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"III guerra mondiale a pezzi": la voce del Pontefice sovrastata dalle bombe dei venditori di morte

di Beppe Reburdo


La guerra infuria. E continua il massacro nella Striscia di Gaza. Dal web si apprende di nuovi attacchi israeliani. La tv al-Jazeera dà notizia di una trentina di persone, tra le quali un bambino, morte nelle operazioni condotte dall'esercito di Tel Aviv questa notte, culminate nella distruzione di tre palazzi. Intanto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rimandato il voto sulla risoluzione degli Emirati Arabi Uniti per un cessate il fuoco e l'ingresso di aiuti nella Striscia di Gaza. L'obiettivo è quello di limare il testo per superare il veto degli Stati Uniti, per quanto la posizione della Casa Bianca sia sempre più critica e insofferente verso il governo israeliano le cui azioni militari continuano a mietere vittime tra i civili palestinesi. Azioni che suscitano lo sdegno della comunità internazionale cui Netanyahu risponde con l'arroganza dei prepotenti e l'intensificazione degli attacchi, come il recente al campo di Jabalia, che ha provocato la morte di 90 persone, secondo il ministero della Sanità di Gaza. Per contrasto, Hamas allarga il fronte della guerra, lanciando razzi anche dalla Siria.

Il film dell'orrore non si arresta. Le notizie che si leggono sul web sono il precipitato della follia umana. L’Organizzazione mondiale della sanità ha descritto l’ospedale al-Shifa di Gaza City – un tempo la pietra angolare del sistema sanitario del territorio – come un “bagno di sangue”. Mancano letti e barelle. All'interno centinaia di pazienti feriti ne vedono arrivare altri scaricati sul pavimento, che si trasforma in un lago di sangue, tra grida di dolore per la mancanza di antidolorifici.

Instancabile, la voce di Papa Francesco cerca di riportare i nostri tempi alla ragione a un pensiero lucido che superi gli odi e le divisioni. Dall’inizio del suo pontificato, in un isolamente preoccupante, il Pontefice denuncia e chiede una decisa inversione di marcia di fronte a quella che ha definito la “Terza guerra mondiale a pezzi”, in atto in tutte le parti del mondo. Una guerra che usa diversi mezzi di attacco come invasioni, uso della forza e delle armi, attacco al clima e al creato, crescenti ingiustizie e immense diseguaglianze. I pezzi di quella guerra stanno mandando in frantumi la convivenza civile: dall’invasione russa dell'Ucraina del 24 febbraio 2022 allo spaventoso aggravarsi del conflitto israelo-palestinese con il massacro del 7 ottobre provocato da Hamas cui è seguita la vendetta israeliana che è sotto gli occhi di tutti con un sostanziale eccidio del popolo palestinese, dall’avvio di scontri nella parte euro-asiatica dell’Europa a un’Africa in piena ebollizione, con il suo corollario di migrazioni di milioni di persone che cercano di sfuggire dalla fame e dall'odio, da crisi climatiche, ambientali ed economiche.

A ciò Francesco ha proposto i contenuti delle sue encicliche ed in particolare Fratelli tutti e e Laudato si', sulla cura della Terra, la casa comune, con il suo recentissimo aggiornamento, sempre più allarmato del precipitare della situazione. La proposta etica, culturale, socio-economica è economia integrale, cioè che tocca la vita complessiva delle persone e del creato. Intanto è fondamentale come dice Francesco parlare e denunciare chiaramente e senza fraintendimenti quello che sta avvenendo e con le precise responsabilità storiche e recenti che la caratterizzano. Individuare punti di dialogo e di mediazione per immediate trattative precedute dalla fine delle ostililita, violenze, provocazioni. Non sono assolutamente accettabili nuovi morti, feriti, distruzioni ed esodi di massa imposti!

In questo contesto prevalgono però idee e azioni di morte, sfruttamento, dominio tali da ricattare, in particolare le popolazioni del cosiddetto “mondo libero”, nel nome di una sicurezza che di fatto è tale solo per élite che impongono “democraticamente” i loro interessi con pressioni di ogni tipo e fattura. Chi dissente, ha posizioni diversificate, tenta riflessioni e propone azioni coerenti che abbiano al centro le persone e il creato viene combattuto utilizzando tutti i mezzi di comunicazione e la forza economica per soffocarne il ruolo. Siano essi il Papa, i pochi intellettuali di idee oneste, le persone e i gruppi che svolgono una formidabile azione di volontariato e testimonianza, quel poco di informazione civile che ancora esiste, quei gruppi ecclesiali che in tutte le parti del mondo testimoniano e operano nel solco di quella ”Chiesa povera, dei poveri”, Cristo nella sua complessità disarmante e arricchente.

In questi giorni abbiamo ancora verificato che l’immenso dramma umano che rischia di soffocarci a partire dalle guerre di fronte alle quali classe politica occidentale, compresa quella del governo italiano, si dimostra impermeabile al dramma che da due mesi e più si vive nella Striscia di Gaza. Impressionante è la pressione sul Pontefice e il tentativo di isolarlo nella stessa Chiesa usando tutti gli strumenti che una politica reazionaria dispone in ogni angolo del mondo per soffocare ogni speranza di umanizzazione delle coscienze e delle politiche interne e internazionali. Ma bisogna anche domandarci, senza ipocrisie e timori, perché una parte significativa della struttura gerarchica cattolica, dalle parrocchie a evidenti settori del Vaticano e ad associazioni cattoliche legate al potere gestionale di settori strategici, come la scuola e la sanita, sino alle preoccupate paure della parte dell’associazionismo aperto e plurale si offra a frenare l'azione rinnovatrice di Francesco.

Il punto è che pace o guerra, disuguaglianze o giustizizia, distruzione del creato o ecologia integrale, violenza o non violenza, parità di genere o discriminazioni, diritto alle emigrazioni o costrizione, valori o disvalori sono le vere scelte e relative coerenze di orientamento in un terribile impatto tra vita e morte. Ma, ad un tempo, ci si trova di fronte a una domanda angosciante che prefigura una crisi irreversibile per la nostra democrazia: perché di fronte a questa ”immensità” stiamo assistendo alla fuga nel personale e all’abbandono dell’impegno individuale e collettivo?







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