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L'APPUNTAMENTO DI OGGI Mauriziano ore 17, nel ricordo dell'ing. Daniele Franchi

Aggiornamento: 11 gen



Promosso dalle associazioni Verso Itaca e La Porta di Vetro, l'incontro di oggi alle 17, all'Aula Carle dell'Ospedale Mauriziano, vuole ricordare la figura dell'ingegner Daniele Franchi[1], a due anni dalla sua scomparsa[2]. Dirigente industriale e politico, amministratore pubblico, la parte finale dell'esistenza di Daniele Franchi si è così strettamente intrecciata con le vicissitudini dell'Ordine Mauriziano e dell'ospedale Umberto I di Largo Turati, da mettere quasi in retroguardia la sua esperienza professionale e politica di alto profilo, unanimemente riconosciuta.

Ma su Daniele Franchi, come era accaduto anche ad altri amministratori, l'ospedale Mauriziano aveva esercitato un'attrazione particolare, una sorta di discesa inconsapevole nelle pagine secolari della storia dell'Ordine che spingeva a un processo di identificazione risultato poi determinante e decisivo nelle sue future prese di posizione politiche in nome della ricerca della verità.


L'attrazione della storia. Tra una visita e l'altra di re Vittorio Emanuele III, che onorava la memoria del padre ucciso dall'anarchico Bresci per vendicare i morti a Milano dello spietato generale Bava Beccaris, l'ospedale Umberto I era stato da inizio Novecento il posto dove Torino finiva, e di lì si allargava verso sud e ovest una grande distesa di prati intervallati dalle caserme e dall'Ospedale militare "Alessandro Riberi" e, dagli anni Trenta, dalla Chiesa-Santuario di Santa Rita e dallo Stadio "Mussolini" che fermavano lo sguardo all'orizzonte.

Così per decenni, l'ospedale è stato per i torinesi quasi un posto di frontiera, ma un limes rassicurante, "un baluardo della sanità" dove si ricevano cure e assistenza mediche, soprattutto durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.



E come un "baluardo" da difendere a tutti i costi nell'interesse dei cittadini il consigliere d'amministratore Daniele Franchi ha interpretato l'Ordine Mauriziano, quando nel Duemila divenne conclamata la crisi finanziaria fino allora incipiente e il governo ne decise il Commissariamento sotto una fitta "sassaiola" di accuse denigratorie e di malagestione, risultate poi false e ingiuriose, lanciata sui vertici dell'Ente.


Ma il valore principale di Daniele Franchi non fu quello di condurre una battaglia personale, comunque meritoria, ma di costruire in quei frangenti in cui si affermava il pensiero unico contro l'Ordine Mauriziano, una sensibilità collettiva che seppe rompere quella cappa di pericoloso isolamento in cui si voleva avvolgere i vertici dell'ente ospedaliero, dalla presidente Emilia Clara Bergoglio al Direttore generale Gian Paolo Zanetta, quotidianamente messi alla gogna e al pubblico ludibrio con accuse così feroci e incredibili da diventare cariche di quel fascino del male che rende l'assurdo plausibile. E di trascinare in questa operazione anche la politica, fino allora a rimorchio della versione prefettizia. Che fu una violenza esercitata con premeditazione. Ma che alla lunga mostrò i suoi limiti e che si ritorse contro gli accusatori. Tuttavia l'Ordine Mauriziano uscì disgregato, anche nelle sue particelle storiche, da quella stagione tormentata. Un epilogo impossibile da evitare anche per un uomo caparbio e coraggioso come Daniele Franchi.



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