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SETTIMANA FINANZIARIA. Ora "basta la parola..." di Trump

Quanto gioca l'imprevedibilità del tycoon sui nostri consumi

a cura di Stefano E. Rossi

Pensavamo di essere entrati nell’era dell’A.I. (Artificial Intelligence). E invece ci siamo ricacciati nell’era del Tam Tam, del tribale passaparola: papà, Trump ha fatto la tregua con l’Iran, vai a fare il pieno! È lunedì e, io, riprendo il messaggio un attimo dopo. A mia moglie: tesoro esci dall’ufficio, vai a fare subito il pieno. Ma fai in fretta, Trump potrebbe parlare di nuovo. Potrebbe sembrare strano. E invece no, ormai la frenesia del caro-benzina è diventata la quotidianità. Da noi è mezzogiorno e, nell’arco di una manciata di minuti, il prezzo del greggio a New York scende da 98,59 a 86,11 dollari il barile. Ma dura poco e venerdì il costo dell’energia è già risalito. Chiude la settimana a 99,64. Stessa sorte per il Brent a Londra: da 108,37 a 94,47 dollari il barile (chiusura 105,32). E il gas naturale (TTF) gli fa eco: da 61,95 a 55,10 euro il MWh (chiusura 54,17). Non si tratta di un vero e proprio crollo, però segna l’interruzione di una preoccupante fase rialzista. Il Governo prova le contromosse e vara una riduzione temporanea delle accise: -25 centesimi di euro fino al 7 aprile. Ma il mercato, come si sa, vince sempre sulle azioni di contrasto e, pochi giorni dopo, si divora anche il bonus. Così, per gli automobilisti, alla fine, il prezzo alla pompa non sembra aver subito variazioni di sostanza.

E adesso pure l’inflazione diventa un sorvegliato speciale. Le previsioni di un’ulteriore crescita del prezzo dei carburanti per autotrazione e del gas domestico incideranno sull’indice dei prezzi al consumo trainandolo dall’attuale +1,6% fino a sfiorare il +3,0% annuo.


Inflazione e spread controllati speciali

Anche le stime di crescita del PIL sono in fase di aggiornamento proprio in questi giorni. Se la guerra in Iran proseguirà per qualche mese, lo scenario più avverso ci indica che il Prodotto Interno Lordo nel 2026 potrebbe registrare una riduzione del -0,7%. Invece. le stime di inizio anno lo vedevano crescere di +0,4 o +0,5%, secondo diverse fonti statistiche.

Sotto pressione adesso finisce anche lo spread. Ormai il divario del nostro Btp contro il Bund tedesco è prossimo a un punto percentuale, cioè 96,5 punti base (significa che i tassi sui nostri titoli di stato sono superiori del +0,96% su quelli tedeschi). Festeggiano gli investitori, piangono i conti pubblici. Siamo sempre il fanalino di coda in Europa e, per colpa dello scenario internazionale, in pochi giorni abbiamo bruciato i vantaggi che, faticosamente accumulati, si erano tradotti in minori interessi sul debito pubblico. Nel confronto con gli altri, notiamo che lo spread della Grecia è di 93,6 punti base, in Francia è 74, Spagna 54 e Olanda solo 9,2.

L’oro scivola ancora, fino a 4.495 dollari l’oncia. Di fatto, chiude poco lontano dai valori di inizio settimana. Ma, nel mezzo, c’è il crollo per l’euforia delle dichiarazioni di Trump, che sono poi rientrate in poco tempo causando un bel rimbalzo all’insù. Un identico deprezzamento di inizio settimana si vede per l’euro contro il dollaro. Ma l’euro, però, non recupera e il cambio resta a 1,141.

Per ultimo, l’indice di volatilità dei mercati. Il VIX a Chicago sale senza tregua da mesi e oggi tocca 31,6. Interpreta al meglio l’aumento smisurato del rischio di borsa per le incertezze della situazione economica, del commercio internazionale e sul fronte geopolitico. Quello di venerdì è il valore più alto degli ultimi dodici mesi. Infatti, eravamo a fine marzo 2025 quando Trump si inventava le tavole dei dazi, facendo letteralmente impazzire le borse. Scopriremo presto se il Vix in salita sarà il preludio di un’altra maledetta primavera.

Piazza Affari galleggia tra euforie e improvvidi spaventi. Tra i titoli del listino che si apprezzano di più spicca Recordati, il gruppo farmaceutico specializzato nella ricerca applicata alle malattie rare, come la sindrome di Cushing e l’iperammonemia. Mercoledì sera il fondo britannico di private equity CVC Capital Partners ha comunicato alla società un’offerta di acquisizione al prezzo di 52 euro per ogni azione, pari al +12% rispetto alla quotazione corrente. È una proposta da 10,9 miliardi di euro (12,5 miliardi di dollari). CVC partecipa già dal 2018 in Recordati con una quota del 46,82%. Ai tempi, l’iniezione di capitali freschi aveva consentito di consolidare il posizionamento internazionale e di accelerare la ricerca e l’innovazione. Se l’Opa andrà a buon fine, il controllo totale permetterà al gruppo di potenziare le strategie di espansione e di acquisizione mirata di altre promettenti realtà del settore.


Previsioni "giovani"

Una notizia tra l'attualità e la politica (pensiamo ai recenti risultati del referendum). Le indagini demografiche indicano che, in Italia, i giovani tra i 15 e i 34 anni sono il 20,6% della popolazione. La loro presenza si è ridotta di 3 milioni negli ultimi vent’anni. È scesa del 5% ed è destinata ad abbassarsi fino al 18,6% nel 2070. Però, benché la quota giovanile sia decisamente minoritaria, tra chi si trova nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni ha trovato un impiego solo il 19,7%, mentre in Germania lavora il 50% dei giovani. È il Centro Studi di Confindustria a comunicarlo nel suo ultimo rapporto. Denuncia inoltre che, in cinque anni, circa 190 mila giovani hanno lasciato l’Italia. La metà di essi erano laureati. Il basso livello di occupazione giovanile è il vero paradosso del Bel Paese, nel quale, stando alle conclusioni dell’ufficio studi confindustriale, la mera politica degli incentivi si sta rivelando inadeguata.

Per contro, il Rapporto di Previsione – Primavera 2026 evidenzia la strenua capacità di resilienza delle nostre imprese nei confronti dell’elevata incertezza internazionale. Nonostante la nuova struttura dei dazi Usa possa comportare perdite per l’export italiano stimate in 16 miliardi di euro in cinque anni, l’italica capacità di adattamento riesce anche stavolta a prevalere. Ogni anno, circa l’8% dei prodotti cambia mercato di destinazione e il 9% quello di origine. È un ritmo di sostituzione che non ha pari in Europa ed è superiore persino a quello delle imprese tedesche. Una buona notizia, che allevia qualche sconforto.

 

Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.

I Tori: Recordati +9,40%, Amplifon +8,89%,

Gli Orsi: Diasorin -8,63%, Poste Italiane -7,72%.

FTSE MIB: +1,26% (valore indice: 43.379)

 

I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.

 

 

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