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SETTIMANA FINANZIARIA. Trump non giova al dollaro

La valuta americana è sempre più debole


a cura di Stefano E. Rossi


L’investimento della Danimarca in titoli del tesoro statunitensi è irrilevante, come lo è la Danimarca stessa. L’ha detto Scott Bessent, con uno stile poco appropriato al ruolo di Segretario al Tesoro Usa. È la sua risposta alle vendite sui mercati obbligazionari realizzate da Copenaghen, quale replica alle minacce a danno dei propri territori groenlandesi. Ma poi, di fronte alla retromarcia di Trump, tutto è sembrato sgonfiarsi. Ha anche ritirato i dazi (del 10% e, in seguito, del 25%) agli otto Paesi che avevano inviato nell’isola artica i propri militari. Però, nonostante la ricomposizione apparente, qualcosa si deve essere spezzato e il dubbio del Presidente Usa di essere finito stabilmente nel mirino è rimasto. Tant’è che giovedì, al meeting internazionale di Davos, è arrivata la sua dichiarazione, in un’intervista del canale americano Fox: ci sarà una grande ritorsione se l'Europa vende asset statunitensi come i titoli di stato. Abbiamo tutte le carte in mano. Il più grande gioco d’azzardo della storia continua e Donald Trump è saldamente seduto a quel tavolo. Invece, si stanno sfilando dalla partita altri fondi d’investimento pensionistici. Stavolta, a ipotizzare disinvestimenti sono quello danese, AkademikerPension, e quello della Groenlandia, il fondo pensione SISA.

A farne le spese è il dollaro. Non è mai elegante dire "l'avevamo detto", ma è proprio così se si ritorna al titolo della scorsa settimana. Apre la settimana scivolando come su una buccia di banana. Perde oltre un punto percentuale in un solo giorno. Peggiora venerdì, arrivando a toccare 1,1829, un livello mai più toccato dai livelli del covid. Parrebbe allora che un Presidente forte e proattivo non sia più sufficiente a creare un clima di fiducia, anzi. Dollaro basso e così anche per il petrolio: 61 dollari al barile. Ma gli automobilisti di veicoli diesel non se ne sono accorti. Quelli che vanno a benzina invece sì. È l’effetto della riforma delle accise, adottata per il nobile, ma sovente incompreso, fine ambientale.


Negli Usa l'Ice... è sempre più bollente

A proposito di ambiente e non solo... Ice in inglese - si pronuncia ais - vuol dire ghiaccio. Come quello della Groenlandia. In Italia era la sigla dell’Istituto per il Commercio Estero e si pronuncia come lo si scrive. Ma compare anche piacevolmente nella parola l’ice-cream, cioè il gelato e in holiday-on-ice, lo spettacolo di pattinaggio capace di oltre 80 anni di repliche. Negli Stati Uniti, come sappiamo, il termine Ice è tristemente usato per indicare la famigerata forza di polizia dedicata all’immigrazione e la sicurezza delle frontiere. È dotata di poteri enormi e non la si può toccare. L’ultimo a farne le spese è stato il banchiere Jamie Dimon, CEO di JP Morgan. Si è beccato una denuncia da Donald Trump. Lo trascinerà in tribunale per le sue dichiarazioni e la frase non mi piace quello che vedo, pronunciata al summit di Davos. Il clima negli Usa è sempre più acceso. Il Paese ribolle in modo pericoloso. E non è una preoccupazione banale, se si considera che il 42% delle famiglie detiene un’arma in casa, sono state vendute 16,1 milioni di armi da fuoco in un anno, oltre a un controvalore di 10 miliardi di dollari di munizioni.


Agricoltori europei nel mirino

La strada per l’accordo sul Mercosur è ancora lunga. Si tratta da venticinque anni. Avrebbe permesso di sostituire le mancate vendite per dazi sulla piazza nord-americana con un nuovo mercato, l’America latina. Il Presidente di Confindustria stima la perdita di fatturato per le imprese italiane in 14 miliardi di euro. Ma non tutti erano d’accordo, come ad esempio gli agricoltori. Ora, si prende di nuovo tempo. Tutto rinviato al pronunciamento della Corte di Giustizia Europea. E il risentimento si scatena nei confronti degli imprenditori agricoli. Dal ringraziamento per il loro ruolo durante alla pandemia si passa alla minaccia di una ritorsione. Tutti fanno loro i conti in tasca: 13,5 miliardi di contributi a fondo perduto nell’ultimo anno. La fonte è quella dell’istituto di ricerca Crea, specializzato nelle analisi del settore rurale. La verità, come sempre sta nel mezzo. Le sovvenzioni al comparto sono la regola in tutto il mondo. In Giappone sono anche maggiori. E poi, tenerci stretta ancora per un po’ la salubrità e qualità dei nostri prodotti alimentari, fuori dalle insidie di certe importazioni di derrate disallineate dai nostri standard di coltivazione, non ci farà così male.

Piazza Affari scende, come il resto delle borse europee e statunitensi. Chi se la vede brutta è Fincantieri, -14%. Si sgonfia sulle voci, brutalmente ritrattate, di un progetto di fusione con Leonardo. È il Presidente di quest’ultima, Stefano Pontecorvo, a dire era uno scherzo. Incidono anche i più favorevoli sviluppi che si stanno delineando sui teatri di guerra. I venti di pace fanno male all’industria legata agli armamenti.

Mentre tutto scende, l’oro spinge all’insù e sfiora il nuovo record dei cinquemila dollari l’oncia. Chiude a 4.989 dollari, cioè 136 euro al grammo.

 

Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.

I Tori: Saipem +8,08%, Tenaris +5,71%,

Gli Orsi: Fincantieri -14,02%, Unipol -6,77%.

FTSE MIB: -2,11% (valore indice: 44.831)

 

I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.

 

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