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Global Fund a New York: dalla lotta contro HIV e TBC alla Covid-19


di Giuseppina Viberti e Germana Zollesi


I risultati del Global Fund (dopo 20 anni di attività), presentati dal Direttore esecutivo Peter Sands, meritano una riflessione sulle possibilità di contrasto delle malattie ad ampia diffusione. Le interdipendenze sanitarie, in un mondo globalizzato appena uscito - secondo l’OMS - dalla pandemia, necessità di nuovi assetti per prevenire le malattie infettive ed in questo contesto l’opera svolta dal Fondo rappresenta una delle iniziative più importanti per originalità e consistenza degli interventi.

A giorni si terrà a New York la Conferenza per il Settimo Rifinanziamento del Global Fund ospitata dal Presidente Biden, su mandato del governo americano, con l’obiettivo di raccogliere almeno 18 miliardi di dollari (due finanziarie italiane!) per sostenere il prossimo triennio di interventi globali e, dicono le stime del Global Fund, salvare almeno 20 milioni di vite riducendo di quasi due terzi i decessi per HIV,TBC e malaria con il potenziamento dei sistemi sanitari più deboli per migliorare la risposta alle future pandemie.

L’importanza dell’evento, non solo per la massa di risorse coinvolte ma per l’approccio sistemico e globale proposto, coinvolge in particolare i Paesi più disagiati, consentendo al mondo intero di affrontare con maggior forza e resilienza questa e le future pandemie perché il problema Covid 19 è ora contenuto grazie ai vaccini, ma non certamente risolto.


L'impegno di governi e cittadini

Nel 2002 l’impegno dei governi, società civile, privati, ONG, cittadini ha saputo costruire un unico partenariato per combattere tre malattie importanti che erano e sono una minaccia globale. Lo stesso impegno generale deve essere riproposto di fronte al Covid 19 per raggiungere il benessere globale entro il 2030. Obiettivo difficile ma non irraggiungibile. A fine 2020, le vite salvate dai programmi sostenuti con la partnership del Global Fund erano 44 milioni, a partire dal 2022 nei paesi nei quali è intervenuto, i decessi per AIDS, malaria e TBC si sono ridotti di quasi il 50%. Questi ragguardevoli risultati sono stati raggiunti attraverso la collaborazione di tutti coloro che partecipano al Global Fund: governi, organismi multilaterali, partner bilaterali, società civile, malati e settore privato.

La pandemia da Covid 19 ha purtroppo avuto un impatto devastante e, per la prima volta, i risultati previsti nella lotta a HIV, TBC e malaria hanno segnato una regressione (segnale quanto mai preoccupante). La pandemia ha complicato la situazione rendendo ancor più necessario rafforzare i sistemi sanitari più deboli per sconfiggere le malattie infettive più gravi a livello mondiale e prepararci alle pandemie che si presenteranno in futuro.

In estrema sintesi l’azione del Global Fund ha permesso di contrastare:


HIV: nei paesi nei quali il GF investe, i decessi per AIDS sono diminuiti del 68% dal picco dell’epidemia del 2004. Il numero di persone in cura è il più alto mai registrato ma le nuove infezioni non calano abbastanza rapidamente; il Covid 19 ha interrotto le attività diagnostiche e di prevenzione soprattutto per le fasce a rischio e più vulnerabili delle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo.

TBC: nei paesi nei quali il GF investe, i decessi per TBC (esclusi quelli di persone positive all’HIV) sono diminuiti del 28% dal 2002. Fino al 2020 c’è stato un lavoro con ottimi risultati di individuazione di casi di tubercolosi non diagnosticati, né trattati e segnalati. Nel 2020 i risultati ottenuti hanno risentito della pandemia da Covid 19 con un calo notevole delle diagnosi e trattamenti per TBC.

MALARIA: nei paesi nei quali il GF investe, i decessi per malaria sono diminuiti del 45% dal 2002.

Sono in corso progetti innovativi: sviluppo di zanzariere più efficaci trattate con insetticidi, progetti pilota per un nuovo vaccino antimalarico per i bambini. La pandemia da Covid 19 ha causato un modesto rallentamento dei progressi nella lotta a questa malattia ma non ci sono però stati miglioramenti.


Rafforzamento dei Sistemi Sanitari nei Paesi a basso e medio reddito

Il Global Fund, avendo effettuato investimenti superiori ad 1 miliardo di dollari all’anno, è il primo ente multilaterale al mondo per l’erogazione di fondi necessari per il rafforzamento dei sistemi sanitari nei Paesi in via di sviluppo. Utilizzando gli stessi laboratori, sistemi di approvvigionamento, personale sanitario qualificato che stava lavorando per combattere HIV,TBC e malaria è stato possibile predisporre tempestivamente una prima risposta alla pandemia da Covid 19.

Un sistema sanitario in grado di rispondere alle esigenze di una popolazione non si improvvisa e non può essere sintetizzato in un algoritmo predeterminato da esportare nelle diverse realtà, ma è frutto di una crescita culturale che coinvolge tutti gli aspetti della nostra società. La ramificazione del Global Fund ha permesso di predisporre con tempestività risposte efficaci in quanto disponeva di competenze locali sviluppate in anni di presenza caratterizzandosi nell’impegno di eliminare le disuguaglianze e le barriere di genere per garantire un accesso universale ai servizi sanitari di base (conditio sine qua non per contrastare le infezioni di qualsiasi tipo). Solo maturando esperienze operative in loco si può realizzare il know how per intervenire con efficacia e poter disporre di competenze professionali polivalenti.

Con l’esplodere della pandemia, il Global Fund è infatti potuto intervenire grazie alla sua esperienza e alla rete internazionale di collaboratori. Ad agosto 2021 erano stati stanziati 3,3 miliardi di dollari a favore di 107 Paesi e approvati 16 programmi multinazionali finanziati con il “Meccanismo di risposta al Covid19”per sostenere l’acquisto di test, terapie, forniture mediche essenziali, camici, mascherine, guanti monouso, adattamento dei programmi alla lotta a questa nuova pandemia. I Paesi beneficiari hanno utilizzato i fondi erogati in modo molto proficuo per la popolazione: 72% delle risorse per il rafforzamento della risposta nazionale al Covid 19; 16 % per attenuare l’impatto del Covid 19 sull’HIV, TBC e malaria e continuare l’attività su queste 3 malattie; 12% per migliorare i servizi sanitari locali e i servizi comunitari.

Oggi che il coronavurs ha rallentato parte della sua virulenza, il lavoro svolto dal Global Fund e da tutte le organizzazioni che hanno contrastato la diffusione del morbo costituisce un patrimonio di conoscenze che va salvaguardato e analizzato, perché può costituire la base per futuri interventi di sanità pubblica.


Breve storia della Ong

Il 28 gennaio 2002 è una data importante per la salute globale: Bill e Melina Gates, Kofi Annan e altri importanti personaggi fondarono una ONG denominata Global Fund (GF) che ha fornito sovvenzioni per interventi contro l’HIV, la Tubercolosi e la Malaria nei Paesi più disagiati del Mondo. Partecipano al GF tutti i Paesi del G7, la Commissione Europea e vari Paesi non G7, organismi internazionali, ONG dei Paesi in via di sviluppo e dei Paesi sviluppati, rappresentanti delle popolazioni a rischio, fondazioni private ed il settore privato.

L’idea della creazione del Fondo risale al Vertice G8 di Okinawa ed è divenuta operativa al successivo Vertice di Genova del luglio 2001. L’organizzazione si è insediata ufficialmente a Ginevra il 28 gennaio 2002. Caratteristica del Fondo Globale è il meccanismo di governo di cui fanno parte, oltre ai paesi donatori e a soggetti privati, anche rappresentanti dei paesi beneficiari nonché della società civile, come ONG e Associazioni che rappresentano le comunità colpite dalle malattie. Il Fondo Globale è essenzialmente un meccanismo finanziario che si occupa di reperire e investire fondi per sostenere progetti di lotta contro le pandemie nei Paesi che ne fanno richiesta.

Con rammarico, si deve segnalare che l’Italia, che è stata uno dei Paesi fondatori del progetto, nel 2011 è uscita dal CDA perché non ha versato i fondi promessi. Successivamente il nostro Paese, nell’ambito del Sesto Rifinanziamento, nel 2019, si è impegnato a contribuire con 161 milioni di euro per il periodo 2020-2022, aumentando il suo stanziamento del 15% rispetto al Quinto Rifinanziamento da 140 milioni di euro. Nel Quinto e nel Sesto Rifinanziamento, l’impegno italiano ha incluso un contributo pari al 5% dei fondi riservati all’assistenza tecnica fornita da organizzazioni non governative e centri di ricerca italiani.

Nel contesto della lotta al COVID-19, il Fondo globale ha introdotto nuove flessibilità per consentire ai Paesi beneficiari di utilizzare risparmi e riprogrammare le sovvenzioni ricevute al fine di riadattare rapidamente i programmi contro l'HIV, la tubercolosi e la malaria, acquistare dispositivi di protezione, procurarsi diagnostica per il COVID-19, forniture mediche ed altri interventi urgenti di risposta alla pandemia.

Il Global Fund è inoltre partner fondatore di “ACT-Accelerator"(ACT), la piattaforma di collaborazione globale per accelerare lo sviluppo, la produzione e l'accesso equo a test, terapie e vaccini contro il COVID-19 e a rafforzare i sistemi sanitari più deboli.


La redistribuzione della ricchezza

L’esperienza del Global Fund rileva l’utilità e l’efficienza di coniugare iniziative private (con la capacità di utilizzo razionale delle risorse) con gli organismi governativi e sovranazionali (e la loro visione complessiva dalla società). Alcune realtà private raggiungono fatturati che superano il PIL di alcune nazioni piccole: ne consegue un dovere etico distribuire parte di queste ricchezze, partecipando ad iniziative a valenza generale alla ricerca di contrappesi tra chi ha troppo e chi non ha nulla (la donazione più consistente, 20 miliardi di dollari, più di una finanziaria italiana, è da attribuire a Bill Gates).

La conservazione di equilibri accettabili e la tutela dei più sfortunati non può non rientrare nei programmi di multinazionali il cui bacino di influenza (e di vendite) si espande a tutto il pianeta, in una visione sovranazionale e di lungo periodo. Da anni è previsto per le grandi aziende l’obbligo di stilare un bilancio sociale (balance scorecard) dove si devono precisare i comportamenti assunti nei confronti del contesto in cui si è inseriti, ma queste iniziative vanno oltre, assumendo una “responsabilità” nei confronti del resto del mondo, facendosi carico di problematiche drammatiche non risolte dalle altre istituzioni. L’economia supera così i tradizionali rapporti dare/avere espressi in termini finanziari, per assumere il ruolo di scienza dei comportamenti sociali che interagiscono con tutti i fattori della convivenza civile fra i popoli, di cui la gestione delle risorse diventa il mezzo e non più il fine.


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