LA SETTIMANA FINANZIARIA. "S'allarga" lo Stretto di Hormuz...
- a cura di Stefano E. Rossi
- 18 apr
- Tempo di lettura: 4 min
La tregua tra Usa e Iran rilancia i mercati, ma avanza lo spettro dell'inflazione
a cura di Stefano E. Rossi

Quando la guerra si fa dura… toccherebbe ai duri, eccetera, eccetera. È arrivato quel momento e le scelte di campo non si potevano più rinviare. E così, il blocco europeo si è rinsaldato intorno ai valori comuni, al senso di appartenenza e agli interessi generali. Ma, un po’, anche intorno agli interessi particolari. Poi, ecco che arrivano le tregue, un time-out inevitabile quando si è persa la sintonia e si sta perdendo, probabilmente, anche la partita. Ora, a bocce ferme, l’Iran riapre anche la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz.
Ognuno guarda in casa propria e non trova situazioni rosee. Si corre, tutti, ai ripari come si può. Questa la situazione da noi: Pil allo +0,5%, inflazione al +1,7%, produzione industriale in frenata (mese di febbraio: -0,1%). Ma i dati non registrano ancora il picco della burrasca.
A livello planetario, il Fondo monetario internazionale (FMI) ha stimato l’inflazione globale in aumento al +4,4% quest’anno e al +3,7% nel 2027. La crescita del Pil al +3,1% nel 2026 e +3,2% l’anno successivo (era stata in media al +3,7% nei vent’anni ante covid). Proponeva anche uno scenario avverso: inflazione globale al 5,4% quest’anno con il persistere del caro energia (Pil +2,5%), se non addirittura oltre il 6% (scenario severo) se si fosse continuato a distruggere le infrastrutture iraniane e crescita mondiale ridotta al +2%. Permane il rischio di razionamento dei carburanti e un caro energia che proseguirà il suo effetto trascinamento.
Più ragionamenti sui numeri, meno sulle chiacchiere
Far chiarezza in Europa e negli Usa sui rispettivi posizionamenti di geopolitica e di business aiuta i mercati, che meglio interpretano gli scenari futuri. Le borse hanno messo il muto al vocale delle interviste ai premier, ragionano meno sulle dichiarazioni e più sui numeri. Salgono tutte, sulle attese, e la visione che sembra prevalere è quella dell’ottimismo. Indice Nasdaq +6,84% (tecnologici Usa), S&P500 +4,53% (azionario Usa), DAX +3,77% (Germania), Nikkei225 +2,73% (Giappone), FTSEMib +2,65% (Italia), CAC +2,00% (Francia). Altro effetto collaterale: l’Euro si riapprezza. Da inizio mese è passato da 1,146 a 1,176 sul dollaro, dopo aver toccato 1,185 nella mattina di venerdì. Tutto quello che si paga in dollari ci costerà un tantino di meno.
L’oro sta a guardare. Resta fermo a 4.834 dollari l’oncia (132 euro al grammo). Il petrolio greggio (WTI) perde un decimo del suo valore in dollari e chiude a 85,57 al barile. Il Brent, passa da 120 a 91,57. Il gas naturale, che un mese fa era a 61, è crollato a 39,4 dollari il Mwh. Ma fare il pieno al distributore costa sempre caro come prima. Il gasolio da autotrazione si paga oltre i 2 euro al litro. La giustificazione è quella che si tratta di scorte acquistate al pezzo vecchio. Facciamo finta di crederci, la scusa può anche tenere, ma non tanto a lungo. La prossima settimana vedremo.
Come d’abitudine, i corsi dei titoli anticipano gli avvenimenti. Tant’è che, nonostante si stia intensificando la presenza militare americana in Medio Oriente, con i continui invii di decine di migliaia di soldati, si dà per scontata una definitiva pacificazione con gli accordi di Islamabad o, in qualche altro modo, una risoluzione del conflitto. Inoltre, stanno per arrivare le trimestrali di marzo e le prime approvazioni del bilancio 2025. Le aspettative per i dividendi sono alte.
Mps-Mediobanca: "risorge" Lovaglio
Piazza Affari festeggia come tutte le altre borse del mondo. Sugli scudi c’è il gruppo bancario Mps-Mediobanca. La quotazione azionaria cresce a due cifre sull’onda delle recenti vicende assembleari. A Siena, evidentemente, non tutte le ciambelle vengono col buco. Il vuoto era stato creato intorno a lui, Luigi Lovaglio. Il Direttore Generale era stato dimissionato a sorpresa, nonostante i sorprendenti risultati ottenuti durante il suo mandato. Infine, era stato cacciato dal Cd’A. E invece lui, dato ormai per spacciato, è rientrato in gioco con una lista minoritaria, quella della Pit Holding. E ha riempito il buco, il vuoto che avevano cercato di costruirgli intorno. Era stato l’artefice del risanamento di un istituto di credito in dissesto e della conquista di una storica banca d’affari, Mediobanca.
In pochi lo credevano in grado di vincere quelle sfide. In pochi credevano che l’avrebbe spuntata anche adesso. Invece, si è prodotto in un vero e proprio prodigio: ha frantumato l’alleanza Caltagirone-Del Vecchio, ha portato dalla sua il Banco Bpm e la holding Delfin di Del Vecchio ed è saltato al comando. Questo, nonostante le manovre difensive di Caltagirone, che forse mangiando la foglia, aveva rinforzato la sua partecipazione dal 10,2% all’11,5%. E quando, inaspettatamente, Luigi Lovaglio si è assicurato la maggioranza in Cd’A il titolo in borsa ha festeggiato. Ogni giorno ha incassato un rotondo +4%. Ora in Cd’A (Consiglio d’Amministrazione) il manager ha un solo voto di vantaggio è sarà dura, di sicuro. Però, intanto, a capo del gruppo ora c’è lui.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.
I Tori: Mediobanca +14,36%, Banca Mps +13,38%,
Gli Orsi: Eni -9,14%, Saipem -6,29%.
FTSE MIB: +2,65% (valore indice: 48.869).
I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.










































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