Dove vanno a finire i soldi delle imposte? Un euro su 10 per pagare gli interessi del debito pubblico... che si vuole aumentare
- Rocco Artifoni
- 18 ore fa
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di Rocco Artifoni

Siamo nel periodo delle dichiarazioni dei redditi con relativa imposta (IRPEF). Da qualche anno l’Agenzia delle Entrate fornisce un servizio utile: la dichiarazione precompilata. Quando un contribuente entra nell’apposita area riservata per vedere la propria dichiarazione precompilata, ha la possibilità di visualizzare anche la destinazione delle imposte versate nell’anno precedente.
I calcoli si riferiscono, oltre all’IRPEF, anche alla cedolare secca sulle locazioni, al contributo di solidarietà, alle somme assoggettate a tassazione separata e all’imposta sostitutiva sui premi di risultato, per il regime di vantaggio e forfetario. In sintesi si tratta della maggior parte delle imposte dirette.
In questo modo il cittadino può conoscere le spese pubbliche alle quali ha contribuito, come recita il primo comma dell’art. 53 della Costituzione. Il risultato è il seguente: previdenza e assistenza 21,7%, sanità 18,2%, istruzione 11,0%, interessi sul debito pubblico 10,7%, difesa, ordine pubblico e sicurezza 8,4%, servizi delle pubbliche amministrazioni 8,3%, economia e lavoro 6,8%, trasporti 6,5%, protezione dell’ambiente 2,5%, cultura e sport, 2,3%, contributo al bilancio dell’Unione Europea 2,3%, abitazioni e assetto del territorio 2,1%.
Ci sono alcune percentuali che stupiscono. Nell’era delle devastanti trasformazioni climatiche, perché la protezione dell’ambiente, le abitazioni e l’assetto del territorio sono la cenerentola della spesa pubblica? Ma la cifra che più dovrebbe fare riflettere è quella relativa agli interessi sul debito pubblico, simile a quella dell’istruzione e pari alla somma di quanto viene speso per i trasporti, la casa e l’ambiente. Insomma, gli interessi sul debito delle amministrazioni sono un grande spreco di risorse, poiché oltre il 10% delle imposte dirette non finanziano attività reali o servizi di pubblica utilità.
Il 22 aprile scorso il Governo attuale ha approvato il Documento di Finanza Pubblica (DFP), che prevede per il 2026 un lieve calo del deficit (dal 3.1% al 2,9% del Prodotto Interno Lordo) e un significativo aumento del debito pubblico (dal 137,1% al 138,6% del PIL). Ovviamente un debito in aumento - a parità di altri fattori - rischia di comportare un aumento degli interessi sul debito. Il che significherebbe un ulteriore spreco di risorse sulle spalle delle imposte pagate dai contribuenti.
L’anno prossimo in Italia si terranno le elezioni politiche. Sarà interessante verificare che cosa verrà proposto dalle diverse forze politiche per ridurre il debito pubblico e di conseguenza gli interessi sul debito. Nella speranza che non si tratti soltanto di parole, ma di una seria strategia da perseguire nell’interesse di tutti i contribuenti.













































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