La calma di Leone e l’irruenza di Trump nel confronto tra americani in Vaticano
- Luca Rolandi
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di Luca Rolandi

La missione di Marco Rubio prevede oggi, 7 maggio, l’incontro in Vaticano prima con Papa Leone XIV e poi con il Segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin. Venerdì 8 vedrà la premier Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa, Guido Crosetto. Nuove e sempre più intermittenti tensioni sono in atto tra la Casa Bianca e il Vaticano, dopo le ultime dichiarazioni di Donald Trump contro papa Leone XIV, durante il programma “The Hugh Hewitt Show”. Il presidente americano ha accusato il Papa di “mettere in pericolo molti cattolici e molte persone”, ribadendo falsamente che il Pontefice sarebbe favorevole a un Iran dotato di armi nucleari.
A smorzare i toni dell’intervista, ci ha pensato lo stesso Rubio. Incontrando i giornalisti nel pomeriggio di ieri l'altro. Il capo della diplomazia americana ha provato a spiegare i pensieri di Trump, secondo il quale, ha detto Rubio, “è inconcepibile che qualcuno possa ritenere cosa buona idea che l’Iran possa avere un’arma nucleare”, aggiungendo che questa, in definitiva, alla fine è una posizione che, a suo dire, accomuna tutti, il presidente, lui stesso e il Papa. Una minimizzazione che però non cancella la sostanza delle dichiarazioni presidenziali, rilasciate poco prima dell’incontro con Leone XIV, fissato per il 7 maggio.
Secondo incontro con il Segretario di Stato Usa
Rubio, cattolico di origini cubane, era già stato ricevuto dal Pontefice il 19 maggio 2025, insieme al vicepresidente JD Vance, per consegnare una lettera di Trump con l’invito a visitare gli Stati Uniti. Quella prima udienza sembrava aprire uno spiraglio. Sul piano personale, il divario è ancora più evidente. Trump non ha parlato telefonicamente con Leone XIV dall’elezione del Papa, avvenuta l’8 maggio 2025 – quasi esattamente un anno fa. Ha invece invitato alla Casa Bianca il fratello del Pontefice, Luigi Prevost, che il presidente ha pubblicamente definito “un sostenitore convinto di MAGA”, in un gesto che molti osservatori hanno letto come un tentativo di generare una frattura simbolica attorno alla figura del Papa stesso.
Rubio non cederà sulle posizioni dell’amministrazione riguardo all’Iran, né su Cuba – dossier che attraverseranno anche i colloqui con il segretario di stato Parolin e il segretario dei rapporti con gli stati, l’arcivescovo Gallagher – ma cercherà, come già in passato, di contenere i danni diplomatici e di mantenere aperto un canale di dialogo.
La delicata missione resta comunque carica di significato politico: si svolge mentre il dibattito sulla guerra in Iran anima l’opinione pubblica americana e pesa negativamente sui sondaggi di gradimento presidenziale, rendendo ancora più urgente per la Casa Bianca un qualche segnale di distensione con il Vaticano.
Nel frattempo, dall’interno della Chiesa americana arriva una voce tanto pacata nei toni quanto netta nei contenuti. Il cardinale di Chicago Blaise Cupich, ricevendo il premio “Beati gli operatori di pace” dalla Catholic Theological Union, ha richiamato l’omelia della Domenica delle Palme di Leone XIV e le parole del Vangelo sugli operatori di pace, tracciando un confine preciso rispetto all’approccio dell’amministrazione Trump.













































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