SETTIMANA FINANZIARIA. Sinistre avvisaglie nelle borse: "bolla o non bolla?"
- a cura di Stefano E. Rossi
- 2 giorni fa
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a cura di Stefano E. Rossi

È stato un martedì nero per le azioni del settore tecnologico. Hanno trascinato al ribasso tutte le borse. L’indice della Corea del Sud è tradizionalmente molto esposto alle vicende di questo comparto e, quindi, in un solo giorno ha perso più del dieci per cento del suo valore. Lo statunitense Nasdaq lo segue. A fine settimana registra un pesante -4,60%. Piazza Affari non è da meno. Martedì, in apertura di contrattazioni, vediamo crollare l’indice del -5,69% in poco più di un’ora. Poi, nei giorni successivi il nostro FTSE Mib si riprende un po’ e chiude la settimana a -3%. La paura di una bolla è condivisa ovunque. Stavolta è stata innescata dalle multinazionali del software e dell'intelligenza artificiale. A salvarsi sono stati solo i produttori di hardware, come i semiconduttori, e le società legate alle infrastrutture per i data center. È l’intangibile che cede il passo alla materialità. Anche nell’innovazione spinta, torniamo a preferire le produzioni che si vedono e che si toccano.
All'assalto del cacao, sempre più meravigliao
Le borse merci non sono da meno in quanto a sorprese. Talvolta viaggiano in direzione opposta agli umori deludenti delle borse valori. Se la tristezza si può combattere con una bella cura a base di cioccolato, comprendiamo subito i motivi dell’improvvisa impennata dei prezzi del cacao. In settimana assistiamo a un ragguardevole +20,25%, realizzato in buona parte nella giornata di mercoledì, cioè il giorno successivo a quello del crollo dei mercati azionari. Ben presto, però, intuiamo che la causa del rialzo non è imputabile allo sconforto di qualche broker goloso.
Dal 2024 il cacao è in preda a continue speculazioni, che ne avevano fatto quadruplicare il prezzo, passato da una media di 2-3.000 dollari a 12.000 dollari per tonnellata. Due terzi della produzione mondiale proviene dall’Africa occidentale, tra il Ghana e la Costa d’Avorio. I cambiamenti climatici associati alle malattie delle piante, come quella del baccello nero e del germoglio gonfio, in un biennio hanno decimato milioni di alberi. Quest’anno il fenomeno pareva essere rientrato, con il calo dei consumi provocato dal caro prezzi. Ma la previsione di un più aggressivo ritorno di El Niño nell’autunno 2026, sta minacciando di compromettere i raccolti agricoli globali. In questo quadro, già molto preoccupante, mercoledì scorso è giunta la notizia che l’inventario delle scorte mondiali di cacao risulta dimezzato rispetto a quanto era stato previsto lo scorso gennaio per questi tempi.
A parziale compensazione degli effetti che il clima estremo potrà avere sui prezzi di alcuni prodotti agricoli, come i cereali e i coloniali, dovrebbe intervenire la discesa dei costi dei fertilizzanti e dei prodotti chimici provenienti dal Golfo Persico, che si è ormai avviato verso il processo di pacificazione.
Verso un diverso bilanciamento del risparmio
E ciò ci riporta al rapporto con le alterne vicissitudini dei mercati finanziari turba l’estate degli investitori di tutto il mondo. Siamo preparati al più classico dei tradimenti vacanzieri? Come sfogliando i petali di una margherita alterniamo, un giorno sì e l’altro… pure, le nostre malferme convinzioni dell’esistenza o meno di un insostenibile livello di speculazione finanziaria: bolla o non bolla? Assistiamo increduli ai nuovi massimi delle borse, in grado di performare come non mai, per poi vedere ripetutamente crollare, impotenti, tutte le nostre certezze e con esse i titoli del nostro portafoglio.
Ma c’è una seconda domanda che molti iniziano a porsi: è meglio tenere i nervi saldi e restare con entrambi i piedi in borsa o è meglio lasciar perdere la cocciutaggine e rivolgere maggiori attenzioni agli investimenti non azionari… Mah, nessuno lo può dire. Forse non siamo ancora di fronte a un vero e proprio cambio delle strategie, ma a giudicare dagli spostamenti dei capitali, la tendenza a un diverso bilanciamento del risparmio potrebbe essere già in atto.
Scende il prezzo del gas
Sempre sul fronte delle commodities, il petrolio continua a farla da padrone, attenzionato tra sottaciuti timori e amplificate speranze. A valle del primo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran, conclusosi con progressi definiti incoraggianti, il Greggio WTI texano è sceso a 69,23 dollari al barile (-9,52%) e il Brent europeo a 72,60 (-9,31%). Come ogni primavera-estate, procede la fase di riaccumulo stagionale dei depositi di Gas. A maggio 2026 le scorte segnavano ancora un poco rassicurante 46,4% di saturazione, che risulta essere il più basso registrato negli ultimi cinque anni. Il prezzo del gas naturale però non ne sta risentendo e, così, venerdì sera il TTF chiude ad Amsterdam a 40,78 dollari al MWh (-3,11%).
Euro in ribasso. Oro idem, in stretta correlazione con la nostra moneta. Il Dollaro a fine settimana quota 1,142 contro l’euro. Di fronte al rafforzamento della valuta americana, l’oro è sceso e mercoledì, per qualche ora, si è trovato addirittura sotto quota 4.000. È la prima volta che capita quest’anno. Poi, va a chiudere la settimana a 4.084 dollari l’oncia (115 euro al grammo).
Di fronte ai timori di una speculazione dilagante e agli eccessi delle borse che espongono i risparmi al rischio di una bolla azionaria, a chi preme mantenere un equo rendimento dei propri investimenti nel breve e nel medio periodo viene da domandarsi dove sia meglio investire. È in aumento la richiesta di Titoli di Stato. Si è manifestata apertamente anche in questi giorni con le pressioni sui rendimenti. L’intero comparto dei titoli obbligazionari ritorna a essere attrattivo, pur essendo caratterizzato da un’attenta selezione in base al rischio dell’emittente. Su questa considerazione, si può allora affermare che il nostro debito pubblico venga considerato più che affidabile. Infatti, il nuovo BTP Italia Sì ha ricevuto il pieno delle richieste, sfiorando un totale di assegnazioni per quasi 9 miliardi di euro.
Sempre in fermento in risiko bancario
Piazza Affari vive una settimana pesante. Risente del brutto clima sui tecnologici (STMicro -7,98%), del disamore per le industrie degli armamenti (Leonardo -12,16%) e della prematura disaffezione per l’aerospazio (Avio -16,62%). Inoltre, sono iniziati gli stacchi delle cedole per il pagamento annuale dei dividendi, che incidono sul calo complessivo dell'indice per un -0,21% circa. Sono sei i titoli coinvolti: Leonardo, Poste Italiane, STM, Snam, Terna e Hera.
L’integrazione bancaria europea ancora non c’è. Gli stati nazionali la osteggiano e allora qualcuno se la fa da solo. Nonostante l’avversione del governo tedesco, l’ops di Unicredit su Commerzbank si è chiusa la scorsa settimana con il superamento del minimo richiesto del 30%. La banca milanese ha raggiunto il 42,5% del capitale e vorrebbe proseguire con l’integrazione. Ma il Ministero delle Finanze di Berlino, che detiene il 12,7%, si affretta a dichiarare che non lo cederà. Vuole restare nell’azionariato, per ancorare la banca alla propria vocazione originaria e cioè quella del sostegno finanziario alle piccole e medie industrie tedesche. Anche Credit Agricole cresce nell’azionariato di Banca Bpm. Ora è al 29,9% del capitale. Non c’è l’autorizzazione a crescere oltre il 30%, a meno che non decida di lanciare un’opa. Il risiko bancario italiano non conosce soste.
Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.
I Tori: Diasorin +5,04%, Ferrari +4,76%,
Gli Orsi: Avio -16,62%, Fincantieri -13,11%.
FTSE MIB: -3,00% (valore indice: 51.265)
I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.










































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