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SETTIMANA FINANZIARIA L'Italia dei finti miglioramenti...

Dal rapporto annuale del Censis

a cura di Stefano E. Rossi


L’Italia ritorna nell’età selvaggia del ferro e del fuoco. È quanto afferma il 59-esimo rapporto annuale del Censis, il centro studi di fenomeni socio-economici. La lettura è quella di un’Italia vulnerabile e talvolta rassegnata di fronte al declino. Un esempio viene dal welfare, definito come fatto storico, considerato non imperituro e che può anche estinguersi. Conosciamo i nostri mali. Sono la bassa crescita, l’invecchiamento demografico, la riduzione dei lavoratori attivi e, più di tutti, il debito pubblico, che a settembre ha raggiunto i 3.081 miliardi di euro. Gli interessi, che si devono calcolare in base al Pil, sono i più alti d’Europa (3,9%). Fa eccezione la sola Ungheria (4,9%) che, si potrebbe dire, non è la nostra migliore compagnia. In passato non lo sarebbe stata nemmeno la Grecia, ma oggi fa meglio di noi (3,5%). Per dare la misura del loro volume, gli interessi sul debito pubblico sono pari a una volta e mezzo il totale della spesa per i servizi ospedalieri. Perciò, nonostante la discesa dello spread verso il Bund, arrivato a soli 69 punti base, la spesa per interessi resta sempre alta. Ed è anche molto lontana dal 1,9% sul Pil della UE.

L’Istituto di ricerche indipendente guidato da Giuseppe De Rita ci inserisce in un’era di predatori e prede. Un italiano su tre è convinto che le autocrazie siano più adatte allo spirito dei tempi e che le controversie internazionali si risolveranno mediante i conflitti armati. E mentre mutava lo scenario, negli ultimi vent’anni i titolari d’impresa si sono ridotti di 585 mila unità e i giovani imprenditori sotto i 30 si sono quasi dimezzati (-46,2%). I lavoratori dipendenti hanno perso il -8,7% del loro valore reale e, in media, ogni italiano ha visto scendere il proprio potere d’acquisto del -6,1%.

La crisi industriale ha ridotto i fatturati di oltre il -7% in tre anni. Si salva solo l’agroalimentare, la cui produzione è salita del +1,9%. Molto male, invece, il tessile-abbigliamento (-11,8%) e i mezzi di trasporto (-10,6%). Da ultimo, la fabbricazione di armi e munizioni è cresciuta nei primi nove mesi di quest’anno del 31%, rispetto all’anno scorso.


Fed: Jerome Powell al bivio

Negli Stati Uniti c’è attesa per la riduzione dei tassi. Mercoledì 10 si riunisce il Fomc (il Comitato esecutivo della banca centrale Usa). Il Presidente Jerome Powell ha di fronte un Consiglio diviso equamente tra due possibilità: abbassare oppure lasciare tutto com’è e rinviare la decisione all’anno prossimo. Da un lato, preferirebbe attendere maggiori aggiornamenti sul mercato del lavoro, interrotti con lo shutdown e ancora oggi poco chiari per i potenziali risvolti sull’inflazione. Dall’altro lato vorrebbe evitare la riapertura di un braccio di ferro con il Presidente Trump. Nel qual caso, si tratterebbe un vero e proprio mercoledì da leoni.

Tutto potrebbe ridursi in quello che gli americani chiamano il gioco della gallina (chicken), anche detto hawk-dove game (gara dei falchi e delle colombe). La parte della gallina, cioè del codardo, è quella da evitare. Il capo della FED lascerà l’incarico fra sei mesi, alla sua scadenza naturale e chissà quali pensieri stanno passando per la sua mente. Meglio il falco, che resta fermo e non tocca i tassi, o la colomba, con una decisione che accondiscendendo la Casa Bianca si potrebbe rivelare errata? Detto a nostro modo: meglio l’uovo o la gallina …chicken? Ancora pochi giorni e lo scopriremo.

Intanto, come nell’intento di aspettare gli eventi, il greggio fluttua stabile sui 60 dollari al barile. Stessa sorte per l’oro, che chiude a 4.201 dollari l’oncia. Fermo anche il dollaro contro l’euro, che quota 1,16.


La Giovane Italia non è quella di Mazzini... è a spasso

L’Eurostat, l’agenzia di statistica europea, ha comunicato il tasso di disoccupazione nell’UE. È salito al 6,4%, un decimo di punto in più rispetto al mese precedente. L’Italia fa meglio e scende al 6%, ma il dato non vale per tutte le fasce d’età. Secondo l’Istat, i giovani fino a 35 anni sono quelli che se la passano peggio. Accusano un calo di occupati del -3,1% rispetto allo scorso anno. Il Cnel, nello studio sull’attrattività per i giovani, rincara la dose. Ha pubblicato che, a partire dalla crisi dei debiti sovrani del 2011, i giovani italiani emigrati all’estero per cercare lavoro sono stati 441 mila, il 7% del totale, allettati da migliori salari e prospettive di carriera.

L’inflazione in Europa si rialza un po’, sale al +2,2% ma non preoccupa. Si prevede un calo dei prezzi nei mesi a venire trainato dal comparto dei beni di consumo. Alla base c’è l’invasione di beni cinesi a basso prezzo, ordita per compensare le minori vendite oltre Atlantico causate dai dazi. La cura appare peggio della malattia.


Le stime di Morgan Stanley per i semiconduttori di umanoidi

A Piazza Affari c’è voglia d’industria. Stellantis, dopo la bella performance della scorsa settimana, replica e rilancia con un rialzo a due cifre (+13%). Alle buone notizie provenienti dall’Europa, +4% di immatricolazioni, si sono aggiunte quelle dal Nord America, +29% di vendite. Inoltre, Trump ha reso più permissive le norme sulle emissioni inquinanti ed è atteso, per i primi giorni del nuovo anno da parte di Bruxelles, l’annuncio di posticipare di cinque anni il divieto di produzione dei motori a combustione.

Anche ST-Microelectronics, leader mondiale nei semiconduttori, è in ascesa. Sale sull’onda delle previsioni di aumenti della domanda di chip da parte dell’industria automobilistica, ma non solo. Le nuove frontiere della tecnologia e della robotica stanno offrendo ulteriori opportunità. Morgan Stanley stima in 305 miliardi di dollari il mercato dei semiconduttori per umanoidi nei prossimi vent’anni.

 

Il Borsino della settimana – rassegna dei migliori e dei peggiori titoli del listino FTSE MIB.

I Tori: Stellantis +13,28%, STMicro +13,25%,

Gli Orsi: Banca MPS -6,89%, Italgas -4,52%.

FTSE MIB: +0,17% (valore indice: 43.432)

 

I presenti commenti di mercato rivestono un esclusivo scopo informativo e non intendono costituire una raccomandazione per alcun investimento o strategia d’investimento specifica. Le opinioni espresse non sono da considerare come consiglio d’acquisto, vendita o detenzione di alcun titolo. Le informazioni sono impersonali e non personalizzate.

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