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Lo spirito europeo oggi smarrito

Aggiornamento: 13 apr 2023

di Alberto Tazzetti*


Vorrei partire da un confronto tra la prima metà del XX secolo, caratterizzato da due conflitti mondiali su suolo europeo, e questo periodo del XXI secolo sfociato in una guerra che viene definita tra la Russia, l'invasore, e l'Ucraina, l'invaso, ma noi ben sappiamo che è una semplificazione. Dopo la Grande Guerra, dall'agosto del 1914 al novembre del 1918, la Germania Imperiale, sconfitta, fu oggetto di sanzioni e azioni risarcitorie estremamente severe che diedero il via a un crescente spirito nazionalistico che culminò nel nazionalsocialismo ed ebbe come interprete la figura di Adolf Hitler.

Dopo la Seconda guerra mondiale e, soprattutto Norimberga, Churchill pretese "la fine del regolamento dei conti" e sostenne con forza questa volontà e da allora il mantenimento della pace fu la base dell'intero progetto europeo, presupposto inimmaginabile della ripresa economica. Il sogno europeo fu una risposta all'incubo della guerra, delle distruzioni, dei crimini contro l'umanità e si fondò sulla convinzione che gli Stati europei fossero capaci, insieme, di superare il passato, e di affrontare le sfide crescenti del futuro: un'azione politica basata sulla solidarietà.

Quindi la scelta di non isolare e punire i tedeschi, come dopo il primo conflitto mondiale, consentì la riconciliazione e assicurò la ricostruzione economica, complice anche la divisione del mondo tra Est e Ovest e la contrapposizione tra le due superpotenze Usa e Urss. In "pillole", i due elementi: da una parte l'errore commesso che portò al nazismo, dall'altro il "percorso virtuoso" che riconciliò l'Europa, e mise le basi per la sua ricostruzione. Nel contempo, come accennato sopra la cold war, la "guerra fredda", identificò però il nuovo nemico contro cui unirsi, fino a quando si verificò il crollo dell'Unione Sovietica, quello che il presidente della Russa, Vladimir Putin, tre lustri, nel 2005, definì "la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo". Ne seguì l'allargamento a Est dell'Europa e della Nato, con un processo quasi bulimico che in qualche modo ricorda l'isolamento della Germania dopo il 1918, ora messo in atto spingendo all'angolo il nuovo vinto, la Russia.

Evidentemente, il fascino esercitato dal modello di vita europeo e occidentale fu ed è molto forte, ma da una parte ci fece inglobare culture ed economie disomogenee, facendo sviluppare oggi gelosie nazionali, che talora sono a copertura di vizi nazionali. Oggi siamo sempre un "grande sogno" , ma realizzato solo in parte, anche perché cerchiamo di irrobustirci, ma sempre osteggiati (in modo palese e subdolo) sia ad est che a ovest.

Abbiamo anche investito in modo lungimirante per costruire i nuovi cittadini europei, almeno quelli che dovrebbero essere la futura classe dirigente, con l'istituzione di Erasmus, ma la parte più visibile per il cittadino comune è la complessa burocrazia, l'incapacità di affrontare i grandi problemi odierni(ambiente, energia, sistema sanitario, migrazioni, diseguaglianze) con un approccio e con soluzioni che devono essere almeno continentali.

Io penso che l'Europa, soprattutto questa Europa cresciuta troppo in fretta, non sia percepita come la depositaria di una sovranità delegata da un'autentica cittadinanza europea.

Le scelte più importanti continuano a sfuggire allo sguardo dei cittadini e restano opache, lontane. E temo che l'estraneità sia il sentimento dominante, benché si avverta che è un passo avanti sulla scena mondiale rispetto alla precedente frammentazione. Per ritornare al punto da cui sono partito, oggi ci ritroviamo a rischiare gli errori del primo dopoguerra, ci ritroviamo con una guerra in Europa che non ci vede estranei, ma coinvolti, ci troviamo senza un disegno unitario del dopo, deprivati del ruolo di mediatori. Per non parlare dell'Africa, dove permane un colonialismo di ritorno.

In altre parole, a questa Europa manca oggi la capacità di affrontare all'unisono i grandi problemi, consapevole di dover fare rinunce ad ambizioni o interessi nazionali per essere un grande, indipendente, player globale, attore dei propri destino, severo, ma inclusivo come dopo il 1945.


* Intervento di ieri, 4 aprile, all'incontro "Europa: futuro o disillusione", organizzato dall'Associazione "Verso Itaca", centrato sulla relazione di Edoardo Greppi, professore ordinario di Diritto internazionale all'Università di Torino, e dall'intervento del prof. Pietro Terna, di cui si è già presentata la sintesi in: https://www.laportadivetro.com/post/europa-futuro-o-disillusione-un-dibattito-ripropone-la-cruciale-questione



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