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OSSERVANDO I NOSTRI TEMPI


Il bisogno di vicinanza congiunta dei genitori per il bambino

di Domenico Cravero


La rivalutazione culturale e pedagogica della genitorialità richiede che si superi il concetto di ruolo materno e paterno, e che si parli piuttosto di spazi, di approcci educativi che entrambi i genitori, in modi complementari, sanno coniugare. Non più quindi ruoli rigidamente connessi all'identità di genere, ma reciproca interscambiabilità e complementarietà, interventi che si integrano e si completano. Questi spazi educativi presuppongono un’intesa familiare da costruire e sostenere senza sosta.

Ciò che importa è che la comunicazione affettiva, lo spazio del dialogo e dell'ascolto, l'accudimento quotidiano (spazio materno), non neghino ma conducano al giusto riferimento alle regole, alla rielaborazione della trasgressione, alla trasmissione e alla testimonianza dei valori fondanti del vivere (spazio paterno). I primi a richiedere che mamma e papà educhino insieme, sono i figli.

Ciò che essi vogliono non è il padre senza la madre e viceversa, ma la loro vicinanza congiunta. Il riferimento sicuro per i figli è la coppia genitoriale. Essi sanno di essere il frutto della loro unione e vivono i dissensi e divergenze tra genitori (anche quando ne approfittano) come una ferita e la divisione di coppia come un torto.


Madri e padri allo stesso tempo

Nell’attuale distribuzione del lavoro e nelle giuste attese degli adulti, la condizione auspicata è che lavorino entrambi i genitori. È normale quindi che i genitori siano fuori casa per la loro attività, spesso in modo alternato (in base ai turni di lavoro o a altre condizioni) fin da quando i figli sono piccoli. In questi casi la continuità dei modelli genitoriali è essenziale: i genitori sono chiamati a confermarsi reciprocamente ed essere entrambi padri e madri al tempo stesso. Anche il concetto di responsabilità parentale, che sostituisce quello di patria potestà, mette in evidenza la condizione ottimale che gli adulti di riferimento siano padre e madre insieme, come modelli d'identificazione per i figli.

Il ruolo sociale del padre è divenuto oggi più difficile, a motivo della caduta dell’autorità educativa e della progressiva valorizzazione del ruolo prevalentemente affettivo dei genitori verso i figli. I due codici non si costruiscono però nella competizione ma nella complementarietà: ognuno ha bisogno della conferma dell'altro. Senza il codice paterno, tuttavia, anche quello materno decade: avanza una società senza genitori (crisi della genitorialità) ma anche senza figli (denatalità).

 

L’ostacolo del plus materno

Quando madri e padri educano insieme, i genitori si sentono rassicurati e fiduciosi, e i figli vivono più intensamente sia l’attaccamento sia l’esplorazione del mondo e il distacco. Fare insieme i genitori è una vera conquista: si ottengono successi concreti con i figli e i genitori arricchiscono la loro intesa profonda e la loro relazione.

Per decenni si è insistito sui “padri assenti”, che nel frattempo hanno recuperato un po’ della loro presenza e del loro compito. Oggi però si è creato un problema nuovo, che rende più difficile l’intesa genitoriale e sta creando difficoltà educative. È il plus-materno. Questo eccesso della madre evidentemente non satura l’insufficienza paterna, ma la peggiora, aggiungendo un ostacolo che la cultura tende però ad assecondare. Il plus-materno diffonde il mito della madre meticolosamente perfetta, sempre dedita ed esclusiva. La sua generosità inesauribile ambisce a una gratificazione e realizzazione di sé sconfinate, ma difficilmente integrabili nella coppia genitoriale. L’attaccamento materno rischia di essere frainteso: allattamento senza limiti, contatto fisico (a volte anche il bimbo in fasce al petto), condivisione del letto matrimoniale, totali disponibilità di orari, per evitare abitudini e routine.

Il plus-materno sono mamme pronte a rispondere con la massima tempestività ai pianti o alle emozioni del bambino. Le porte di casa sempre aperte, il proprio corpo sempre disponibile… Il bambino non può prendere il posto che occupa il padre. Il corpo della madre è un dono a tempo, non appartiene al figlio. Si trascura il bambino, fino anche a maltrattarlo, non solo privandolo della presenza genitoriale quando ne ha bisogno, ma anche con una presenza eccessiva e soffocante. La pedagogia del limite non invade, ama e sostiene, ma senza iperprotezione. Il limite struttura, non chiude, orienta. La fantasia che la madre “senta” e intuisca, quindi sappia e non sbagli, non ha fondamento empirico.


La fisicità dell'accudimento

Nella maternità c’è anche una dimensione "materica", che fa riferimento alla dimensione fisica, tangibile e corporea dell'essere madre. Esiste una fisicità dell'accudimento: il contatto pelle a pelle, l'allattamento, il cullare, il cambio dei pannolini, le notti insonni. La trasformazione biologica e corporea della donna che diventa madre, durante la gravidanza e il post-parto, hanno una loro unicità. Questo però non comporta che la madre consideri il figlio come cosa propria, carne della sua carne. È vero che la vita uterina si nutre del sangue materno ma quell’organismo che cresce è un altro corpo. Quando si cade nel culto della maternità naturale, il bambino potrebbe essere vissuto come un prolungamento narcisistico di sé. Si diventa madri quando si accetta di perdere l’illusione della carne. Non si diventa automaticamente donne con la maternità, piuttosto: rimanere innanzitutto donne contribuisce a fondare la maternità responsabile.

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