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Profondità morale, civica e religiosa di Bachelet verso la Costituzione e la libertà

Un convegno a Roma ne ha delineato la figura a 46 anni dal suo brutale assassinio per mano delle Br


di Luca Rolandi


In una settimana il presidente della Repubblica Mattarella ha potuto assistere alla commemorazione di due giganti della politica, della cultura e dell’umanità del Novecento italiano: Piero Gobetti a Torino, lunedì 16 febbraio, e da ieri a Roma nell’aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma con il ricordo di Vittorio Bachelet, nel centenario della sua nascita. Bachelet, forse meno noto di Piero Gobetti, è una figura del Novecento di cui vale la pena di approfondire biografia, pensiero e testimonianza umana e cristiana di una vita spezzata troppo precocemente il 12 febbraio 1980. E il convegno “Bachelet: uomo del presente, costruttore di futuro”, promosso da Sapienza Università di Roma, Azione Cattolica Italiana e Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici “Vittorio Bachelet”, non ha solo ricordato il docente di Diritto amministrativo della Sapienza, ma tutta la sua traiettoria umana e spirituale. Con i suoi vari passaggi: il giovane, l’uomo, il marito e il padre e poi l’impegno associativa nella Fuci con Aldo Moro e altri amici poi uomini di Stato. E ancora nell’Azione Cattolica, di cui fu presidente nazionale nel periodo del Concilio Vaticano II, che rilanciò insieme a mons. Franco Costa con la “scelta religiosa”, nel sociale e poi nelle istituzioni, in particolare come vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura.

Sono passati 46 anni da quando Vittorio Bachelet fu ucciso barbaramente sulle scale della Facoltà di Scienze politiche della Sapienza da un commando delle Brigate Rosse, dove continuava a insegnare con passione a testimonianza della sua attenzione verso le giovani generazioni e verso il diritto allo studio. Esistono persone che per la loro coerenza, mitezza, umiltà, coraggio e profondità di pensiero ne segnano davvero una moltitudine di generazioni differenti e distanti. Sicuramente tra questi vi è Vittorio Bachelet.

Difficile sintetizzare una storia, una famiglia, un esempio, una santità ordinaria, una chiamata all’autenticità della vita che ha trasmesso a chi l’ha conosciuto. Il convegno storico ha raccolto più voci. Da quella del presidente nazionale dell’Azione Cattolica Giuseppe Notarstefano, a quella di Matteo Truffelli, presidente del Consiglio scientifico dell'Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici “Vittorio Bachelet”; dalla sua assistente dell'epoca e poi ministro Rosy Bindi al giurista Stefano Ceccanti e alla storica Marta Margotti; inoltre le giovani generazioni, nel solco dell’invito a “costruire nel presente l’avvenire”, con Emanuela Gitto, vicepresidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per il Settore giovani, Alessio Dimo, presidente nazionale della Fuci, e il figlio Giovanni Bachelet, già docente di Fisica presso la Sapienza Università di Roma.

"Bachelet aveva compreso, forse prima di altri, che insegnare non è mai un gesto neutrale, ma è un servizio ulteriore allo Stato - ha dichiarato la rettrice Antonella Polimeni -, perché formare cittadini consapevoli e responsabili significa edificare il futuro della democrazia, rendere possibile una società capace di decisioni complesse, all’altezza delle sfide che attraversano il nostro tempo. Sono le culture dei costituenti e la storia che da allora ha attraversato i decenni successivi a fare del nostro Paese uno spazio segnato dal pluralismo democratico e dal confronto tra le idee.

Una grande eredità - ha aggiunto la rettrice - che arriva da lontano e che trova nell’università un punto di forza: sapere critico, confronto culturale, libera ricerca e incontro tra discipline, approcci, linguaggi spesso distanti e solo in apparenza non comunicanti. L'impegno di Bachelet non fu mai astratto, ma vissuto dentro legami profondi, familiari, affettivi, che oggi vogliamo ricordare con rispetto e gratitudine: ai figli, ai nipoti, alla famiglia, che ha condiviso il peso e la dignità di una scelta di servizio totale. Una proiezione continua verso l’interesse generale per come viene definito e descritto nella nostra Carta costituzionale."

Bachelet concepì la politica, l'amministrazione e le funzioni di garanzia come forme di servizio al perseguimento del bene comune, non come luoghi di affermazione personale o di esercizio di potere fine a sé stesso. Il ruolo istituzionale è un compito affidato, che richiede sobrietà, senso del limite e consapevolezza della propria provvisorietà". Così il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, nel suo intervento in una giornata vissuta alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che su Bachelet ha espresso parole profonde, evidenziando la riconoscenza per un maestro e richiamandone in primis l'impegno contro il terrorismo, che ha sempre poggiato sui principi costituzionali dell’ordinamento democratico, senza cedere alla spinta per misure straordinarie. In Vittorio Bachelet, giurista di alto valore, ha sottolineato Mattarella, si è espressa la capacità di coniugare "la dedizione per la conoscenza e la ricerca con un’attiva partecipazione sociale e con esperienze di grande impegno dapprima nella Federazione Universitaria Cattolica Italiana e in seguito nell’Azione Cattolica". Quello di Vittorio Bachelet, ha detto in conclusione del suo discorso il Presidente della Repubblica, è stato un metodo improntato sul confronto e sulla conciliazione, non facile da attuare negli anni in cui ha operato, contrassegnati da conflittualità e violenze, perché "ha interpretato i ruoli ricoperti nelle istituzioni e nell’associazionismo in linea con gli ideali di democrazia e pluralismo che lo hanno accompagnato nella sua vita". Ed è proprio nel dialogo che "Bachelet ha sempre visto una preziosa fonte di arricchimento collettivo, nonché uno strumento essenziale per la tutela del bene comune”.

 


 

 

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