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Le aspirazioni aristoteliche della destra sovranista



Scrive bene, anzi benissimo il politologo Sergio Fabbrini su Il Sole 24 ore di oggi, domenica 28 agosto, a proposito delle contraddizioni che affliggono la destra sovranista, incapace di rimanere muta in attesa del trionfo che si pregusta fin dagli exit poll del 26 settembre. Sergio Fabbrini nota, infatti, con una punta di civettuolo sarcasmo, che non è necessario "scomodare Aristotele per capire che non si può, nello stesso tempo, sostenere un argomento e il suo contrario. E a puntello della sua tesi, cita due esempi: 1) il proposito espresso dai sovranisti di modificare il Pnrr, perché non riflette il loro programma; 2) le critiche mosse all'Unione Europea accusato d'incapacità nel frenare l'ascesa del costo del gas.

Sul primo punto, Fabbrini ricorda, e lo fa la pazienza che si riconosce all'entomologo alla ricerca di parassiti, che la procedura di modifica del Pnrr è estremamente complessa e pone severi vincoli al nostro Paese, come a qualunque altro che ne benefici. Del resto, si tratta dell'erogazione di un pacchetto miliardario di euro di cui finora non c'era traccia nella storia finanziaria dell'Unione Europea. Dunque, atti burocratici e amministrativi che necessariamente si ispirano alla prudenza e alla cautela che si devono alla gestione di somme così cospicue In altri termini, anche se Fabbrini si nega a forme così esplicite, ma lo dà a intendere, il Pnrr non è modificabile sulla scia di uno dei tanti slogan di cui è ricco l'armamentario propagandistico dei sovranisti.

Sul secondo punto, il politologo è più diretto e invita la destra sovranista, prima di sparare "palle di cannone contro l'inerzia dell'Ue di fronte alla crescita del prezzo del gas", a fare ammenda degli errori del passato e ad avviare con i propri elettori una sincera autocritica su come e grazie a chi si è arrivati a dipendere totalmente o quasi dalle forniture russe. Da qui il suggerimento a praticare una soluzione di buon senso che salderebbe indirettamente il secondo punto al primo: la costruzione di una unità d'azione politica con Bruxelles per evitare effetti divisivi e l'indebolimento dell'istituzione sovranazionale nel contrasto a Putin.

Una strada peraltro obbligata per il nostro Paese che con un debito pubblico sopra il 150 per cento del Pil non ha proprio le carte in regola per diventare alfiere e promotore di una politica energetica, se non attraverso alleanze strategiche e solidi progetti. Insomma, non si può picconare l'Ue e poi pretendere di farle la morale sulla sua azione politica.

Ma la prospettiva di un'involuzione dei rapporti con Bruxelles diventerebbe allarmante se il disegno dei sovranisti - messo in discussione il Pnrr - fosse quello di consegnare l'Italia più alla testa di un'Europa di serie B che veda in prima fila i paesi del gruppo di Visegrad, che in posizione paritetica con l'Europa a trazione Germania e Francia. A quel punto, con buona pace di Aristotele, il principio di non-contraddizione varrebbe meno di un nichelino. Nulla di drammatico, sia chiaro. Dopo il famoso motto "uno vale uno" di grillina memoria, su cui c'è chi ha costruito le proprie fortune nell'empireo internazionale, il peggio non deve più sgomitare: ha pieno diritto di asilo.





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