SETTIMANA FINANZIARIA. Avanza l'inflazione Usa: i conti di Trump ora non tornano più
- a cura di Stefano E. Rossi
- 11 apr
- Tempo di lettura: 5 min
a cura di Stefano E. Rossi

Stendiamo un velo pietoso sugli orrori della guerra e sulle schizofrenie… presidenziali Usa sul vicino oriente. Materia pervasiva, ma ampiamente trattata in altre rubriche e articoli de La Porta di Vetro. Perciò, ci fermiamo alla sterile cronaca settimanale dei suoi riflessi economici: petrolio greggio WTI 96,57 (-13,42%), petrolio Brent 94,33 dollari al barile (-13,48%), gas naturale TTF 43,85 euro a MWh (-12,37%). Scendono tutti mercoledì mattina alla notizia del prolungamento della tregua in Iran. Oro a 4.751 e Argento a 76 dollari l’oncia, entrambi senza significative fluttuazioni.
Trump non sembra avere tutte le carte in mano per il nuovo gioco di guerra. Qualcosa gli sfugge e negli Usa aumenta l’inflazione. Il mese di marzo consegna agli americani un consistente aumento dei prezzi. Su base annua, crescono dal +2,4% al +3,3%. La benzina è il principale imputato. Le velleità dell'inquilino della Casa Bianca per la riduzione del tasso ufficiale si infrangono sui solidi e spigolosi scogli che affiorano ad ogni riunione mensile della Federal Reserve. Con queste premesse, non sarà Jerome Powell, ormai prossimo alla scadenza del mandato, ad accontentare i desideri di politica monetaria di Trump.
Spread Italia peggiore in Europa
Sempre in tema di tassi, il titolo di Stato americano di riferimento, il T-Bond, rende il 4,316% e la quotazione scende a 111. Lo spread italiano migliora un po’ e accorcia le distanze dal bond tedesco a 78 punti base. Però, resta peggiore della Francia (65) e dei cosiddetti Paesi ex-PIGS, cioè Grecia (73), Spagna (54), Portogallo (40) e Irlanda (24). Mercoledì il rendimento del Btp a 10 anni passa in poche ore dal 3,99% al 3,66%. Poi, ritorna su e chiude a 3,85%. L’indice Vix (la volatilità e il rischio mercato) dopo aver toccato a fine marzo un massimo a 31,05, per fortuna sta ripiegando. Chiude la settimana a 19,23, su ottimistici valori ante-conflitto. Anche il dollaro vive il suo contraccolpo del mercoledì. Si indebolisce contro l’euro e chiude a 1,17. Breve nota finale: questa settimana si sono deprezzati il dollaro e il petrolio, ma non il prezzo dei carburanti per i consumatori. E, chiaramente, nemmeno per il settore dell’autotrasporto merci, che per protesta ha proclamato un fermo nazionale dal 20 al 25 aprile.
Alla borsa piace la tregua. Anche quella che, di fatto, non c’è. Lo stretto di Hormuz è restato pressoché impraticabile e sono continuate in tutta l’area mediorientale le azioni di guerra, che hanno per ora risparmiato solo l’Iran. La speranza è tutta riversata sui negoziati. Nell’attesa, i mercati hanno dimostrato fiducia, recuperando le posizioni perdute.
Borse: fiducia ritrovata
Mercoledì mattina Piazza Affari apre con un balzo del +4,17% e poi resta lì fino a fine settimana. Lo stesso avviene in tutte le borse in giro per il mondo. A New York S&P500 chiude a +3,56%, a Londra il FTSE100 +1,51%, a Parigi il CAC40 +3,73%, a Tokyo il Nikkei +7,15%.
La banca d’investimenti Jefferies promuove STM Microelectronics. Il gruppo beneficerà dell’aumento dei prezzi dei chip analogici, oltre che da solidi ordini di ricetrasmettitori ottici, che vengono utilizzati per collegare i data center di intelligenza artificiale. Anche Prysmian riceve un aggiornamento favorevole del rating. In questo caso, è la banca svizzera UBS ad aumentare il target price (la quotazione ottimale) al livello di 135 euro per azione. Oggi sta ancora a 119,80. Le divisioni Digital Solutions (fibra ottica) e Transmission (alta tensione), focalizzate sull'elettrificazione dei data center e che incidono per il 10% dei ricavi, contribuiranno per la metà della crescita degli utili del gruppo nel prossimo biennio.
L’azione Leonardo va giù e perde oltre il -9%, ma resta vicina ai massimi storici. Insieme ad altri colossi a partecipazione pubblica, è stata oggetto della sostituzione di alcune cariche di vertice. Lorenzo Mariani prende il posto dell’AD Roberto Cingolani. A causare l’avvicendamento non sono stati di certo gli ottimi risultati del gruppo e tantomeno il rafforzamento del titolo in borsa, che negli ultimi cinque anni ha cumulato un incremento del +696%. A pesare è stato il disallineamento dell’AD dimissionato con la linea geopolitica attualmente imperante. Sul fronte bancario, alla porta è stato messo il Direttore Generale di Banca MPS, Luigi Lovaglio. E lui, pur con poche speranze, ha provato a resistere ricandidandosi ad Amministratore Delegato con un’altra lista concorrente. Da tutti, viene riconosciuto a Lovaglio di essere stato il vero artefice del risanamento della banca senese, oltre che del successo nell’assalto a Mediobanca. Ma fare bene attira sempre troppe attenzioni, interessi e, negli affari (e/o nella politica) come nella jungla, stimola appetiti che può soddisfare solo chi può imporre il proprio dominio.
Nutella e non solo attorno alla Luna
Usciamo, ma solo in apparenza, dalle questione economico-finanziaria per andare nello spazio... Le avevano detto che lassù c’era …spazio e così lei, l’astronauta Christina Kock, si è portata anche un barattolo di Nutella. In assenza di gravità, s’era già visto bere il caffè della Lavazza. L’aveva preparato Samantha Cristoforetti dieci anni fa con la caffettiera spaziale ISSpresso prodotta dalla Argotec di San Mauro Torinese. Ora, nella dispensa orbitante manca solo un bel bicchiere di spumante astigiano e si potrà dire che il cerchio del gusto cosmico piemontese si è chiuso in bellezza. Francamente, sulla navicella Orion della missione spaziale Artemis 2 eravamo convinti di aver portato altro. Si sapeva che c’erano pezzi di Torino, come la struttura primaria e secondaria e i vitali sistemi di controllo termico prodotti da Thales Alenia Space. Altre parti arrivavano da Rogoredo (MI), come l’avionica e i pannelli solari di Leonardo e, ancora, provenivano dal Fucino i sistemi di supporto operativo di Telespazio. Invece, a sorpresa, lo scorso 6 aprile ha fatto la sua prepotente irruzione anche la Ferrero.
Discrezione tutta albese
Ad Alba, le bocche sono cucite sui risvolti economici dello spot involontario. Si limitano a dichiararsi Onorati di aver viaggiato più lontano di qualsiasi altra crema spalmabile nella storia, portando la diffusione dei sorrisi a nuove vette. Ma è certo che stiano attendendo con curiosità e malcelata tensione i prossimi dati quindicinali. Solo verso la fine del mese, quindi, conosceremo l’impatto sui volumi delle vendite di quei venti secondi, con il barattolo in primo piano, trasmessi ai milioni di spettatori collegati in diretta con la Nasa. Però, non da meno, c’è stata anche la diffusione sui social. In un solo giorno le interazioni sono arrivate a superare il milione di volte e le citazioni online di Nutella sono aumentate del 910%. Il giorno successivo, oltre 500 testate giornalistiche hanno ripreso il fenomeno generando una seconda ondata di circa 300 mila click.
La Nasa "precisa"
Da Google apprendiamo che picchi di tali dimensioni si traducono solitamente in un incremento delle vendite d'impulso del 2-3%. Un analogo spot, che riguardi una campagna pubblicitaria intenzionale, avrebbe il costo di 15-20 milioni di dollari. La Nasa si è affrettata a dichiarare ufficialmente che non si è trattato di product placement (cioè una promozione di prodotto) a pagamento. Chiarimento dovuto, per uno strumento di marketing remunerato che è molto in uso. Volendo ricordare alcuni casi, fra i tanti avvenuti un passato, celebre fu quello delle caramelle Hershey Reese’s Pieces, usate per attirare l’extraterrestre nel film E.T. Avevano provocato un aumento delle vendite del +65%. I Ray-Ban Aviator di Tom Cruise in Top Gun avevano suscitato un +40%. Torniamo alla valenza del nostro settore aerospaziale. I più recenti dati Istat prendono a riferimento ancora il 2021 e sono stati diffusi soltanto nel dicembre scorso. Rivelano un misero contributo al Pil, solo dello 0,1%. Per nostra fortuna, questa è una percentuale in crescita esponenziale, tant’è che nel distretto piemontese, da quella rilevazione, il giro d’affari annuo si è più che raddoppiato. Per le sole missioni Artemis, il fatturato dell’intera filiera italiana ha raggiunto circa 2 miliardi di euro. Di questi, 6-700 milioni sono riferiti a contratti con lo stabilimento torinese di Thales-Alenia Space. Ai quali, abbiamo ora scoperto, si potrà aggiungere lo scontrino di una dispensa orbitante colma di barattoli di Nutella.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB
I Tori: STMicro +16,52%, Prysmian +14,42%,
Gli Orsi: Leonardo -9,56%, Avio -3,89%.
FTSE MIB: +4,35% (valore indice: 47.609).













































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