Scontri al Liceo Einstein: un documento delle sezioni Anpi
- La Porta di Vetro
- 2 nov 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Espresse riserve sui metodi d'intervento della polizia

Non scema l'attenzione sull'episodio avvenuto lunedì scorso, 27 ottobre, a Torino, davanti alla sede di via Bologna del liceo Einstein, teatro di uno scontro tra alcuni militanti di destra e numerosi studenti, provocati dalla distribuzione di volantini razzisti e portatori di messaggi di odio. Una tensione che ha suscitato l'intervento di un reparto di poliziotti in assetto antisommossa, che hanno isolato e arrestato uno studente di sedici anni. In proposito le sezioni Anpi “Martorelli” e “Gattini” attive nelle circoscrizioni 6 e 7, in un comunicato hanno espresso la loro convinta solidarietà a tutta la comunità scolastica, esprimendo nel contempo una profonda preoccupazione per il significato e i pericoli rivelati da questo inquietante episodio.
Cronistoria delle aggressioni di estremisti di destra
Inoltre, ricordano le due sezioni Anpi, "non si tratta del primo caso: una decina di giorni prima lo stesso copione si è dipanato al Primo Liceo Artistico, dove il medesimo volantino xenofobo e intollerante è stato rifiutato dagli studenti, alcuni dei quali sono stati filmati e aggrediti da esponenti di Gioventù nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia; una prepotenza cui hanno risposto tutti i docenti del liceo, formando una simbolica catena umana intorno alla scuola. In passato simili presenze arroganti e aggressive si erano verificate in altri istituti scolastici dei nostri territori, per esempio davanti al liceo Giordano Bruno".
Nel caso dell’Einstein, si osserva ancora, sembra aver avuto luogo un salto di qualità. "I tre personaggi venuti a distribuire i volantini “contro la cultura maranza”, attrezzati per filmare anche lì gli studenti, sono stati preceduti da numerosi agenti dei reparti mobili con caschi, scudi, manganelli. Dopo il rifiuto di ritirare il volantino da parte di moltissimi studenti che entravano a scuola, una ragazza di quattordici anni è stata minacciata e spinta contro un muro in quella che appare come una provocazione preordinata con lo scopo di creare un pretesto. Secondo le testimonianze dei presenti, i poliziotti sono intervenuti non contro gli aggressori, ma contro gli studenti che reagivano a un comportamento violento (e forse addirittura integrante gli estremi di un reato). Ora, si chiedono le sezioni Anpi, "se fosse stato un ruolo intenzionale sarebbe gravissimo; se invece la polizia vi fosse caduta inconsapevolmente, verrebbe da chiedersi in che mani sia l’ordine pubblico nei nostri territori e in base a quali informazioni e considerazioni venga deciso l’impiego dei reparti mobili non in occasione di manifestazioni “a rischio” ma all’ingresso di un istituto in una normale giornata di pacifico insegnamento".
Analoghe considerazioni sono stati espresse nell'immediatezza dell'episodio da Nadia Conticelli, consigliera regionale del Pd, che in un documento ha sottolineato "il disagio di alcuni docenti oltre che per la situazione reiterata di tensione e violenza che è stata creata ai cancelli della scuola, anche per il messaggio distorto che emerge dalla propaganda della destra rispetto ai giovani delle periferie. È preoccupante che a questo messaggio di criminalizzazione della fragilità sociale e culturale si uniscano anche esponenti delle istituzioni, che avrebbero compito, invece, di affrontarla con interventi educativi territoriali, rinforzando e sostenendo l’azione formativa delle scuole. Inaccettabile anche che si metta in dubbio la ricostruzione e il vissuto dei ragazzi e delle ragazze rispetto all’assetto di guerriglia che si sono trovati ad affrontare all’ingresso della scuola".
Le note di Silp-Cgil e Siulp
Sulla questione è intervenuto anche il Silp-Cgil Piemonte, con una nota esprimeva preoccupazione per l'episodio, considerato "un campanello d'allarme che non può essere liquidato con facili attribuzioni di colpa". Per il sindacato di polizia, l'interesse primario rimane l'incolumità dei giovani e la tutela dell'ambiente scolastico. E si ricorda che la Polizia, pur operando sotto pressione, svolge un ruolo essenziale di garanzia della legalità e non merita di essere lusingata strumentalmente da nessuno. "Al contempo - conclude la nota - non possiamo ignorare che la scuola resta il luogo in cui i giovani maturano la loro coscienza critica e politica. La contestazione, il dissenso e la libera manifestazione del pensiero sono pilastri della nostra Costituzione e non devono mai essere criminalizzati".
A sua volta, si è registrato anche un lungo intervento di precisazioni del Siulp provinciale di Torino firmato dal suo segretario generale Eugenio Bravo che ha risposto alla lettera indirizzata alle istituzioni dal Collettivo Genitori, inerente agli scontri all'ingresso del Liceo Einstein. doveroso fornire alcune precisazioni, a tutela della verità dei fatti e del corretto operato delle Forze dell’Ordine.
Nella lettera Eugenio Bravo ha puntualizzato "che le Forze dell’Ordine non intervengono mai per impedire la libera espressione delle idee, ma esclusivamente per garantire la sicurezza di tutti e ristabilire l’ordine pubblico quando questo viene turbato", sottolineando che il volantinaggio in questione sia stato un’attività lecita e consentita, condotta da un’associazione legalmente riconosciuta, che stava semplicemente esercitando un diritto costituzionale: quello di manifestare liberamente il proprio pensiero.
Precisa Bravo: “Si possono non condividere le idee espresse, ma non è accettabile che si tenti di impedirne la diffusione con atteggiamenti aggressivi o violenti, tanto più davanti a una scuola. In uno Stato democratico, la libertà vale per tutti, non solo per chi la pensa in un certo modo. Quando si verificano tensioni o scontri, come accaduto in questo caso, le Forze dell’Ordine hanno il dovere di intervenire per impedire che il confronto degeneri e per proteggere tutte le persone presenti, compresi gli stessi studenti.” In altre parole, "non si è trattato di un’azione repressiva, ma di un intervento mirato a contenere la violenza e a garantire la sicurezza dei ragazzi stessi e del personale presente.” Nel ricordare, alcuni agenti della Digos feriti nei tafferugli, e gli scontri proseguiti anche nel pomeriggio, Bravo ricorda che "le Forze dell’Ordine non sono burattini né bersagli di gruppi violenti, ma servitori dello Stato che garantiscono sicurezza e libertà per tutti. È paradossale che qualcuno tenti di capovolgere la realtà, accusando chi difende l’ordine pubblico e assolvendo chi lo ha messo in pericolo.” Un ragionamento che trova la sua conclusione nell'accusa a chi offre "coperture" politiche ed anche istituzionali, ha commentato il segretario provinciale del Siulp, tese a giustificare o minimizzare "comportamenti violenti verso le Forze dell’Ordine", lasciando la Polizia "vittima sacrificale di un sistema che preferisce il consenso all’equità".













































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