Un ricordo di Bruno Segre, fuori dal coro e dal politicamente corretto
- Tullio Monti
- 18 ore fa
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Aggiornamento: 59 minuti fa
Scoperta in una onore una targa d'onore al Polo del '900
di Tullio Monti

Alla notizia, nei giorni scorsi, della scopertura di una targa in onore di Bruno Segre al Polo del '900 a Torino, ho provato una grande soddisfazione che, tuttavia, alla lettura del testo dell'epitaffio, ha subito ceduto il passo ad un sentimento in cui si sono mescolati rabbia e delusione.
Infatti tale testo da un lato è assai distorsivo di alcuni aspetti della personalità di Bruno, mentre dall'altro è gravemente omissivo di almeno due elementi essenziali della sua biografia.
Si dipinge Segre come "pacifista e nonviolento": ciò, per chiunque lo abbia conosciuto bene, non corrisponde affatto al vero. Bruno fu certamente uomo di pace in senso lato e fu indiscutibilmente antimilitarista: tuttavia non fu un pacifista assoluto in senso classico e tantomeno un nonviolento in senso filosofico (gandhiano o capitiniano, cioè teorico di strumenti come la difesa popolare non violenta e dei sistemi nonviolenti di resistenza, quali il digiuno, i boicottaggi, i sabotaggi incruenti, la resistenza passiva e così via), avendo anzi egli imbracciato personalmente le armi, come partigiano combattente, contro fascisti e nazisti.
Inoltre non può assolutamente non essere citato il fatto, esistenziale per Bruno, di essere ebreo, sia pure, come in tutte le cose, a modo suo: un ebreo non credente ed ateo, che non frequentava molto la sinagoga, se non per eventi culturali, ma che teneva molto al suo ebraismo culturale, anche se, per puro vezzo di spirito contraddittorio, a volte dichiarava paradossalmente di non sentirsi ebreo per poter essere fino in fondo uno spirito libero.
Infine, a meno di volerne amputare lo spirito, non ci si può assolutamente dimenticare di definire Segre un massone, quale egli fu orgogliosamente e dichiaratamente tale, iscritto al Grande Oriente d'Italia, per tutta la vita, fino all'ultimo giorno.
Il tentativo di usare violenza alla splendida, ma "scorrettissima" figura di un irregolare da ogni punto di vista, come Bruno Segre, per tentare di trasformarlo in un campione del politicamente corretto, non solo costituisce un clamoroso esempio di falsificazione storiografica, ma soprattutto avrebbe provocato un incontenibile moto di insofferente ribellione nello stesso Bruno Segre.
Operazione compiuta anche all'indomani della della sua scomparsa, a 105 anni, il 27 gennaio del 2024, proprio nel Giorno della Memoria. In quella circostanza, si trasformò la figura di indomito combattente per le libertà, come ho già avuto modo di scrivere, in una sorta di “santino” laico , che Bruno stesso, allergico alla retorica, avrebbe rigettato. Altri, invece ritennero utile celebrare alcuni aspetti della sua poliedrica figura, oscurandone totalmente altri (soprattutto la sua appartenenza al Partito Socialista e, come ricordato sopra alla Massoneria), quasi che la personalità di Bruno potesse essere servita alla stregua di un menù “a la carte”. Al contrario, la personalità irripetibile di Bruno Segre va accettata per quella che era nella realtà, in tutti i diversi aspetti che la componevano, come molteplici facce di uno stesso cristallo.
Poliedrico, dunque, fu militante laico intransigente e rigoroso; fu instancabile attivista per i diritti civili, dal divorzio e dall’aborto (a fianco di Loris Fortuna), all’obiezione di coscienza al servizio militare, all’eutanasia; fu avvocato impegnato sempre nella difesa dei più deboli; fu giornalista instancabile dal grande impegno civile e per oltre 70 anni direttore del periodico L’Incontro; fu antimilitarista, ma non pacifista; fu, da socialista libertario, laico e garantista, esponente e dirigente del Partito Socialista Italiano, in cui militò a lungo nella Sinistra lombardiana, ricoprendo la carica di capogruppo socialista in consiglio comunale a Torino dal 1975 al 1980 e il ruolo di presidente della Commissione provinciale di Garanzia del PSI torinese a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, rimanendo iscritto al PSI fino al 1992 (contrariamente a quanto erroneamente riportato da molti organi di informazione), quando se ne distaccò, non condividendo la linea del partito nell’affrontare la vicenda di Tangentopoli. La sua concezione di socialismo libertario si ispirava soprattutto al pensiero di Bertrand Russell ed a quello di Benjamin Constant, uno dei fondatori del pensiero liberale.
Bruno, come spesso accade alle personalità di spicco e di indole ribelle, ebbe un carattere non facile, a volte ingombrante e spigoloso, essendo per natura poco incline a toni felpati o a facili compromessi. Ma è stata proprio questa sua caratteristica a farlo amare ed apprezzare nella vita, non lo si dimentichi.













































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