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LO SCIOPERO IN PIEMONTE. Palombella: "Al governo diciamo, noi non ci fermeremo"


Migliaia di persone hanno partecipato a Novi Ligure (Alessandria) al corteo per lo sciopero regionale che dallo stabilimento ex Ilva ha raggiunto i Giardini Garibaldi, momento di raduno e di comizio del segretario generale della Uilm-Uil Rocco Palombella. Una manifestazione fortemente voluta a Novi Ligure dai sindacati di categoria dei metalmeccanici Cgil e Uil per ricordare la surreale situazione in cui versano gli stabilimenti ex Ilva. Dunque, uno sciopero che riflette per altri versi una delle più logoranti vertenze nella storia del nostro Paese, nata a difesa della produzione nazionale dell'acciaio e di un comparto produttivo che se messo alle corde avrebbe ripercussioni non soltanto sulla filiera e indotto, ma su un sistema oramai orfano di grandi gruppi nei settori strategici dell'industria.


La mobilitazione a Novi Ligure a difesa della ex Ilva

Rocco Palombella, che ha mosso i primi passi nel sindacato proprio da delegato dell'Ilva di Taranto sul finire degli anni Ottanta, non poteva non puntare nuovamente puntato il dito sull'ennesima pagina nera della storia dell'azienda siderurgica il cui destino è appeso a un filo per le inadempienze del governo e per l’irresponsabilità dell’assemblea dei soci incapace di assumere "le decisioni necessarie e definitive per il rilancio di Acciaierie d’Italia". Timori e preoccupazioni condivisi anche dal sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, che ha partecipato alla manifestazione che di minuto in minuto ha finito per declinare la parola d'ordine dello sciopero "adesso basta" sugli azionisti della multinazionale e su un governo che muto e grigio assiste all'ennesimo schiaffo dato a 20mila famiglie. Governo paralizzato e acritico verso un Gruppo industriale che in quattro anni, ha ricordato Palombella, "ha combinato solo guai".

Del resto, che cosa ci si può aspettare da un governo, si è chiesto retoricamente Palombella, che cerca di intimidire il sindacato e che, sulla scia di quelli precedenti, ha deciso di non coinvolgere le organizzazioni sindacali, con il risultato di una Finanziaria che non tiene conto delle proposte che Cgil Cisl e Uil hanno presentato nella piattaforma unitaria. La linea è chiara, ha sottolineato il leader della Uilm-Uil: "tagliare tutto e tagliare anche le parti sociali. La manovra di 24 miliardi è quasi tutta a debito, in continuità con il passato e ci farà arretrare ancora di più".



Povertà da record in Italia

Arretramento nella desolazione, se come è stato ancora ricordato, lo scenario vede l'Italia alle prese con una inflazione record che erode salari e pensioni, un aumento smisurato delle bollette e del carrello della spesa, mutui e affitti alle stelle e, quasi a sintesi dell'inizio di una incipiente depressione sociale, più di 5 milioni di poveri assoluti con il 63% delle famiglie che non arriva a fine mese. Sullo sfondo si hanno guerre devastanti con migliaia di morti e una pandemia mai finita che peggiorano ancora di più la situazione.

Da Palombella, infine, l'affondo sulla presunta "madre di tutte le riforme", quella costituzionale, argomento di distrazione di massa con cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni cerca di sedurre il Paese anziché "affrontare i problemi reali delle cittadine e dei cittadini", dalla sanità - più di 4 milioni di persone non possono curarsi per questioni economiche e per le lunghe liste d’attesa - alla vera "madre" di tutte le questioni: la riforma del fisco, che si sostanzia in un'evasione che ha raggiunto l'iperbolica cifra di 100 miliardi di euro. Denaro sottratto alla collettività, risorse tolte agli investimenti produttivi.

Per tutte queste ragioni, il monito rivolto al governo da un movimento sindacale in crescita di credibilità nel Paese, è stato chiaro: "noi non ci fermeremo".


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