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Israele-Hamas. L'immane carneficina: 5000 morti, 1000 sono bambini

Aggiornamento: 29 ott 2023

di Vice

Ora che la carneficina sta raggiungendo "ragguardevoli" dimensioni, i vertici israeliani e di Hamas potranno andare più che fieri della pagina di storia che hanno scritto con il sangue, non dal 7 ottobre scorso, perché sarebbe facile redistribuire le responsabilità su un arco di tempo così breve, ma in anni di incomprensioni, prepotenze, scontri, violenze, atti terroristici, interventi militari, secondo la progressiva estensione del sedime dell'odio.

Ad oggi, la triste contabilità delle morgue dell'una e dell'altra parte ha superato la soglia di cinquemila morti, di cui un quinto sono bambini. In undici giorni di guerra, chiude per sempre gli occhi un bambino ogni quindici minuti. Un tempo troppe breve per candidarsi alla chiamata della morte. Ma quel tempo, si sta progressivamente riducendo, come ha denunciato il direttore dell’organizzazione Save the Children, Jason Lee, perché "sta scadendo per i bimbi di Gaza”. Cioè siamo alla catastrofe umanitaria.

Si risparmiano i dati sui feriti, molti dei quali gravi: o moriranno o resteranno invalidi per tutta la loro esistenza che in quella parte del mondo equivale a non avere più valore sociale ed economico. Ma se gli adulti si potranno consolare - magra consolazione, comunque - riandando al come eravamo prima del diluvio di fuoco, ciò non potrà avvenire per i bambini cui è negata persino la memoria. Anche se non hanno responsabilità alcuna. Neppure quei bambini che Hamas ha travestito da guerriglieri, inoculando loro l'idea criminale che "l'unico ebreo buono è quello morto", parafrasando l'adagio che era di tutti coloro che durante la II guerra mondiale combattevano in condizioni di netta inferiorità militare la ferocia nazista.

I bambini non hanno responsabilità, ma i genitori? Domanda politicamente non corretta che ci trascina nel gorgo del ruolo di Hamas nella Striscia di Gaza, che ci costringe ad aprire un fascicolo d'inchiesta su chi rappresenti il popolo palestinese e soprattutto su come è stato tutelato. Ancora. Inchiesta che ci porterebbe a verificare la credibilità e il prestigio (ai minimi storici) dell'Autorità Nazionale Palestinese e del suo presidente Abu Mazen, e a controllare il grado di corruzione che pervade quell'ambiente, contaminato da traffici di vario genere, alcuni innominabili. In ultimo, a lecito domandare in quale zona d'ombra sia seduto l'Occidente per non essere visto e per non guardare i guasti che si sono accumulati in questi decenni.

L'organizzazione mondiale della Sanità, Oms, ha denunciato (tardivamente), che “la situazione a Gaza sta sfuggendo al controllo”. Il suo direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha aggiunto che è necessario che la violenza si fermi da tutte le parti. E che vi è bisogno "di un accesso immediato per iniziare a consegnare l’attrezzatura medica che possono salvare le vite”.

Parole che anche oggi, come vedremo dalla cronaca del mattino, sono scivolate nel vuoto. Hamas sostiene di condurre una guerra per la sopravvivenza del popolo palestinese; Israele giustifica la rappresaglia per l'identico motivo. Estremismi opposti che, come la storia insegna, si incontrano nel peggiore dei modi e per i quali è inutile stilare classifiche di responsabilità. Il mondo li osserva da troppo tempo per usare il bilancino delle colpe. Lo Stato di Israele è responsabile alla pari di Hamas, perché c'è un prima, durante e un dopo, ed è un'offesa per i morti prendere soltanto la parte che conviene per costruire la requisitoria dell'accusa che allo stesso tempo serve come alibi difensivo. Tutti colpevoli, ma tutt'altro che nessun colpevole.

E' colpevole il premier israeliano Netanyahu, che negli anni (troppi) di governo ha vellicato gli istinti più orribili dello spirito ebraico, che in questi giorni si è guadagnato in questi giorni la cattedra di libero (in tutti i sensi) docente nell'insegnamento della vendetta, materia di cui ha acquisito credito con l'indecenza della sua disumanità. E' altrettanto colpevole l'islamista Hamas che ha indottrinato il popolo palestinese della Striscia di Gaza che in lui ha creduto come forza politica, per poi tradirlo con una politica di odio e violenza da cui è difficile scindere le responsabilità tra rappresentanti e rappresentati, perché si è incuneata, quindi problematica da estirpare, nei vissuti quotidiani dei palestinesi.

La cronaca di oggi non è dissimile da quella di ieri. Israele ha diffuso la foto con tutti i membri dell'Ufficio politico di Hamas - quattro - finora caduti sotto i colpi delle forze speciali a Gaza. L'ultimo è Jamila al-Shanti, ucciso stamane. L'esercito israeliano ha fatto irruzione a Rafah, uccidendo alti funzionari e attivisti di varie organizzazioni palestinesi, e il capo del ramo militare dei "Comitati di resistenza popolare", Rafat Harev Hossein Abu Halal.



L'IDF è poi intervenuto questa mattina con un grande spiegamento di forze nel campo di Nur A. Shams a TulKare (nel video), mentre caccia da combattimento dell'aeronautica militare dell'hanno avvertito i residenti di 3 grattacieli residenziali nella città di al-Zahra', nel distretto centrale della Striscia di Gaza, di evacuare.


Infine, il taccuino della mattinata riporta notizie di un attacco di droni alla base americana di AlTanef (cerchio nero sulla mappa), al confine tra Siria e Iraq, e di razzi lanciati contro la base americana vicino al giacimento di gas di Koniko, nel nord-est della Siria.

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