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Viaggio nell'Italia insolita e misteriosa...

Il Museo dei Serial Killer, un tour del terrore a Torino/1


di Ivano Barbiero


Dalla brumosa terra vercellese e dalla Bassa Mantovana[1] è un ritorno a casa, a Torino, questo viaggio di Ivano Barbiero, infaticabile viaggiatore che sotto la Mole, è proprio il caso di dirlo, è stato per trent'anni e più attento indagatore di cronaca nera e di cronaca giudiziaria per i quotidiani Stampa sera e La Stampa. E Barbiero, non poteva non ritornare, in questi suoi affondi nel passato, dove la curiosità si mescola ai fatti di cronaca, sui luoghi del delitto. In questo caso, la curiosità si è spinta nella visita di un inedito, almeno per l'Italia, museo dei peggiori assassini seriali che il mondo ha conosciuto. Quelli arrestati e processati. Gli altri... beh, il mistero rimane...  


Un tour di cinquanta minuti tra malessere, inquietudine e oppressione. Sono le sensazioni principali che si provano visitando il Museo dei Serial Killer, curato da Expo Sin Fronteras, che ha aperto da pochissimi mesi a Torino in Galleria Tirrena, via Arcivescovado 9. Avete mai guardato in faccia il lato perverso e drammatico del genere umano? Avete mai constatato quanto la realtà sia peggio delle più terribili fantasie? Vi siete mai immedesimati nel terrore che scorre nelle vene di chi viene torturato e ucciso dalle perverse mani e menti che da sempre infestano il genere umano? Ebbene, in queste stanze, senza una finestra che lasci filtrare la luce, proverete il brivido dell’incontro ravvicinato e traumatico con l’incredibile ed inimmaginabile mondo rappresentato da coloro che hanno dedicato la loro esistenza a concludere quella degli altri, nei peggiori modi. Un’esperienza multimediale e narrativa, destinata a lasciare il segno. Inutile sottolineare che questo museo non è adatto ai bambini.

“L’obbiettivo di questa esposizione - dicono gli ideatori di questa e altre due esposizioni analoghe - è far riflettere di fronte ad un fenomeno che purtroppo non esclude nessuno di noi… Il Serial Killer potrebbe essere il tuo vicino di casa, o l’insospettabile signore che incrociamo ogni mattina con la sua 24 ore…”. Così, per raggiungere lo scopo che si sono prefissi, gli organizzatori hanno abbondato negli elementi espositivi e nei pannelli esaustivi che descrivono le storie di vari serial killer mondiali famosi.


In questa sfilza di criminali c’è anche l’italiana Leonarda Cianciulli, meglio conosciuta come la saponificatrice di Correggio perché uccise tre donne trasformando i corpi in dolci e sapone. Per gli amanti del macabro (eccome se ci sono) in questi spazi quasi claustrofobici c’è davvero di che soddisfarsi. All’ingresso si viene dotati di una audio guida che sarà la voce che vi accompagnerà in questo percorso. Anche in questo, il Museo vuole distinguersi: la voce è quella di Gianfranco De Angeli, noto in Italia come il narratore della trasmissione “Lucignolo”.

Dunque, un vero e proprio itinerario del male che si dipana tra dieci scenografie o ricostruzioni (o “scene”) per rendere visivamente l’atmosfera dei casi. Ci sono inoltre oggetti, riproduzioni, fotografie ed elementi immersivi che lasciano poco spazio alla distrazione. Non aspettatevi un museo “scientifico” nel senso tradizionale: questo luogo sembra avere più una valenza “esperienziale /narrativa/d’intrattenimento-true-crime”, che un museo accademico. Il rischio a cui la nostra società va incontro infatti è di illudersi che il serial killer esista solo nelle fiction o nelle pellicole cinematografiche, in cui la rassicurante distinzione tra buoni e cattivi permette allo spettatore di riconoscere sin dall’inizio il personaggio malvagio e anticiparne le future mosse. Ma la realtà si presenta ben diversa. È impossibile, infatti, individuare un serial killer e prevederne in anticipo l’intenzione omicida, proprio perché improvviso è il momento in cui l’impulso di uccidere prende il sopravvento sulla razionalità.

Calarsi nella follia dei protagonisti di questo Museo mette il visitatore di fronte ad una verità da tutti conosciuta, ma che forse si preferisce negare, ovvero che “in ognuno di noi vi è un po’ di quell’odio, di quell’aggressività che potrebbe spingerci ad essere violenti o addirittura pronti ad uccidere”. La distinzione fondamentale risiede nel fatto che, come affermato dallo psichiatra forense Robert Simon nel 1996, "gli individui malintenzionati compiono azioni che le persone oneste si limitano a immaginare".


La Expo Sin Fronteras ha inaugurato il 18 marzo 2006 a Firenze il “Museo Criminale Serial Killer e Pena di Morte”, ottenendo un clamoroso successo di pubblico e critica e attirando l’attenzione dei media locali e nazionali. Sull’onda di un tale straordinario esito positivo, la stessa società ha inaugurato il 25 novembre 2006 a Città del Messico “Asesinos Seriales y Pena de Muerte”. L’esposizione, patrocinata dal Centro Cultural Policial, ha visto in pochi mesi l’affluenza di oltre 100mila persone e l’interesse costante dei mass media nazionali. Per permettere alle migliaia di visitatori in coda ogni giorno di poter visitare il Museo, l’esposizione è stata prorogata da tre mesi a dieci anni.

Se gli Stati Uniti detengono il poco invidiabile primato nella triste classifica degli omicidi seriali, raccogliendo da soli il 60% della casistica di serial killer, il nostro Paese detiene assieme alla Gran Bretagna il secondo posto con poco più del 5% dei casi. Nell’ultimo secolo sono stati identificati e catturati più di 50 assassini, responsabili della morte di oltre 200 innocenti. Per quanto riguarda la distribuzione geografica oltre i due terzi dei casi si registrano nel nord Italia, con la Lombardia in testa; non vi è sostanziale differenza fra centro e sud Italia.

Già alla fine degli anni 30 le cronache nazionali furono sconvolte dalla follia omicida di Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio, una criminale che uccise tre sue amiche con un colpo d’accetta alla testa. I corpi delle vittime fatti a pezzi venivano sciolti in acqua bollente con soda caustica e trasformati così in sapone e il sangue mescolato a zucchero diventava la base di ottimi dolci.


Pochi anni dopo Ernesto Picchioni diventerà un nome noto alla cronaca: tranquillo contadino della campagna romana, cospargeva di chiodi le strade nei pressi del suo casolare e uccideva con una fucilata gli sfortunati passanti in bicicletta che si erano fermati per chiedere soccorso. 

Vitalino Morandini, il mostro di Pontoglio, vanta il primato di essere l’unico serial killer degli anni ’50: la sua furia assassina si scatenò nei confronti di famiglie che vivevano in case isolate nelle valli nei pressi di Bergamo. La sua firma era inconfondibile: dopo aver derubato e ucciso con un piccone i componenti delle famiglie, le loro case venivano date alle fiamme.

Carlo Panfilla è considerato il più classico dei serial killer degli anni ‘70: le sue vittime furono sterminate infatti senza alcun motivo, rispondendo ad un impulso omicida irrazionale. Vagando con il motorino tra Campania e Molise lascerà sul suo cammino ben sette cadaveri uccisi con un colpo di pistola solo perché lo avevano guardato storto.

Gli anni ’70 furono teatro delle gesta folli di un altro criminale: Antonio Cianci la cui violenza assassina si indirizzò esclusivamente su uomini in divisa: appassionato di pistole e film western, Cianci uccise 3 carabinieri e una guardia giurata per dimostrare il proprio coraggio.

Nella prossima puntata, sabato 13 dicembre, riprenderemo con i serial killer dagli anni Ottanta ai giorni nostri.


(continua)


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