipendio maggiore rispetto al collega di Belluno. Analoghe sorprese riserverebbe l’utilizzo del parametro del costo della vita.


La suggestione delle gabbie salariali

Un’applicazione di questo meccanismo interna alle macroaree, anche attraverso una contrattazione regionale, creerebbe all’interno delle stesse regioni condizioni di squilibrio che potrebbero avere una ricaduta negativa sulle scuole. Un docente di Milano potrebbe avere uno stipendio più alto di un collega di Brescia e ancora più di un collega di Sondrio. Le differenze potrebbero essere presenti fra due scuole a pochi chilometri di distanza con evidenti ricadute sul reclutamento del personale. Sarebbe inoltre importante capire a quale livello, in quale veste e con quali interessi soggetti esterni privati dovrebbero essere coinvolti nel garantire il finanziamento di questi aumenti differenziati.

Chiaramente in questa ottica regioni o ambiti territoriali più poveri sarebbero significativamente svantaggiati con un conseguente aumento di quei divari pesantemente già presenti nel nostro Paese. Ma chi pensa che questa uscita del Ministro sia estemporanea ed improvvisata sottovaluta le suggestioni delle gabbie salariali e dell’autonomia differenziata della scuola cavalli di battagli della Lega che potrebbero portare ad un preoccupante aumento del divario nella qualità del servizio in un settore strategico come l’istruzione.


* Dirigente scolastico del Liceo Artistico "Renato Cottini" di Torino

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