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Dieci nuove "pietre d'inciampo" posate a Torino

di Marco Travaglini


Ieri, 12 gennaio, sono state posate in mattinata dieci nuove pietre d’inciampo a Torino. La cerimonia pubblica con le istituzioni in Galleria San Federico, sul lato di via Bertola, ha ricordato Giovanni Battisti, ex lavoratore del giornale La Stampa, deportato a Mauthausen nel 1944. Per l’undicesimo anno il Museo diffuso della Resistenza porta nel capoluogo piemontese le stolpersteine di Gunter Demnig (nella foto), un progetto europeo ideato e realizzato dall’artista tedesco per ricordare le singole vittime della deportazione nazista e fascista. Demnig produce piccole targhe di ottone incastonate su cubetti di cemento che sono poi inseriti nel selciato di fronte all’ultima abitazione scelta liberamente dalla vittima. Ogni targa riporta “Qui abitava…”, il nome della vittima, data e luogo di nascita e di morte/scomparsa. In tutta Europa sono state posate più di 100mila pietre.

Giovanni Battisti era un uomo di 58 anni, nato a Modena nel 1887, lavorava come addetto alle spedizioni per il giornale La Stampa, situato nella vecchia sede di Galleria San Federico. Il giornale, come molti altri, aveva subito pesantemente le conseguenze delle leggi razziali imposte dal regime fascista. Oltre alla censura che colpì gran parte della stampa non allineata, molti dipendenti furono prelevati direttamente dal loro posto di lavoro e deportati. Giovanni Battisti fu uno di loro, arrestato nel marzo del 1944 e successivamente deportato nel campo di concentramento di Mauthausen. Morì dopo due mesi di prigionia.

La cerimonia di installazione della pietra d’inciampo dedicata a Giovanni Battisti è stata preceduta da altre nove pose commemorative: in via Giulio Bizzozero 24, ricorda Antonio Lazzarin; in via Giuseppe Baretti 31 per una posa doppia, dedicata a Ida Moresco e Umberto Valabrega; in via Santa Teresa 28, in ricordo dei coniugi Donato Colombo ed Emma Ottolenghi, arrestati nella loro abitazione di San Remo durante una retata delle SS nella notte tra il 25 e il 26 novembre 1943, che furono deportati ad Auschwitz e non fecero più ritorno; in via Garibaldi 31, dove abitavano Arturo e Lucia Beltrando, due fratelli di Demonte, in provincia di Cuneo, il primo era un partigiano, entrambi arrestati e deportati; in via del Carmine 24, nei pressi del Polo del ‘900, la pietra d’inciampo è dedicata a Noè Clerino; in via Beinasco 9, la pietra d’inciampo testimonia il sacrificio di Giuseppe Ghiotti, un agricoltore antifascista assassinato dai nazifascisti durante i giorni della Liberazione.

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