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Torino, un altro pomeriggio pacifico sfregiato dalla violenza estremista

  • Vice
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 1 giorno fa

di Vice


Torino non è violenta. Non lo è nella partecipazione di migliaia di persone, famiglie con bambini, giovani, studenti, lavoratori, a una manifestazione che nel pomeriggio di oggi, ultimo giorno di gennaio, ha testimoniato insieme con i promotori dei centri sociali, la volontà di poter esprimere liberamente il dissenso e rivendicare una politica sociale diversa, per alcuni alternativa, ma sempre al servizio dei bisogni dei cittadini, unico collante autentico democraticamente riconosciuto.

Una partecipazione che nella spontaneità ha saputo isolare per quasi tutto il tempo della manifestazione quelle frange disposte a tutto pur di raggiungere lo scontro muscolare con le forze dell'ordine. Così come è avvenuto in serata.

Ora, però, confondere una parte per il tutto, farebbe soltanto il gioco di chi dagli incidenti, che si sono registrati in corso Regina Margherita, coglie l'occasione per gettare benzina sul fuoco, criminalizzare il dissenso e la democrazia espressa dai cittadini, senza per questo voler minimizzare il lancio di bombe carta, l'aggressione a polizia e carabinieri, la sistematica ricerca del caos, la diffusione della paura nelle strade, la guerriglia urbana. Isolare la violenza e i loro apostoli facinorosi, professionisti della provocazione, è materia di ordine pubblico e giudiziario da applicarsi con la giusta severità ed estremo rigore.

Ma è anche prevenzione, accurato lavoro di "intelligence" e di rapporto con le forze antagoniste nei territori che investe ogni governo, di qualunque tendenza esso sia, per garantire la sicurezza dei cittadini e in ultimo, non meno importante, l'incolumità delle forze dell'ordine, chiamate a un'esposizione psicofisica spesso al limite del burnout. Un problema che non si può essere circoscritta soltanto alla categoria, ma che riguarda tutti noi. Sono inaccettabili le scene di aggressione a un poliziotto, le camionette date alle fiamme, la presenza di squadristi mascherati e inquadrati come una falange macedone all'assalto dei cordoni di pubblica sicurezza. Azioni che non possono non esacerbare gli animi e provocare posizioni radicalizzate tra gli stessi sindacati di polizia e carabinieri, costretti ad intervenire con dichiarazioni a caldo, in cui il piano emotivo prevale sul raziocinio.

Siamo così al cui prodest: a chi giova allora l'ombra pesante che puntualmente cade su una pacifica manifestazione? L'interrogativo è doveroso, per quanto si tratti di un terreno scivoloso, ma proprio per questa ragione si deve una risposta a Torino, alla sua comunità, ai suoi cittadini che continuano ad offrire comportamenti civili, inequivocabili e senza ambiguità, anni luce distanti dalla violenza sistematica che deturpa ogni pacifica manifestazione.


Del resto, è altrettanto inequivocabile che una parte della città, insieme con centinaia di persone arrivate da altre parti del Paese, ha vissuto un pomeriggio politico di grande intensità. Lo è stato negli slogan e nei suoi contenuti antagonisti al sistema, si sia d'accordo o meno, partendo da piazza Vittorio Veneto, epicentro dei più tronconi, da dove il corteo si è mosso verso corso Regina Margherita, davanti all'edificio che per trent'anni è stato gestito da Askatasuna, nel quartiere Vanchiglia, punto saliente degli scontri ancora in corso, mentre scriviamo.

Incidenti a parte, gravi, da condannare senza riserve, lo ripetiamo, non oscuriamo il messaggio politico inviato da migliaia di cittadini all'amministrazione comunale e al suo sindaco, Stefano Lo Russo. Di evidente c'è la richiesta che mantenga le promesse sulla riqualificazione dello stabile di corso Regina, magari provando ad uscire dalla comfort zone del non decidere per non sbagliare, in attesa che siano gli eventi a spianargli una strada priva di ostacoli e di rischi. Ad esempio, realizzare una grande biblioteca per Torino al Valentino è motivo di orgoglio, ma se si accentuano le differenze sociali, l'accesso al sapere diventa usufruibile soltanto per quote sempre ridotte di cittadini, e si tramuta in classismo.

Le migliaia di giovani in piazza a Torino, che tendenzialmente non si identificano in questa società, la cui età media galoppa di anno in anno verso l'alto, sono comunque una grande risorsa, un grande elemento di energia che non va disperso. Non nascondiamoci dietro a un dito: chiedono la soluzione di problemi che amiamo dibattere con vena accademica, ma che al momento di affrontarli, nascondiamo sotto il tappeto. Per quanto ancora?

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