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Un esempio di tenacia della sinistra di estrazione operaia

Aggiornamento: 4 ore fa

Ricordo di Giancarlo Quagliotti

di Lorenzo Gianotti



La mia conoscenza di Giancarlo Quagliotti risale agli inizi degli anni Sessanta del secolo scorso. Ero segretario dei giovani comunisti di Torino e lo incontrai in una riunione domenicale ad Ivrea. Allora era un giovane operaio dell’Olivetti.

In quel periodo il clima sociale  era molto differente tra Torino e Ivrea. Alla Fiat la politica di Vittorio Valletta aveva ristretto la libertà sindacale negli stabilimenti con massicci licenziamenti di lavoratori iscritti alla Cgil e al Pci, mentre all’Olivetti con la conduzione di Adriano vi era un’atmosfera di vivida competizione in cui si mescolavano convinzioni politiche e questioni culturali e tecnologiche. Mi ricordo che una volta mi permisero di entrare in un reparto, durante l’orario lavorativo, per parlare ad un compagno, cosa inimmaginabile alla Fiat.

Di lì ad un po’ anche Giancarlo scelse di fare il militante politico a tempo pieno: nel luglio 1962 mi sostituì tra i giovani comunisti torinesi e poi vi furono due decenni di attività comuni nel Pci subalpino: la ripresa del movimento sindacale, il Sessantotto, le trame nere e le brigate rosse.

Ma la data che suscitò maggiore entusiasmo arrivò nel giugno 1975: il successo della sinistra nella città di Torino e l’elezione di Diego Novelli a sindaco. Giancarlo ebbe un ruolo importante nell’attività politico-amministrativa, poiché fu a lungo capogruppo Pci in consiglio comunale, pur tra traversie.

Negli anni Novanta ha aderito alle formazioni politiche che sono succedute al Pci, confermando il suo deciso impegno. È uno dei testimoni della tenacia della sinistra di estrazione operaia.

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