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Il "grande sole" di Hiroshima dia vigore al movimento pacifista

di Beppe Reburdo


Una guerra continua, sofisticata, brutale, di fatto mondiale come dice Papa Francesco, pensieri ribaditi anche a Lisbona, alla Giornata mondiale della gioventù. Dal "grande sole" di Hiroshima del 6 agosto 1945, 78 anni fa oggi, e quello successivo a Nagasaki, tre giorni dopo, il 9 agosto, nacque quell'immenso qualitativo, accompagnato dall’aggravarsi della situazione con la nascita di due blocchi contrapposti Est ed Ovest, che ha sempre impostato la dialettica sulla politica ”del terrore” a base di armi atomiche, ma anche tradizionali, chimiche, batteriologiche.

Con lo scioglimento del Patto di Varsavia e dell’URSS si potevano porre le basi per una netta attenuazione della politica militare e il trasferimento delle risorse verso una politica collaborativa di pace, disarmo, sostegno ai paesi poveri e a quelli emergenti per un mondo solidale , giusto, democratico e umano. Invece, per responsabilità non lieve del “mondo occidentale democratico” la politica del terrore e della prevaricazione si è drammaticamente rafforzata anche con la sempre più evidente entrata in campo della Cina e di altri Paesi come l’India e del sempre più provocatorio atteggiamento di Israele. Siamo arrivati così al moltiplicarsi delle guerre locali in quasi tutti i continenti, al restringimento della democrazia e a un generalizzato duro attacco ai diritti individuali e collettivi sino alla invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin.

Il sistema militare e di potere della NATO ha colto la situazione non per garantire l’Ucraina con giuste politiche di accordi di pace ma per “una resa dei conti” nei confronti dell'avversario russo a Russia, rilanciando sé stesso attraverso aumenti delle spese militari, allargamento dei confini dell'Alleanza Atlantica sino alla Russia e di fatto consolidando l’egemonia USA a discapito dell'Europa ridotta ai margini decisionali. Intanto la sporca guerra continua e nei rispettivi campi prevale nettamente chi vuole il confronto per arrivare alla “vittoria” del proprio schieramento non badando alle disastrose conseguenze. Papa Francesco e lo spezzettato e disarticolato movimento pacifista hanno tentato una opposizione alla guerra spingendo al cessate il fuoco e alla trattativa e accordo di pace. Il Papa con l’attività del card. Matteo Zuppi ha avviato concrete iniziative diplomatiche per mettere tutte le orze in campo di fronte alle loro responsabilità spingendo per almeno primi passi compromissori a livello umanitario.

Questa azione va sostenuta anche dal Movimento per la pace con maggiori iniziative coordinate, utilizzando tutti gli strumenti nonviolento necessari e utili. Ma proprio in questo momento notiamo “un assenteismo” solo in parte coperto da significative micro iniziative che testimoniano, ma che non incidono nell’immediato e cioè fermare la guerra e sostenere l’iniziativa del Vaticano. Dobbiamo rilanciare l’iniziativa, articolare gli interventi, cercare forti coordinamenti tra i vari gruppi perché il dramma ucraino non solo si consuma, ma infetta i complessivi rapporti internazionali. Ecco quindi che la fine immediata del confronto militare e l'avvio di pur limitate, ma puntuali trattative, sono l’urgenza indispensabile. Allora domandiamoci sul che fare e sul come operare subito. Subito!

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