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Migranti: ancora sbarchi in Sicilia, ancora decine di morti

Dietro il fallimento delle politiche europee

di Libero Ciuffreda


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Negli ultimi giorni sono ripresi con reiterata frequenza gli sbarchi in Sicilia di migranti: poco meno di mille persone a bordo di imbarcazioni o gommoni usurati, parte delle quali soccorso dalle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. Interrogate, gli ultimi della terra raccontano di essere partiti dalla Libia dietro il pagamento di migliaia di dollari, il ticket ai trafficanti di carne umana. Storie note, simili a quelle che nessuno può ascoltare, perché di bambini, donne e uomini inghiottiti nel grande cimitero del Mediterraneo, come le ultime vittime di metà agosto, annegate nel doppio naufragio a 14 miglia da Lampedusa. Una tragedia su cui indaga la Procura di Agrigento per naufragio colposo.

Tuttavia, le immagini rendono ancora più forti l’indignazione e lo sconforto quando quei fuscelli che ci ostiniamo a chiamare barche sono preda delle onde e si trasformano rapidamente in una trappola mortale con  esseri umani che cercano di approdare in Europa dopo giorni passati a “galleggiare” sospinti dalle correnti, bruciati dal sole, urlanti fino allo stremo delle loro forze. Non sempre galleggiano quelle barche della morte, spesso proprio in mezzo al mare cominciano ad imbarcare acqua o a sgonfiarsi e l’unica possibilità di salvezza è data dall’arrivo di qualche "aiuto" pronto a cercare di farli salire a bordo, prima che si ribaltino e che il mare “spinato” del Mediterraneo li inghiotta, nel vortice nero della indifferenza e dell’ignavia dei nostri opulenti Paesi.    

     

La denuncia di Mediterranean Hope

Giovani vite con il cuore gonfio di speranze, tragicamente ritrovati con i polmoni gonfi di acqua salata: sono ormai più di 30 mila i corpi ritrovati, forse di più quelli mai recuperati, prigionieri per sempre della politica che parla alla “pancia” del nostro Paese. Una politica che, in buona compagnia con altri partner dell’Ue, mira all’oblio, più che a cercare di introdurre efficaci norme per accessi legali e sicuri alle persone migranti e rifugiate. “Non sono tragedie, ma morti annunciate, ha riferito Marta Bernardini, coordinatrice dell’Osservatorio permanente a Lampedusa di Mediterranean Hope - Programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Queste sono morti annunciate, conseguenza delle politiche di respingimento che Europa e Italia portano avanti da troppo tempo". La colpa di queste morti non può certo essere imputata a chi decide di partire, ma è una precisa responsabilità politica dei governi europei, che cercano di nascondere ciò che continua a succedere o di spostare il problema altrove. Il risultato è quello a cui assistiamo: tragiche  storie che continuano a ripetersi e catturano l’attenzione soltanto quando tra le vittime ci sono neonati o donne che portano sulla loro pelle le “stigmate” della crudele violenza subita nelle carceri del nord Africa.


Ocean Viking, l'ultima aggressione dei libici

Non a caso, il 24 agosto pomeriggio nel Mediterraneo, a 40 miglia dalla Libia e in acque internazionali, alle tragiche immagini delle urla disperate delle persone in mare, si sono aggiunti i colpi delle mitragliatrici della guardia costiera libica: “Volevano ammazzarci, miravano alle persone, non c’è dubbio che l’intenzione fosse quella di farci fuori”. Lucilla Guernier del team Sos Mediterranée era sul ponte della Ocean Viking. Dopo aver effettuato due soccorsi e salvato 87 persone, una motovedetta libica (donata dal Governo italiano nel 2023!) ha aperto il fuoco, sparando centinaia di colpi, molti ad altezza uomo. L’assalto durato quasi mezz’ora, ha danneggiato la Ocean Viking: diverse finestre rotte, scialuppe di soccorso ed altre attrezzature da riparare. Anche per questo motivo il capitano della nave ha deciso di dirigersi verso il porto siciliano di Augusta e non verso Marina di Carrara, il porto assegnato dal Viminale.

Altra scelta odiosa del nostro Governo, vanto del Ministro Matteo Piantedosi, che per allontanare dal Mar Mediterraneo le navi delle ONG che si prodigano per salvare vite umane,  naufraghi stremati dal viaggio e vittime dei lager libici, autorizzano lo sbarco di questi disperati verso porti lontani centinaia, a volte migliaia di miglia dal porto più vicino delle coste siciliane. Stessa sorte è toccata alla ONG Mediterranea Saving Humans che considerata la vulnerabilità dei 10 minori che aveva a bordo, disobbedendo agli ordini del Ministero dell’Interno è attraccata a Trapani, anziché a Genova. La disobbedienza  in questo caso è una virtù!


Cancelliamo il Memorandum d'intesa con la Libia

Così come da più parti viene chiesto al Governo italiano di annullare il Memorandum d’intesa tra l’Italia e la Libia, in questi giorni i magistrati di Siracusa e l’Unione europea, vogliono vederci chiaro e capire chi ha autorizzato la Guardia Costiera libica a sparare contro la Ocean Viking, non colpi di avvertimento, ma deliberatamente per colpire equipaggio e naufraghi, oltre che danneggiare la nave. Il Memorandum con la Libia, tanto sbandierato dai diversi Governi italiani, non solo si è dimostrato inefficace a bloccare le “traversate della morte”, ma addirittura ha fornito armi, formazione e imbarcazioni, pagate dai cittadini italiani, che di fatto diventano ignari corresponsabili di ciò che sta accadendo in questi giorni nel Mediterraneo, come abbiamo scritto sopra. Così come più volte abbiamo denunciato anche per i Cpr in Albania, si è dinanzi a una politica fallimentare del nostro Governo che mostra tutte la sua incapacità e ambiguità, sostenuta soltanto da slogan elettorali, che ci costano milioni di euro.

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