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Intervista a Maria Grazia Breda: "Su sanità e assistenza, le rassicurazioni della Regione Piemonte non convincono"

La presidente di ETS esprime le sue riserve sul bilancio della Giunta Cirio


Maria Grazia Breda, Presidente della Fondazione promozione sociale Ets, che da anni si occupa della promozione e tutela dei diritti dei malati non autosufficienti, ha espresso preoccupazione per i conti della sanità piemontese e la variazione di bilancio della Giunta Cirio a copertura del disavanzo sanitario. Perché?

Le Asl del Piemonte hanno dichiarato una maggiore spesa di oltre duecento milioni di euro rispetto a quanto preventivato e il Consiglio regionale ha approvato la copertura di questo deficit con fondi che provengono anche dalle politiche sociali, proprio dai fondi destinati alla cosiddetta fragilità e agli extra Lea. Mi pare che ovunque si tiri la coperta, a rischiare di restare ancora più al freddo sono i non autosufficienti.

La maggiore spesa sanitaria non dovrebbe comportare più servizi?

Sul fronte delle prestazioni che sono Livelli essenziali per i malati non autosufficienti, sicuramente no. Anzi, abbiamo dichiarazioni di direttori generali delle Asl sulle risorse per le convenzioni Rsa: sono fortemente insufficienti e di fatto il numero delle convenzioni attivate è bloccato da anni, persino per i casi più urgenti, mentre il fenomeno delle malattie invalidanti gravi cresce e chiede risposte. D’altronde, nello stesso Piano socio sanitario regionale è riconosciuto che la Regione Piemonte non rispetta i Livelli essenziali di assistenza sanitaria in materia di presa in carico dei malati non autosufficienti, con oltre 9mila malati senza copertura di quota sanitaria in Rsa e quasi 15mila a casa senza intervento pubblico.

Perché è grave che una parte dei fondi per coprire questo disavanzo sia prelevata dalle politiche sociali?

È un segnale allarmante perché Regione e Enti locali sostengono che quel settore è già cronicamente a corto di risorse. Per esempio, i Comuni hanno manifestato grande difficoltà nel garantire anticipi di cassa per le prestazioni domiciliari per i non autosufficienti, a copertura dei ritardi dei trasferimenti statali. Registriamo le rassicurazioni dell’assessore Marrone sul ripristino dei fondi a luglio, in tempo per il conguaglio tra Regione e Comuni di ottobre, ma rimane il dato politico che per i malati non autosufficienti non si accenna ad aumentare le risorse, nonostante la domanda cresca.

Lei prevede una mancata erogazione dei servizi domiciliari, quindi contesta le rassicurazioni della Giunta Cirio che invita a non parlare di tagli?

Quando trattiamo di servizi alla persona, i conti “di competenza” a fine anno possono anche quadrare, ma il pagamento degli operatori, il riconoscimento dell’attività degli assistenti personali, le prestazioni quotidiane concrete, esigono risorse di cassa. Il Piemonte in questo momento subisce il ritardo del Piano nazionale non autosufficienze al quale si aggiunge questo “prestito” di fondi alla sanità. Tecnicamente non è chiaro come queste risorse torneranno disponibili, ma rimane il fatto che la tutela del pubblico appare sempre fragile. Le uniche che non si possono “chiamare fuori” sono, per motivi affettivi, le famiglie dei malati sulle quali ricade la fatica della cura.

La Fondazione promozione sociale ha avanzato osservazioni critiche anche sulla Corte dei Conti. Su quale aspetto?

Abbiamo avanzato un interrogativo pubblico sulle verifiche della Corte in merito alla spesa sanitaria: nonostante i bilanci delle Asl che dichiarano di non garantire le prestazioni di livello essenziale e numerose nostre segnalazioni, i magistrati contabili non hanno mai sollevato la questione della qualità della spesa: non basta dire che si spende ‘troppo’. Se le prestazioni essenziali sanitarie sono negate, va rilevato che si sta spendendo ‘male’ e che la spesa obbligatoria – in cui rientrano per esempio le convenzioni sanitarie per i ricoveri in Rsa – ha precedenza assoluta.

Secondo lei, la Regione finirà di nuovo in piano di rientro?

È un’eventualità che temo e che va evitata in ogni modo. Il precedente Piano lasciò in eredità al Piemonte uno sconquasso nel sistema della residenzialità e della domiciliarità socio-sanitaria per i malati non autosufficienti, settori che furono oggetto non solo di tagli, ma di una rivoluzione al ribasso nei diritti dei malati. Provvedimenti venduti come soluzioni, che hanno aumentato la spesa privata delle famiglie e reso irrazionale quella pubblica. I fallimentari risultati di quella impostazione, che si è prolungata fino ad oggi, non si possono più nascondere.

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