Visioni opposte: Leone XIV e Trump, Carità contro il Dominio Tecno-Religioso
- Gian Paolo Masone
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di Gian Paolo Masone

Alle 11,30 di oggi, giovedì 7 maggio, Papa Leone XIV darà udienza al Segretario di Stato Usa Marco Rubio, dopo le critiche che la Casa Bianca ha riservato senza parsimonia al Pontefice. Sarà un momento di franco confronto, anche se l'imprevedibilità di Donald Trump non è il migliore alleato per "ricucire" gli strappi. Ma staccandoci dal contingente, Gian Paolo Masone prova ad affrontare il tema dei rapporti tra politica e religione in Occidente e qual è la situazione in Italia e negli USA.
Italia. Nel nostro paese, per limitarsi all’epoca moderna, una svolta dirimente è stata impressa dal discorso alla FUCI di Papa Pio XI (18 dicembre 1927), con il quale prende corpo l’idea di “politica come forma più alta di carità”. Questa posizione, che offre ai laici una nuova prospettiva di impegno, ambisce a superare l’aporia tra quei credenti che ritenevano politica e religione afferenti a due sfere non comunicanti e quelli che, al contrario, sostenevano che i precetti religiosi dovessero essere trasposti sic et simpliciter nell'agone civile.
L’intuizione di Pio XI è stata più volte convalidata e richiamata con diversi accenti dai Pontefici del XX secolo e, da ultimo, da Papa Francesco nonché da Leone XIV in occasione del Giubileo dei governanti nel 2025. Senza svalutare la prassi della carità tradizionale, che può lenire validamente un bisogno contingente, non può sfuggire che la politica si offre come uno strumento capace di agire a monte sulle strutture che generano l’indigenza e che a questa caratteristica deve la propria maggiore altezza. In aggiunta, mentre l’elemosina può talvolta risultare episodica o frutto di un’emozione estemporanea, la politica — intesa come ricerca incessante del maggior bene comune possibile — esige studio, perizia e un rigoroso impegno personale.
Tuttavia, non si può certo affermare che l'intero orbe cattolico si sia costantemente allineato a questa visione della politica-carità affidata alla responsabilità dei singoli laici. Restano memorabili, anche in merito al rapporto con la gerarchia ecclesiastica, le testimonianze di Sturzo, De Gasperi e Dossetti circa l’autonomia dei credenti; d’altro canto, ancora oggi in Italia non mancano spinte identitarie che vagheggiano, con una certa nostalgia, un “Partito dei cattolici”. Allo stato attuale possiamo comunque constatare che, almeno nel nostro Paese e in Europa, si sia cristallizzato un certo equilibrio tra le istanze della fede e il telos dell’autonomia politica.
USA. Ma come si configurano le cose negli USA, nazione dalla quale, storicamente, le tendenze dominanti tendono a trasfondersi nel Vecchio Continente?
Chi ignorava che negli Stati Uniti la religione (più marcatamente nella sua declinazione evangelica) ha un impatto ben superiore rispetto a quello europeo, è rimasto sorpreso dalla scena dei collaboratori che impongono le mani su un Donald Trump raccolto in preghiera nello Studio Ovale. In realtà, quel momento a favore di telecamere è solo l'epifenomeno di una costruzione culturale che ha preso forza negli ultimi anni, contribuendo potentemente all’ascesa trumpiana. Si tratta del Dominionismo, una visione radicata nel mondo evangelico che interpreta il mandato della creazione (“riempite la terra e soggiogatela”) come un imperativo per i cristiani a occupare i centri nevralgici del mondo.
Questo disegno si articola, almeno secondo il famosissimo telepredicatore evangelico americano Lance Wallnau, nel conseguire il presidio delle “Sette montagne” (Chiesa, Famiglia, Istruzione, Governo, Media, Arti e Affari). Tale progetto, che non può non richiamare la strategia gramsciana dell’egemonia, si è negli ultimi anni intrecciato in una convergenza telica con i propositi di una certa élite tecnocratica della destra americana, incarnata da figure come Peter Thiel.
Qui, il mandato religioso si fonde con la volontà di dominio tecnologico: per Thiel, il controllo globale passa attraverso una disintermediazione radicale operata dall'Intelligenza Artificiale e dalle piattaforme digitali. In questo scenario, la tecnologia non è più un mezzo neutro, ma lo strumento per una nuova architettura del potere che mira a scavalcare le istituzioni democratiche tradizionali. A chi facesse rilevare che tale disegno religiosamente ispirato è spesso propugnato da uomini con una condotta di vita aliena alla morale cristiana, risponde la Vessel Theology: secondo tale dottrina, gli esseri umani non sono soggetti autosufficienti, ma “vasi” (vessels) il cui scopo è rendersi disponibili al volere divino. Dio può così servirsi di strumenti inaspettati — siano essi leader politici "imperfetti"[1] o algoritmi sovrumani — per restaurare un ordine che i dominionisti ritengono ontologico e divino.
In questa visione, la neutralità delle istituzioni è percepita come un vuoto pneumatico da colmare. Nei fatti, il Dominionismo tecnologico interpreta la religione e la tecnica come fattori di identità e di esclusione, trasformando il dibattito su temi sensibili in una battaglia contro potenze spirituali e materiali ostili che non ammette mediazioni.
Salvaguardare il pluralismo
In questo scenario, le recenti uscite di alcuni politici nostrani non possono essere sottovalutate, ma vanno interpretate come l’onda di risacca di un pensiero transatlantico che sta lambendo l’Europa: spetta a chi ha a cuore il pluralismo e la democrazia il compito di restare in vigile guardia. Il fragile ma fecondo equilibrio faticosamente raggiunto tra Politica e Chiesa in Italia e in Europa resta un patrimonio civile da preservare.
Note
[1] L’esempio sempre citato è quello del miscredente Ciro che riporta gli ebrei nella Terra Promessa dall’esilio babilonese ma le scritture pullulano di personaggi discutibili che si rendono strumenti dei disegni divini.













































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