Iran, Russia e... Usa: l'Europa a rimorchio, incapace di pensiero autonomo
- Giancarlo Rapetti

- 11 ore fa
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di Giancarlo Rapetti

“I capitalisti venderanno anche la corda con la quale saranno impiccati”. Questa frase di Lenin descrive bene l’atteggiamento dell’Europa (leader politici e grandi imprenditori) di fronte alle crisi geopolitiche che il mondo sta vivendo. I capi dei governi europei hanno salutato con gioia fanciullesca l’accordo tra Iran e Stati Uniti per la tregua in Medio Oriente. Non si sono neanche dati pensiero di motivare con argomenti politici o strategici il proprio atteggiamento, hanno detto esplicitamente che sperano nella riduzione dei costi dell’energia. Il nostro Ministro degli Esteri Antonio Tajani si è spinto a dire che le esportazioni italiane beneficeranno della riapertura dello stretto di Hormuz.
Sull’onda del deal iraniano, in Europa si levano anche alte le voci per riannodare i contatti con Vladimir Putin. A pensarci bene, le due cose sono strettamente collegate e dimostrano una convinzione diffusa nelle opinioni pubbliche europee, di cui i leader pro-tempore sono a rimorchio. “La Russia non è il nostro nemico” e “l’Iran ha i suoi diritti”. Per inciso, l’ha detto anche Trump: “l’Iran, come gli altri paesi, ha diritto al suo programma missilistico”. Non tutti la pensano così. C’è anche chi sostiene che la Russia sia una minaccia per l’Europa e che con l’Iran costituisca un “asse del male” pericoloso come non mai. Chi sostiene ciò, lo fa basandosi su quanto Russia e Iran dicono esplicitamente. Putin ha detto: “Ci riprenderemo quello che è nostro”. C’è un minimo e un massimo implicito in questa dichiarazione: il minimo è il territorio dell’Unione Sovietica e/o dell’impero zarista. Il massimo è la sfera d’influenza dell’Unione Sovietica che comprendeva l’Europa orientale fino all’Elba, il fiume che segnava, per un breve tratto, il confine tra le due Germanie.
L’argomento, fondatissimo sul piano razionale, secondo cui la Russia (che economicamente vale appena quattro quinti dell’Italia) non è in grado di realizzare simili obiettivi, non vale di fronte la realtà. La Russia non si muove secondi i principi della nostra razionalità, altrimenti non si sarebbe imbarcata nella fallimentare avventura ucraina e avrebbe scelto di essere un partner dell’Occidente anziché diventare un vassallo della Cina. Come ha fatto quella scelta irrazionale e scellerata, può farne altre peggiori.
Quanto all’Iran, è noto che dichiara di voler distruggere prima il Piccolo Satana, cioè Israele, poi il Grande Satana, cioè gli Stati Uniti d’America. Non parla esplicitamente dell’Europa, ma considerando che ci ritiene alleati o complici dei due Satana, si applica la proprietà transitiva.
Chi vede le cose diversamente, e non ritiene queste minacce reali, parte dal presupposto che le parole dei dittatori siano propaganda, ma non vere intenzioni. Strano ragionamento per le nostre abitudini: qui da noi si passa sopra ai fatti, ma si viene impiccati ad una parola mal detta o male interpretata. Ai despoti invece è lasciato il beneficio del dubbio.
Da queste poche osservazioni si può dedurre che ci sarebbe materia per un confronto appassionato e vivace tra i due diversi punti di vista, per scegliere le iniziative politiche più adatte e conseguenti. Si può sostenere che la Russia è una minaccia per l’Europa, oppure che ha le sue ragioni e, soddisfacendo i suoi primi appetiti, si potrebbe arrivare ad un modus vivendi. Si può sostenere che la bomba atomica iraniana, il suo arsenale missilistico e di droni, la sua regia del terrorismo internazionale siano una minaccia esistenziale per l’Occidente. Oppure, che in fin dei conti l’Iran è un paese come gli altri, a parte l’utilizzo un po’ originale delle gru, che ha diritto al suo programma nucleare, ai suoi missili, e al suo ruolo di potenza regionale. E che l’Occidente, come sostengono menti brillanti, ad esempio Piergiorgio Odifreddi, ha solo colpe da espiare. Non sarebbe male vedere la politica accapigliarsi esplicitamente senza respiro su queste questioni dirimenti, capaci di ridisegnare il mondo futuro.
Invece si parla d’altro.
Non è una novità. Nel 2022, nei primi mesi di invasione russa dell’Ucraina, Mario Draghi era Presidente del Consiglio. Riferendosi alla fine delle forniture di gas russo in conseguenza delle sanzioni, fece la celebre domanda: “volete la pace o i condizionatori?”. L’autorevolezza di Draghi impedì la risposta massiva “i condizionatori”, ma poi il suo governo cadde.
Oggi siamo felici che la tregua in Medio Oriente, i cui contenuti peraltro sono dubbi, faccia nell’immediato scendere il prezzo della benzina. Così andremo in vacanza più sollevati. Poi si vedrà. O meglio: poi ci metteremo d’accordo con Putin e il gas russo ricomincerà a fluire verso l’Europa, comodo e a buon mercato. In fin dei conti, quello che vale sono i buoni affari: le corde producono fatturato, senza preoccuparsi troppo del loro impiego. Intanto, passando da Lenin a Keynes, “sul lungo periodo saremo tutti morti”.













































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