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PIANETA SICUREZZA. Straordinari al posto delle assunzioni: il trucco contabile che esaurisce le forze di polizia

di Nicola Rossiello


Si chiede da anni l'aumento degli organici. Nel frattempo si moltiplicano i turni extra. Non è una contraddizione: è un sistema che funziona esattamente come è stato pensato, a spese di chi indossa una divisa.

È un tema organizzativo rilevante quello degli straordinari nelle forze di polizia. Ogni Questura, ogni compagnia, ogni distretto ha un organico teorico che non corrisponde a quello reale. I pensionamenti non vengono rimpiazzati, i concorsi arrivano in ritardo, i trasferimenti lasciano buchi che rimangono aperti per mesi. Il vuoto viene coperto con gli straordinari. Gli agenti presenti lavorano di più, vengono pagati a ore, e il servizio, sulla carta, viene garantito.

Questo meccanismo non è un'emergenza temporanea. È diventato la struttura ordinaria di funzionamento di larga parte delle forze dell'ordine italiane. E il punto è che, per chi amministra i bilanci nel breve periodo, funziona benissimo.

Un'assunzione a tempo indeterminato comporta contributi previdenziali, formazione, equipaggiamento, progressioni di carriera e infine una pensione. Lo straordinario è una voce flessibile, pagata a consuntivo, spesso con ritardi, con un costo complessivo apparentemente più basso. Per i responsabili della spesa, la scelta è quasi automatica: meglio pagare ore in più agli agenti che ci sono, piuttosto che assumerne di nuovi.

Il problema non è che manchi la consapevolezza del problema. È che il sistema degli straordinari strutturali offre a tutti i livelli, ministeriale, politico, amministrativo, la possibilità di dichiarare che il servizio viene garantito, senza doversi assumere la responsabilità di cambiare nulla.


Il salario che si erode

Per chi lavora, il conto è diverso. Le risorse destinate agli straordinari nei contratti collettivi vengono spalmate su un numero sempre più alto di ore effettive. Il compenso per ora lavorata scende. Il lavoro straordinario smette di essere una maggiorazione per diventare una compensazione mascherata della carenza d'organico, senza che questo venga mai riconosciuto esplicitamente nella busta paga, né nella contrattazione.

C'è un altro effetto, meno visibile ma altrettanto concreto. Un'organizzazione che ha imparato a funzionare con l'organico ridotto integrato dagli straordinari costruisce i propri turni, i propri carichi, i propri calendari operativi su quella base. Quando arrivano nuove assunzioni, ammesso che arrivino, il sistema fatica ad assorbirle, perché la sua architettura reale non corrisponde più a quella formale.


La responsabilità che nessuno vuole

Trent'anni di governi diversi hanno promesso più sicurezza, più agenti, più presidi. Elemento non secondario: nessuno ha mai messo mano in modo sistematico alle dotazioni organiche. La ragione non è misteriosa: finché il servizio regge, l'urgenza politica di assumere non esiste. Gli straordinari producono una copertura sufficiente a far sembrare che il problema sia sotto controllo, scaricando il costo reale su chi quel servizio lo eroga ogni giorno.

I sindacati di categoria denunciano le carenze da anni con dati precisi e con ragione. Ma la denuncia da sola non basta se non si nomina con chiarezza il meccanismo che rende conveniente non assumere. Fino a quando sarà possibile coprire ogni buco con un turno extra, nessuna pressione strutturale spingerà a reclutare in modo serio e continuativo. Soprattutto, lo straordinario è fonte di reddito ulteriore, per questo pochi sono disposti a rinunciarvi.


Che cosa fare?

Le misure necessarie non sono sofisticate. Stabilire per legge una quota massima di straordinario per unità, in modo che smetta di essere strutturale. Collegare automaticamente il monitoraggio delle ore extra a procedure di assunzione obbligatorie, così che la carenza generi una risposta istituzionale e non solo un costo. Riformare i tempi dei concorsi pubblici, oggi incompatibili con qualsiasi pianificazione razionale del fabbisogno. Separare nella contrattazione il vero straordinario, autenticamente eccezionale, remunerato come tale, dal lavoro ordinario eccedente che oggi si nasconde sotto quella voce. Ma, soprattutto aumentare adeguatamente il valore dell'ora di straordinario, oggi penosamente sottopagata.

Sono interventi che altri paesi europei hanno adottato senza particolari rivoluzioni. Ciò che manca non è la conoscenza del problema. È la disponibilità a interrompere questo circuito vizioso, e a smettere di usare le forze dell'ordine come ammortizzatori di un'organizzazione pubblica che non vuole riformarsi. Finché chi lavora in divisa continuerà a tenere in piedi il sistema con la propria resistenza fisica, quella disponibilità non arriverà.

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