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Punture di spillo: “Per conoscerli i programmi vanno letti…”


a cura diPietro Terna


I programmi elettorali, questi “conosciuti”, perché se proviamo a leggerli ci sembrano elenchi di cose ovvie e ben note? Per leggere un programma occorrerebbe aver provato a scriverne uno, a qualsiasi livello o per qualsiasi ambito, dalla presidenza dell’associazione ornitologica alla segreteria dell’ONU.


Parto da un racconto personale che mi riporta indietro di oltre trent’anni. Nella primavera 1990, di sabato mattina, in una stanzetta al primo piano del Centro Einaudi, allora in corso Appio Claudio, aiutavo Valerio Zanone[1], che sarà poi sindaco di Torino dal 30 luglio 1990 al 31 dicembre 1991, a scrivere il programma elettorale suo e del suo PLI, per le imminenti elezioni comunali. La mia funzione era triplice: dattilografo abbastanza provetto, economista, apprendista della politica. Ad un certo punto Zanone scoppiò a ridere, di punto in bianco, lasciandomi interdetto e disse: “Sto pensando che i miei colleghi a Roma neanche lo leggono, il loro programma…”. In quel programma c’erano elementi di fondo, caratterizzazioni politiche, scelte di indirizzo, punti specifici. In effetti in quell’anno e mezzo, come ricorda il necrologio della Stampa[2]del 9 gennaio 2016, “Torino pose le basi per il nuovo Piano regolatore, per il raddoppio del Politecnico e la scelta della metropolitana automatica” e furono tutt’altro che scelte facili.

In questi giorni abbiamo i programmi preparati in vista delle elezioni del 25 settembre: leggiamoli con curiosità, cercando di immaginare che cosa ha animato chi li ha scritti. Provo a farlo, rischiando di essere fazioso, ma come non mai questa volta occorre esserlo.




Prima di tutto l’elenco dei testi che ho considerato: PD, Programma[3]elettorale 2022, insieme per un’Italia democratica e progressista; Movimento[4]5 Stelle, 2050 - Dalla parte giusta, cuore e coraggio per l'Italia di domani; Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Noi moderati, PER L'ITALIA, Accordo quadro[5]di programma per un Governo di centrodestra. Dimenticato il centro? Non so se esiste, ma in ogni caso leggo che Carlo Calenda ha annunciato che presenterà il programma il 18 agosto, domani per me che scrivo. Non so se esiste un centro in questo particolare momento, dato che entrambi gli schieramenti più nutriti vorrebbero appropriarsene.


Nel titolo del PD spicca la parola “insieme”; i 5S mettono “cuore e coraggio”; la destra si dilunga con “accordo quadro di programma”, complicatissimo. Diamo un’occhiata ai testi, necessariamente a campione, ma avendo sempre in mente quel sabato mattina del 1990, quando contribuivo a un testo composto, come nella tessitura, da trama e ordito. Ripeto: la trama conteneva gli elementi di fondo, le caratterizzazioni politiche, le scelte di indirizzo; l’ordito, i punti specifici.


Il PD, con i suoi alleati, tenta la carta degli elementi di fondo e della caratterizzazione politica con “L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione europea. Ci siamo battuti in questi anni per un’Europa finalmente solidale e sostenibile, capace di fornire risposte rapide e coordinate alla crisi del Covid-19, dall’accesso universale ai vaccini al grande piano post-pandemico. Un’Europa che ha posto la prossima generazione al centro della propria visione strategica, assegnando proprio all’Italia la quota più elevata del Piano Next Generation EU, con un finanziamento storico di circa 200 miliardi di euro, grazie anche al nostro impegno diretto”.


I 5S richiamano, puntano, su cuore e coraggio con frasi come: “Dalla parte dei cittadini: un fisco semplice e più leggero”; “Dalla parte dei lavoratori e del welfare: per una vita degna e senza precarietà”; “Dalla parte delle donne: per un piena partecipazione alla crescita del paese e al suo sviluppo democratico” e così via, con argomentazioni che per lo più condivido. Peccato che l’esperienza della legislatura da poco “mal conclusa” insegni che a gestire le proprie proposte il “movimento” abbia mandato in Parlamento un esercito di incompetenti.


Infine l’accordo quadro della destra, con l’ordito, ma niente trama. Una scelta prudente per rendersi incolori e accettabili o un accordo al ribasso tra componenti non omogenee? In ogni caso, anche solo con l’elenco nudo e crudo dei progetti, la trama assai spessa che sta nella mente di chi scrive emerge ben chiara. All’inizio: “politica estera incentrata sulla tutela dell'interesse nazionale e la difesa della Patria; rispetto delle alleanze internazionali e rafforzamento del ruolo diplomatico dell’Italia nel contesto geopolitico; rispetto degli impegni assunti nell'Alleanza Atlantica, anche in merito all'adeguamento degli stanziamenti per la difesa (…); revisione delle regole del Patto di stabilità e della governance economica (…)”. Il rifiuto del Patto di stabilità europeo, del resto ora largamente allentato, è anche patrimonio della sinistra più estrema e vuol dire metterci in contrapposizione con i paesi fondatori dell’Unione.


Ritorniamo a Torino, città europea aperta al mondo: occorre uno slancio che ci consenta di ritrovare i momenti alti della politica, dimostrando che sappiamo unire il rilancio dell’economia, che richiede un bilancio solido del Comune e ogni sforzo per l’attrazione dell’innovazione e della ricerca, con il profondo ridisegno della città e delle sue funzioni e con un nuovo slancio della politica locale verso i problemi concreti della povertà e del disagio sociale. Un grande lavoro per partiti e forze civiche nei prossimi cinque anni di impegno locale, in parallelo alla nuova legislatura nazionale.


Leggiamoli i programmi, tocca a noi scartare ciò che suona falso, ragionando come se fossimo gli autori di quei testi, senza la tristezza della “Propaganda” del video clip[6]dei rapper Fabri Fibra, Colapesce e Dimartino.


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