Premio Marisa Bellisario: quando il talento femminile diventa patrimonio del Paese
- Luisella Fassino
- 28 giu
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di Luisella Fassino

Nella straordinaria cornice del Tempio di Venere, nel Parco archeologico del Colosseo, si è svolta la XXXVIII edizione del Premio Marisa Bellisario 2026, appuntamento che da quasi quarant'anni celebra le donne che, con il proprio talento, il coraggio e la competenza, contribuiscono alla crescita dell'Italia nei campi delle istituzioni, dell'impresa, dell'informazione, della ricerca, della cultura, dello sport, del volontariato e della cooperazione internazionale.
Un luogo simbolico, sospeso tra storia e futuro, che quest'anno ha accolto una serata di grande eleganza, impreziosita dalla conduzione raffinata di Malika Ayane. Con il suo stile misurato e la sua straordinaria sensibilità artistica, ha accompagnato il pubblico attraverso le storie delle premiate, alternando la presentazione a momenti musicali di intensa emozione.
Particolarmente toccante il finale, dedicato al ricordo di Ornella Vanoni, insignita della Mela d'Oro nel 2008, e di Gino Paoli, entrambi scomparsi nel corso di quest'anno. Non un momento di malinconia, ma una delicata celebrazione dell'amore che continua a vivere oltre il tempo, attraverso la musica e la memoria.
Anima della Fondazione, Lella Golfo, che continua a rappresentare uno dei riferimenti più autorevoli nella promozione della leadership femminile. Il suo nome è indissolubilmente legato alla legge Golfo-Mosca, approvata nel 2011, che ha introdotto le quote di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate, delle società a controllo pubblico e, successivamente, anche degli istituti bancari.
Una norma che, all'epoca, suscitò un acceso dibattito, ma che oggi racconta, attraverso i numeri, una storia diversa: quella di una presenza femminile cresciuta in maniera significativa nei luoghi decisionali dell'economia italiana, dimostrando come il merito, quando trova finalmente spazio, produca valore per l'intero sistema.
Tra i momenti più significativi della serata, la premiazione di tre giovani laureate in Ingegneria, destinatarie della Mela d'Oro dedicata alle eccellenze universitarie in ambito STEM. Un riconoscimento che va ben oltre il risultato accademico: rappresenta il segno concreto di un cambiamento culturale ormai irreversibile. Non esistono più professioni "da uomini" e professioni "da donne". Esistono competenze, preparazione, studio, determinazione e passione.
Guardandole salire sul palco ho pensato a quanta strada abbia percorso il nostro Paese. Per la mia generazione, una ragazza che sceglieva la Facoltà di Ingegneria era un'eccezione; oggi è il simbolo del cambiamento che non sorprende più, e forse questo è il risultato più importante che il Premio Bellisario continua a testimoniare.
Da consulente del lavoro, dopo quarant'anni trascorsi osservando l'evoluzione del mercato del lavoro e delle organizzazioni, posso affermare con convinzione che le donne hanno dimostrato di poter eccellere in ogni ambito: nell'impresa, nella ricerca, nella magistratura, nelle professioni tecniche, nella politica, nell'industria, nello sport e nelle professioni scientifiche. Ogni giorno incontro non solo donne che guidano aziende, progettano infrastrutture, dirigono organizzazioni complesse, prendono decisioni strategiche e affrontano responsabilità che fino a pochi decenni fa sarebbero sembrate impensabili, ma anche donne che svolgono mestieri che richiedono forza, energia e vigore per resistere alla fatica.
Se dovessi indicare un'unica attività nella quale, forse, continua ad esistere una differenza, non la individuerei nelle capacità, nella preparazione o nella forza fisica, ma nella diversa sensibilità con cui uomini e donne vivono il confine tra la vita e la morte.
Per questo penso che il mestiere del portantino nelle funzioni dell’estremo saluto, sia forse l'unico nel quale una donna faticherebbe a sentirsi davvero uguale a un uomo. Non per incapacità a svolgerlo con la stessa forza e professionalità, ma ogni bara sollevata richiamerebbe inevitabilmente il significato della perdita, del dolore e degli affetti.
È una riflessione personale, maturata in tanti anni di esperienza e di vita. Forse perché ogni donna porta in sé il mistero della generazione della vita e, proprio per questo, difficilmente riesce a guardare la morte con indifferenza. È una sensibilità che, dal mio punto di vista, non rappresenta una fragilità, ma una forma diversa di forza: quella dell'empatia, della cura, della memoria e della vita stessa.
Oggi le donne non chiedono privilegi, né corsie preferenziali, chiedono soltanto che il talento venga riconosciuto, che il merito trovi spazio e che le opportunità siano davvero uguali per tutti.
Ogni Mela d'Oro consegnata non celebra soltanto una carriera straordinaria, contiene un messaggio per le nuove generazioni: il futuro non appartiene a un genere, ma alle persone capaci di trasformare competenza, passione e responsabilità in valore per la collettività.
La vera eredità di Marisa Bellisario è aver dimostrato che l'eccellenza femminile non è un'eccezione da raccontare, ma una componente essenziale dello sviluppo economico, sociale e culturale del genere umano.











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