In memoria di Peppino Impastato, una voce coraggiosa spezzata dalla mafia
- Vito Rosiello
- 17 ore fa
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di Vito Rosiello

Il suo corpo, o meglio quello che ne restava, era ancora caldo, quando la macchina del fango si mise in moto. Neppure il tempo di lasciare spazio all'umana pietà. Ma Peppino Impastato faceva paura anche da morto. Meglio denigrarlo subito, svilirne la figura, raccontando che era rimasto vittima di sé stesso, mentre architettava un attentato terroristico con la dinamite. Del resto, non mancavano illustri precedenti e non: dalla morte dell'editore Feltrinelli sul traliccio di Segrate ai due giovani estremisti di Torino, saltati in aria soltanto l'anno precedente, maneggiando il tritolo. Il martirio di Aldo Moro, in quello stesso 9 maggio, avrebbe poi reso secondario per anni l'episodio.
Il tentativo di depistaggio era finalizzato a cancellare una elementare verità: Peppino era stato eliminato perché aveva avuto il coraggio di denunciare apertamente la mafia e i suoi interessi, rompendo anche con le sue "tradizioni" famigliari, attraverso l’impegno politico, culturale e giornalistico. Fondamentale fu l’esperienza di Radio Aut, l’emittente libera con cui parlava ai cittadini attraverso satire, denunce e trasmissioni irriverenti che colpivano direttamente il potere mafioso.
Nel 1978 Peppino era anche candidato alle elezioni comunali di Cinisi con Democrazia Proletaria. La sua candidatura rappresentava la volontà di trasformare l’impegno civile in partecipazione politica concreta. Pochi giorni dopo il suo assassinio, gli elettori lo votarono comunque in massa: Peppino venne eletto simbolicamente al consiglio comunale. Quel risultato fu un gesto di straordinaria forza collettiva, il segno che le sue idee non erano state uccise insieme a lui.
Negli anni, la memoria di Peppino è diventata anche cultura, musica e impegno sociale. Tra gli omaggi più conosciuti c’è la canzone I Cento Passi dei Modena City Ramblers, ispirata alla sua storia e al celebre film I cento passi, diretto da Marco Tullio Giordana e uscito nel 2000. Il titolo richiama la breve distanza, appena cento passi, che separava la casa di Peppino da quella del boss mafioso Badalamenti: una distanza fisica minima, ma enorme sul piano morale e umano. Ancora oggi quella canzone accompagna manifestazioni, incontri nelle scuole e momenti di memoria collettiva, contribuendo a far conoscere alle nuove generazioni il coraggio della sua battaglia.
Oggi Peppino Impastato è ricordato come uno dei simboli più importanti della lotta contro la mafia e dell’impegno civile nel nostro Paese. Ricordarlo significa custodire un esempio di libertà e responsabilità. In un tempo in cui il rischio dell’indifferenza è sempre presente, la sua storia continua a insegnare che la legalità nasce anche dal coraggio delle parole, dalla partecipazione e dalla scelta di non voltarsi dall’altra parte.
“Bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché negli uomini e nelle donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.” Una frase che ancora oggi racchiude il senso più profondo della sua battaglia.
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