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Nel ricordo di Vittorio Bachelet

di Vice



Il 12 febbraio del 1980, poco prima di mezzogiorno, il vice presidente del Csm e docente universitario Vittorio Bachelet, cattolico, prossimo a compiere il 20 dello stesso mese 54 anni, veniva freddato dal fuoco delle Brigate Rosse mentre si avviava in compagnia della sua assistente Rosy Bindi all'uscita della Facoltà di Giurisprudenza dell'Ateneo romano, in viale Regina Margherita, al termine di una lezione nell'aula "Aldo Moro".

Alla sua figura è dedicato l'incontro-dibattito dalle 16,30 alle ore 19 di oggi, nel giorno dell' anniversario del suo assassinio, organizzato dall'Associazione "Vittorio Bachelet", presso la Sala conferenze del Consiglio superiore della magistratura. In particolare, l'incontro affronterà il tema 'Stato di diritto e indipendenza della magistratura nell'Unione europea', introducono Cesare Pinelli dell'Università La Sapienza di Roma, già componente del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione, Filippo Donati dell'Università di Firenze, già consigliere Csm e presidente dell'European Network for the Judiciary (ENCJ), seguirà il dibattito che sarà concluso da Renato Balduzzi, ordinario di diritto costituzionale nell'Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente dell'Associazione 'Vittorio Bachelet'.


"Il professor Vittorio Bachelet era una persona degnissima, stimata per la sua cultura, per i suoi sentimenti democratici, la sua cristallina probità e il suo equilibrio, doti che lui aveva saputo esprimere nella professione di docente universitario e nell'alto incarico di vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura. Il nuovo infame crimine del terrorismo che ne ha stroncato la vita è un segno di estrema gravità politica oltre che un attacco di bestiale ferocia [...]".[1]

Con queste parole, pubblicate sulla prima pagina de l'Unità del 13 febbraio 1980, Enrico Berlinguer, segretario del Partito comunista italiano, rese onore al martirio di Vittorio Bachelet, barbaramente ucciso dalla Brigate rosse il giorno prima all'Università di Roma. Ma con l'omicidio di Vittorio Bachelet, "uomo mite, il cattolico colto, avanzato, aperto, il protagonista di una delle istituzioni supreme dell'ordinamento repubblicano, l'intellettuale dedito non al potere ma al servizio della comunità", come la sua figura veniva punteggiata nell'articolo di fondo, era come se il Pci avvertisse il definitivo crepuscolo dell'esperienza della "solidarietà nazionale", dell'incontro con la Democrazia Cristiana, partito in cui militava Bachelet, sfigurata dall'assassinio di Aldo Moro. E la riflessione affidata all'Unità, cioè al quotidiano che all'epoca era l'organo ufficiale del Pci, indicava il preciso stato d'animo politico, insieme con i timori, vissuto dal principale partito della sinistra italiana dinanzi alla morte di un uomo che "non era un leader politico in senso stretto; ma più ancora di un leader politico, egli sintetizzava quel complesso di valori che stanno alla base della convivenza nazionale e che rappresentano il bersaglio finale dei terroristi".[2]


Bachelet, al pari di chi lo aveva preceduto nel drammatico destino e ad altri che purtroppo lo avrebbero seguito in quella luttuosa stagione di sangue, fu un bersaglio mirato, quanto "facile" - come ammise nelle sue memorie l'autrice dell'omicidio, Anna Laura Braghetti - raggiunto dal terrorismo di sinistra, e capitalizzato, come divenne chiaro negli anni seguenti, da quelle forze nazionali e internazionali che agivano nell'ombra, che favorivano la corruzione, i traffici illeciti e le complicità di apparati dello Stato infedeli con la criminalità organizzata, burattinai che muovevano fili di trame destabilizzanti per la democrazia e di tecniche manipolatorie dell'opinione pubblica.

Non è un caso, che i brigatisti scelsero come obiettivo un cattolico aperto al dialogo come Bachelet, un rinnovatore e un riformatore la cui opera, come scrisse l'allora giovane giurista cattolico Carlo Cardia, sempre su l'Unità del 14 febbraio 1980, "è stata segnata da molti impegni e da una singolare ricchezza di interessi, in campo religioso. politico, scientifico e culturale. Ma ha seguito un tracciato limpido e univoco, per il quale era conosciuto e per il quale ne sentiamo oggi maggiormente la mancanza, un tracciato nel quale l'intensa fede religiosa si intrecciava a una fiducia tenace e severa nella nostra democrazia e nelle sue capacità di sviluppo, caratterizzando così una personalità tra le più organiche e insieme le più autonome del cattolicesimo italiano". Infatti, dall'attività nella Fuci e nell'Azione cattolica negli anni Cinquanta, l'impegno di Bachelet fu quello di un riformatore resistente in una Chiesa Cattolica ancorata ai principi conservatori di Pio XII. Ma tale impegno divenne solido e visibile nell'approdo al Concilio Vaticano II e con il pontificato di Paolo VI, il papa che nel 1964 lo nomina presidente dell'Azione cattolica con un preciso disegno innovatore, perché, scrisse ancora Cardia, "lo scontro è ancora forte con la tradizione geddiana e con l'ambizione mai spenta nei settori politici più moderati di usare le strutture religiose per avventure politiche". Un'operazione che Bachelet, con il sostegno di Paolo VI, promuove con successo, ma non senza contrasti all'interno della Democrazia Cristiana e della Curia romana. Il suo congedo dall'Azione cattolica rimane quello di un uomo che rifiuta le compromissione e ancor più divisioni pericolose per la democrazia. Un'etica che ripropone nell'assumere la vice presidenza del Csm e che negli anni ne fanno un "nemico" implacabile del terrorismo, quanto di quelle forze oscure cui ci si richiamava sopra, che scoprono in lui un altrettanto implacabile "nemico" per la decisione con cui lavora per la riforma dell'ordinamento giudiziario.

Propositi di alto profilo per quell'inizio degli anni Ottanta, stroncati dal fanatismo politico, che fanno immediatamente impallidire, in un inevitabile confronto, le lillipuziane riforme prive di respiro sociale e politico che agitano oggi il governo e che trovano il loro aedo nel ministro della giustizia.

Note

[1]Berlinguer: appello alla vigilanza e alla lotta unitaria, Unità, 14 febbraio 1980

[2] Carlo Cardia, Un altro cattolico democratico, Unità, 14 febbraio 1980

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